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Tokyo Gore Police

tokyogoreNel precedente post ho usato “Tokio Zombie” ad esempio di una delle due derive fondamentali prese dal cinema giapponese: quella del tono da commedia surreale e violenta, resa lieve dal non-sense e dallo humour.

Un esempio clamoroso della seconda deriva, diventato film di culto nell’arco di pochi mesi e prossimo ad istituire un nuovo franchising, è “Tokyo gore police” che, seguendo le orme di “Machine girl”, è ad oggi uno dei film più esagerati, malati e violenti visti negli ultimi tempi, ed inevitabilmente per questo ridicolo, inutilmente tronfio, ipocrita nel suo voler essere provocatorio e opera di denuncia nel momento in cui preme il pedale sul gore estremo dietro l’apparente volontà di mostrare i mali della società giapponese, tanto genialoide in alcune intuizioni, quanto insoddisfacente per un’ispirazione multireferenziale che non ha nulla di originale, che ruba con mano lesta e sfacciata non solo dal background cinematografico giapponese, ma anche da quello occidentale, che mescola il tutto con fumetti e videogiochi fin troppo recenti per non cogliere le citazioni, partorendo così un vero e proprio tritacarne, metaforico e non.

L’ipocrisa diviene poi scoperta di fronte all’annuncio di un sequel con la scritta “More gore soon!”.

Ecco, “Tokyo Gore Police”, pur diretto dal production designer di “Suicide Club”, opera stratificata, di rara complessità e realmente shoccante, è solo un concentrato senza limiti di macelleria irreale al cui confronto “Ichi the killer” sembra una commedia italiana anni ’80, se non fosse che Miike ha talento e stile.

Se cercate un modello che sarà imitatissimo per la nuova generazione degli splatter, e siete stanchi di rivedere per l’ennesima volta “Brain dead” di Peter Jackson, questo film vi mostrerà una quantità di budella, deformazioni, torture e sangue che per almeno i sei mesi successivi diventerete dei Vegan convinti.

Tokyo è governata da una polizia privatizzata e ultraviolenta minacciata dall’avvento di una nuova generazione di assassini, gli Ingegneri, umani mutanti che hanno incorporato  il DNA dei più famosi serial killer e in grado di sostituire gli arti mutilati con armi organiche e inorganiche.

Ruka, moderna samurai, è specializzata nella caccia agli Ingegneri, ma la scoperta di un drammatico legame con il primo di essi la convincerà a prendere parte a una vera e propria rivoluzione contro la polizia che si trasformerà in un massacro.

Il problema principale del film è che esiste una concreta differenza tra il pensare di essere cinici e provocatori e l’esserlo davvero.

Durante la visione la voglia di ridere è frequente, ma non certo per i pseudo-messaggi contro il fascismo del governo o l’ambizione di evidenziare le nevrosi dei giovani giapponesi (lo spot promozionale per un cutter che procuri tagli fashion).

In un film che punta a ingigantire il suo impatto tramite il gore ed un concept visivo da live-action anime, fondamentali sarebbero gli effetti speciali di make-up (assolutamente pacchiani e indegni) e una capacità di costruzione delle immagini che vada oltre l’impostare inquadrature sghembe.

Di conseguenza “Tokyo Gore Police” diventa carnefice di se stesso, scadendo nel comico involontario, nel provocare disgusto non tanto per quel che si vede, ma per come è realizzato, con protesi e silicone che risultavano superate persino ai tempi del citatissimo “Videodrome” di Cronenberg, che risale ormai al 1983!

Pur nel tentativo di fornire al film una sottotrama drammatica e politica (l’unica parte che riesca a risvegliare i lobi frontali, a non solleticare solo il piloro e dove si respiri un minimo lavoro di sceneggiatura), si è soverchiati da ettolitri di sangue (gli schizzi sono tanti e tali che spesso sporcano completamente lo schermo fino a rendere la scena inintellegibile) e da azioni sadiche, pornografiche e gratuite.

Gli aggettivi non hanno connotazione moralista, ma lo scollamento tra rappresentazione del dolore e percezione dello stesso è tale che l’effetto ottenuto è quello della risata isterica, del vomito o di un piacere di natura prettamente psicopatologica.

Qualora cerchiate una delle tre cose o tutte e tre insieme “Tokyo Gore Police” vi farà impazzire.

L’elenco delle fantasie di morte messe in scena è tale che godersi il film vale la pena solo per scoprire quale sarà il limite superato nella scena successiva.

Arti mozzati in ogni modo, sbudellamenti e seghe elettriche conficcate in ogni parte del corpo, seni cuciti, giganti membri maschili che sparano, gambe mozzate che si trasformanto in fauci da alligatore, dissanguamenti e torture variamente assortiti, impianti cyber dislocati un po’ ovunque, cumuli di cadaveri, manifestazioni di rivoltosi soffocate al fil di spada e mitragliatori, teste esplose, e in una clamorosa citazione dal videogioco “The suffering” persino una mutante dal volto fasciato di latex e cavi che salta sulle pareti grazie a lame impiantate al posto delle gambe e delle braccia precedentemente asportate (lame che poi saranno sostituite da fucili, come in “Planet Terror” di Rodriguez).

