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Peace is for pussies

Bug

bugAgnes è una donna sola, vessata da un ex-marito violento, tormentata dal rimorso per la scomparsa del proprio bambino per una sua disattenzione, dedita all’alcool e alle droghe.

In questo quadro di desolazione s’inserisce Peter, un sedicente reduce della Guerra del Golfo che usa la sua sensibilità per far breccia nella vita della donna, che sottovaluta l’ossessione del ragazzo per le cospirazioni.

Quando Peter si convince che l’appartamento di Agnes sia infestato di afidi, che gli sarebbero stati iniettati nel corso di esperimenti medici, Agnes si fa trascinare in una spirale senza ritorno di autodistruzione in cui tutta la sua disperazione compressa esplode.

William Friedkin rimarrà per sempre nelle nostra memoria come il regista de “L’esorcista”, anche perché la sua filmografia, poco inquadrabile, personale, controversa (“Cruising”), non ci ha regalato altri film che abbiano fatto epoca con tale forza (a torto o a ragione, dato che pur essendo modello di riferimento per ogni film a base di possessioni demoniache, non ho mai avuto bisogno della versione di Leslie Nielsen per vomitare dalle risate: mi è sempre stato sufficiente ascoltare Linda Blair proferire quelle meravigliose e comiche oscenità).

Arrivato ad un età in cui un artista può decidere se scomparire dignitosamente o diventare la caricatura di se stesso, dirige “Bug”, un film sorprendente, quanto mai anticommerciale, sorretto da un cast coraggioso ed ispirato, da un testo teatrale isterico e di greve ironia (ad opera di Tracy Letts) e da un concept artistico a metà tra teatro moderno e le sperimentazioni low-budget di un neolaureato di qualche istituto artistico che con arroganza ed energia ci vuole stupire e provocare.

Finalmente, dopo due anni, è destinato alla pubblicazione in DVD anche in Italia.

Friedkin, con uno di quegli atti che solo un vecchio cineasta può compiere con tale rabbia, al fine di reinventare se stesso e trovare nuova linfa, in una sorta di suicidio e rinascita artistica, è riuscito a mettere su schermo un ibrido cinema-teatro non convenzionale che diventa di diritto un cult immediato sulle ossessioni paranoiche dell’uomo moderno, sulle teorie della cospirazione, sulla follia strisciante che le sottende e a cui sono più soggette le persone che hanno perso ormai ogni controllo sulla propria vita o che preferiscono attribuire ad agenti esterni la colpa dei propri fallimenti, tramite teorie fantasiose.

Meravigliosa disamina dei percorsi internamente logici della paranoia, che riesce a collegare eventi tra loro slegati in un grande quadro complottistico, conducendo alla completa perdita di senso della realtà, “Bug” risulta, magistralmente, un film dissociato come i propri protagonisti: da una parte atterrisce e colpisce duramente per le punte estreme dei gesti involontariamente masochistici di Peter e Agnes, dall’altra si palesa un sottotesto ferocemente satirico che porta lo spettatore a ridere sconvolto, alla derisione della coppia nei momenti di massima autobrutalizzazione o autocelebrazione enfatica per aver compreso ogni pezzo del grande piano fantascientifico ordito a loro danno (il monologo di Ashley Judd in cui comprende il suo ruolo cardine nella congiura dietro alla diffusione degli afidi è un piccolo capolavoro di finezza psicologica e di costruzione narrativa, per non parlare della miseria umana e fisica cui l’attrice ha osato ridursi, in una performance da vera antidiva e vera attrice, per una volta).

Il film è schizofrenico persino nella sua struttura.

La prima parte, scarna, introduttiva, inframezzata da anticipazioni subliminali grazie ad un montaggio calibratamente nevrotico, si contrappone al folle cambio di scena della seconda: gli ambienti sono completamente rivestiti di carta stagnola, al soffitto sono appesi zampironi che gettano ovunque una fredda luce blu e solo il sangue, il fuoco o i fari di immaginari elicotteri romperanno quel guscio di disinfettata follia e di solitudine lacerante.

Friedkin evita la statisticità dovuta all’unità di luogo facendo muovere gli attori come animali in gabbia o pazzi dietro le sbarre di un manicomio; scuote lo schermo nel corso di una supposta retata militare o spezza il ritmo con improvvisi atti di violenza.

Venduto come uno sci-fi movie, “Bug” è un horror psicologico ed esistenziale, non punta sullo shock di bassa macelleria deludendo chi si aspetta pelle lacerata da scarafaggi sotto pelle o altre amenità, ma nei pochi momenti di efferatezza la mano del maestro si nota e la sequenza in cui Peter si strappa i denti con una pinza vi rimarrà (s)piacevolmente in testa.

Nel complesso si tratta di uno spettacolo intelligente, che richiede attenzione, verbosissimo, ma che non si appiattisce sulla derivazione teatrale, e che farebbe sperare nella nascita di un nuovo talento registico, se non fosse che Friedkin pare abbia bevuto un acido di eterna giovinezza.

 

Segnalo anche la recensione di Elvezio Sciallis.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                     

8 commenti su “Bug

  1. Niccolo'
    14/04/2009

    Lenny, come puoi dire che “Friedkin non ci ha lasciato oltre all’Esorcista bla bla etc etc”? Dio zampirone, e “Il braccio violento della legge” di chi è, della Comencini?🙂

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  2. Lenny Nero
    14/04/2009

    @Niccolò:

    hai ragione, film famoso anche perchè e perchè e perchè…

    ma ora tu fai un sondaggio in giro e chiedi quanti non solo lo conoscono, ma lo hanno anche visto…;)

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  3. Niccolo'
    14/04/2009

    Questo è vero. Però io conosco quasi tutte persone che l’Esorcista lo conoscono di fama ma si rifiutano di vederlo perché quando sentono la musica di Oldfield e vedono le scale nella pubblicità gli piglia la sciolta e vista la fama col cazzo che lo guardano poi si spaventano etc etc. Giuro: di persone che l’hanno guardato ne conoscerò, boh, quattro?

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  4. Lenny Nero
    14/04/2009

    @Niccolò:

    questo accade perchè non smetti di frequentare tutto quel gruppo di amici di CL.
    “L’esorcista” fu un grande successo, pure qui da noi al tempo della sua ridistribuzione in versione integrale.
    Io non conosco nessuno che non l’abbia visto!
    Ma sono l’unico che lo vide da bambino e si rotolò per terra dalle risate?
    Al culmine topico di “Vecchio pompinaro stupratore di tua madre”, pronunciato con quella voce ridicola, dovetti fermare la videocassetta perchè avevo la vista annebbiata dalle lacrime…

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  5. Niccolo'
    14/04/2009

    Io non mi ricordo bene quando lo vidi, so bene che fu un successo. Ma si vede che i miei amici sono ex ciellini, malidetti loro (detto in camaiorese peso)!

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  6. Onan
    15/04/2009

    È un regista che mi piace molto: Jade, Regole d’onore e The Hunted sono dei bei film.

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  7. Artista in Crisi
    20/04/2009

    Questo film sembra interessante… mi arrogo il diritto di tornare sul tuo blog e darti una opinione😀

    Francesco E.

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  8. Lenny Nero
    20/04/2009

    @artistaincrisi: attendo un feedback allora.😉

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Questa voce è stata pubblicata il 13/04/2009 da in Flussi di incoscienza.

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