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Peace is for pussies

Mum & Dad

mum-dadLena si allontana dalla sua famiglia,  che non appoggia le sue ambizioni di studentessa,  e preferisce una vita povera ed indipendente come inserviente delle pulizie presso l’aeroporto di Heathrow.

Ad Heathrow la vita di chiunque è scandita dai passaggi degli aerei, compresa quella dell’estroversa collega di Lena, Birdie, e dell’autistico fratello di quest’ultima, Elbie.

Con un piccolo stratagemma Birdie ed Elbie portano Lena a casa loro.

La porta si chiude e un ago ipodermico viene piantato nella gola della ragazza.

Al risveglio la realtà dietro la facciata di una umile casa di lavoratori si presenta come l’inferno.

Lena si scopre priva di voce, la madre di famiglia la considera il suo angelo, il consorte sta massacrando a martellate l’ultima di una lunga serie di vittime e Birdie ed Elbie la invidiano perchè ad essa spetteranno alcune particolari attenzioni.

E l’ambiente fatiscente, le catene, gli strumenti di tortura e le cicatrici a tela di ragno sulla schiena di Elbie lasciano presagire un destino terrificante.

Uscito a fine del 2008 nel Regno Unito, diretto in due settimane con un budget misero, probabilmente ispirato alle vicende dei coniugi West (turpe storia processuale di stupri, incesti ed omicidi), “Mum & Dad” è uno shocker diretto con stile ed idee, che riesce a superare la prevedibilità di un torture porn grazie ad una ferocia, persino nei dialoghi, tipicamente anglosassone.

E’ un’opera per cui il termine estremo non sarebbe superfluo, ricercatamente disgustosa e sadica, che non scade nel facile e bieco voyeurismo, ma si concede ogni possibile colpo basso piazzando sullo schermo una collezione di turpitudini talmente disgustose e ciniche che si prova la sensazione di una doccia gelata fatta di sangue e interiora.

L’incessante sequenza di afflizioni psicologiche e fisiche, scandita dai rombi dei motori, in un’atmosfera ballardiana in cui la musica è abolita per far posto a un continuo sottofondo sonoro di distorsioni e rumori spettrali, è ipnotica, devastante, talmente realistica da turbare non solo per l’impatto visivo, ma per il contrasto tra l’eleganza dell’immagine (montaggio e inquadrature sono degne di una video-installazione di un genio psicopatico) e la sfrenatezza oltraggiosa di ciò che viene rappresentato.

Se il riferimento archetipico è sempre “Non aprite quella porta” (l’immancabile cena è sostituita da una colazione mentre le immagini di un film porno scorrono sul televisore ed Elbie sparge goffamente per terra il sangue dei brandelli delle vittime) non ce ne si allontana compiendo solo un’operazione estetica (“Frontières”), ma reinventandosi completamente ambientazione e dinamiche psicologiche interne, in cui per altro sono le donne che giocano un ruolo fondamentale, partecipe, ispirato, ma non succube del padre-padrone.

Prodotto tipicamente inglese, schietto e crudo fino alla nausea, non cerca un’interpretazione dei fatti, ma la loro rappresentazione; non ambisce all’esistenzialismo o all’ergere il dolore a metafora di sottomissione e liberazione al tempo stesso (“Martyrs”), ma alla parodia grottesca ed esagerata della famiglia, in un incrocio esplosivo tra “La casa nera” di Wes Craven e il piacere morboso del sadismo di “Hellraiser”.

Prima di avvicinarsi ad un film simile è bene essere consapevoli che l’esordiente Steven Sheil non si è posto alcun limite.

Penso che la sequenza in cui il pater familias si masturba osservato da tutta la corte dei miracoli con un pezzo di carne umana,  che poi gocciolerà del suo sperma, sia emblematica di una precisa volontà di non autocensurarsi e osare là dove ben pochi hanno osato.

E il culmine lo si raggiungerà durante una fallace festa natalizia in cui non solo tutta la sacra famiglia è riunita (compresa la figlia ritardata per l”asfissia neonatale causata dal cordone ombelicale, prima che venisse strappato a morsi dal padre mentre veniva partorita sul tappeto del salotto), ma uno straziato sostituto di Gesù crocifisso, martoriato e sventrato addobberà le pareti di un piccolo Averno all’interno del più grande Averno della periferia cittadina e dell’animo umano.

Per altri dettagli vi rimando anche alla recensione di Elvezio Sciallis.

<Well, let me tell you something. She’s my flesh and blood.  She was born right here on that carpet. I had to pull her out myself. Purple she was. Cord wrapped round her neck. I had to bite through it. It was the first taste I ever had of her! All the piss and shit and stink of her mother. Just like a little doll she was. Could’ve put her in a picture frame. My little darling. I thought she were gonna stay that way for ever. Now look at her…but she’s still my flesh and blood. Whereas you…You’re nothing. You’re not even human. You’re just…a pet! We’ve got a saying in this family…a pet’s not for life…just for Christmas!>

Un commento su “Mum & Dad

  1. SIMO
    28/05/2010

    FAVOLOSO…
    Finalmente un tour de force di incesti, torture e morbose deviazioni psicopatologiche… tutto condito con le peggio perversioni. Folgorante l assenza di colonna sonora, tranne che i freddi ronzii di luce al neon o il continuo rombo degli aereoplani… Stupendamente schietto e crudo, tipicamente inglese …. GOOD GIRL…GOOD GIRL….

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Questa voce è stata pubblicata il 14/05/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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