La lista, in ogni caso, non rende minimamente l’idea di ciò cui si assiste.

Unica scena, tanto delirante, quanto riuscita, che salvo in questo pasticcio è quella in cui si vede una divertita famigliola che usando una spada collegata al sistema Wii sbudella e sgozza il malcapitato appeso per le mani in quello che sembra tutto tranne che un videogioco.

Se non fosse che Cronenberg, nel già nominato “Videodrome”, aveva allestito una sequenza analoga in cui il protagonista, dopo aver indossato un casco per la realtà virtuale, frustava la moglie masochista che appariva sullo schermo della televisione.

Forse se avete 12 anni, e siete giapponesi, vi sembrerà tutto molto originale e affascinante e la gonnella da studentessa di Ruka solleticherà le vostre voglie.

Se avete 20 anni di più, e siete cresciuti a pane e deformografie occidentali, vi apparirà tutto avvilente.

10 commenti su “Tokyo Gore Police

  1. pestekkorna
    29/03/2009

    sono approdato per caso sul tuo blog (grazie ad una ricerca su internet) e ne sono contento!

    Ho letto le tue recensioni e mi trovo quasi sempre d’accordo.
    Tra l’altro nei tuoi ultimi post hai recensito spesso film che volevo guardare (tokyo gore police et tokyo zombies per esempio).

    Complimenti e a presto!

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  2. Lenny Nero
    29/03/2009

    @pestekkorna:

    grazie!
    Mi spiace che i due film in questione non mi abbiano particolarmente convinto e magari dissuado qualcuno dal vederli.
    Se per caso avessi un’opinione contraria fammi pure sapere.
    A recensirli ammetto che ho avuto particolari difficoltà. Anni fa mi sentivo assolutamente in linea con un certo sentire giapponese; ora mi trovo completamente dissonante.
    Bellissimo il tuo avatar.😉

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  3. pestekkorna
    29/03/2009

    Grazie per l’avatar😉

    I due film di cui parliamo non li ho ancora visti pero non sei il primo a parlarne “male”.

    E’ vero che negli ultimi tempi la produzione giapponese nel tentativo di stupire, provocare a tutti i costi sfiora il ridicolo proprio perché fa troppo. Ho avuto questa sensazione guardando suicide club e credo che tokyo gore police resti nella stessa linea, se non peggio.

    Haze mi ha veramente lasciato di sasso (in senso positivo) per l’intensità ed ora, seguendo un tuo consiglio, cerco di procurarmi kairo (e dead set, ma li non siamo piu in giappone).

    Ti rinnovo i complimenti per il tuo blog!

    Saluti dalla Francia!

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  4. Lenny Nero
    29/03/2009

    @pestekkorna:
    Beato te che sei in Francia!
    Suicide Club è su un altro livello. La provocazione esagerata c’è ed è pesantissima, ma si salva per la complessità della sceneggiatura, la qualità visiva, il “rispetto” per ciò che si rappresenta, la sincera volontà di denuncia e il finale lirico che mi ha tanto ricordato quello originale di Neon Genesis Evangelion.
    TGP è solo bassa macelleria. Tokyo Zombie tanto ben diretto, quanto oltremodo noioso e inutile.
    Kairo è un capolavoro, ipnotico come tutti i lavori di Kurosawa (non Akira, quello è soporifero!).
    Dead Set è grandguinol satirico e se ti è piaciuto “28 giorni dopo” non potrà che entusiasmarti!

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  5. pestekkorna
    29/03/2009

    Ho visto taaanti film horror (ho 33 anni) e devo dire che pochi mi hanno entusiasmato come 28 giorni dopo e 28 settimane dopo (ho persino comprato i dvd ;)).

    Ho trovato veramente ben fatto anche [REC] mentre dopo aver visto Cloverfield ho avuto voglia di picchiare JJ Abrams😀

    Se non sono indiscreto, tu di dove sei?

    Se ti va puoi rispondermi anche via mail🙂

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  6. Lenny Nero
    30/03/2009

    @pestekkorna:

    sono di un’orrida città del nord che si affaccia su un mare mefitico e produce cardinali a raffica!

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  7. pestekkorna
    30/03/2009

    mmm… sembra la settimana enigmistica in versione dark😉

    Genova?

    Anche se leggendo mare mefitico ho subito pensato all’Adriatico😀

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  8. Lenny Nero
    03/04/2009

    @pestekkorna: ahimè, sì…per fortuna il weekend lo trascorro sempre nella mia amata Torino dal mio amato.😉

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  9. Ciao, avevo visto sta porcata al FutureFilmFestival qua a Bologna, e sono assolutamente d’accordo con la tua recensione.

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  10. happy_becchino
    08/03/2010

    mi fido della recenzione di lennynero, ma voglio vederlo lo stesso, qualcuno sà se è stato tradotto in italiano? o sottotitolato …

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Questa voce è stata pubblicata il 29/03/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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