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Peace is for pussies

13 beloved

13Risale al 2006 questo film thailandese che piano piano si è fatto strada nei cinema di tutto il mondo, vincendo premi a diversi festival e disponibile in dvd per la Dimension Extreme con il titolo “13 games of death”, in attesa di vederne il remake ad opera della mefitica Weinstein Compain.

E’ un film da recuperare che, nonostante alcune ingenuità e qualche buco di sceneggiatura (compensato da un ritmo da bomba ad orologeria), riesce ad essere sia un ottimo thriller psicologico sia un horror con una forte venatura di critica sociale, un surreale viaggio nel rapido declino morale di una persona disperata, un’analisi spietata del voyeurismo dei reality show e del potere di corruzione dei soldi che dai toni di una dark commedy evolve verso il dramma esistenziale.

Chi cerca momenti shock e disgustosi ne sarà pienamente soddisfatto (almeno una sequenza di pasoliniana memoria è assolutamente inguardabile e il pesante humour nero infastidirà molti), ma il turbamento arrecato allo spettatore è prima di tutto morale.

Chit è un giovane commerciale che nell’arco di poche ore vede crollare a pezzi la sua vita; come se non bastasse il fallimento della sua relazione sentimentale, viene indotto brutalmente al licenziamento e vessato dai creditori.

I suoi sogni si frantumano rapidamente, ma la telefonata del misterioso organizzatore di un gioco a premi gli offre una via d’uscita.

Se Chit sarà disposto a sottoporsi a 13 prove, sempre più difficili e con un montepremi vertiginosamente sempre più alto, diverrà incredibilmente ricco.

Se rinuncerà ad uno solo dei test perderà definitivamente tutto.

Dove si nasconde l’inganno dato che l’oscuro organizzatore del gioco sembra riuscire a spiare Chit ovunque, conosce della sua vita ogni dettaglio, è in grado di manipolare sistemi informatici e in più ha al suo servizio la polizia di un intero paese per garantire la sopravvivenza di quello che si rivela essere un gioco visto da spettatori che pagano profumatamente?

“13 beloved” non è una visione banale e si assume molti rischi nel suo essere schizofrenico e contraddittorio.

Le prime prove sembrano uno scherzo di pessimo gusto, dal sapore grottesco ed esagerato, una vera e propria burla.

Inoltre alcuni imprevisti (che sembrano però scritti in un canovaccio iniziale, come quando nei reality show si crea il contesto ideale per generare scontri o incontri) rendono le fatiche di Chit ingarbugliate, sopra le righe, spesso persino divertenti.

Nessuna prova è mai uguale all’altra, la tensione è in un continuo crescendo, si viene sempre sorpresi dall’inventiva delle situazioni e dal modo in cui gli sceneggiatori, per evitare la ripetitività, complicano la trama con l’azione parallela di una collega di Chit che ha scoperto l’esistenza dell’organizzazione “13” (ma a sua insaputa, non sarà casuale) e con le ambigue indagini della polizia, corrotta fino all’ultimo poliziotto.

Quando Chit dovrà recuperare in 10 minuti il cadavere di un anziano annegato in un pozzo, per poi avvisare e far sentire in colpa i parenti, si raggiungerà l’apice dello slapstick macabro, con dettagli raccapriccianti e comici insieme che non vogliono (per una volta!) smorzare la forza degli eventi, ma rappresentarli nel modo più cinico possibile.

In seguito si scivolerà nella violenza e nell’orrore, in un body-count che sale esponenzialmente fino ad una prova finale che risolve l’enigma e sconvolge per quanto l’esito sia amaro e disarmante, costruito in modo magistrale per amplificarne l’impatto e lasciarci a bocca aperta.

I pregi principali di “13 beloved” sono quelli di regalare continue sorprese, di procedere in modo adrenalinico, di coniugare in modo lucido e originale autorialità ed intrattenimento.

I difetti consistono nella didascalicità del finale, anche se non risulta eccessiva, è risolta soprattutto su un piano visivo (grazie a flashback piuttosto duri e montati come un’allucinazione rivelatoria che contrastano con lo spirito quasi goliardico della prima parte) e le spiegazioni dell’organizzatore del gioco (l’ennesimo colpo di scena) si limitano a poche, ma limpide frasi che mettono a nudo i lati più oscuri dell’animo umano, la sua fragilità morale in un mondo che non garantisce più alcun futuro ai poveri, che diventano marionette per ricchi che hanno letto poco e male le teorie sull’Ubermensch.

Una commedia nera che inganna sulle sue finalità ludiche per lasciarvi il rimorso di esservi divertiti con un abisso di disperazione e sangue in cui sembrano essere precipitati non solo i singoli individui, ma un’intera società.

“L’abbiamo ucciso insieme”.

Un commento su “13 beloved

  1. Simo
    29/03/2010

    ……CIAO Lenny,

    film recuperato e visto, come molti altri su tuo consiglio.
    “13 beloved” una satira del sistema mediatico e un analisi dei pazzeschi meccanismi, perlopiù economici, che bilanciano la nostra vita…. .
    Una black-commedy con un ritmo allucinante, sempre in equilibrio tra horror e commedia. Mette in luce i lati più oscuri e segreti dell essenza umana e quanto siamo deboli e vunelnerabili …..
    Una delle domande – Cosa farei se mi offrissero improvvisamente 100 miliono di Baht in un periodo nero e squattrinato ??………….

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Questa voce è stata pubblicata il 03/04/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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