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Angeli e demoni

angeli-e-demoniPer tentare di valutare in modo obiettivo “Angeli e demoni” bisogna tralasciare quel surplus di controversie che l’ha circondato, anche se in tono minore rispetto al presunto scandalo de “Il codice Da Vinci” (siamo diventati tutti atei? Purtroppo no.)

Soprassediamo, quindi, su ogni polemica a proposito delle liceità narrative di Dan Brown, che hanno stravolto persino l’architettura di Roma, la biografia di artisti o la fisica moderna.

Sul suo valore prossimo a meno infinito come scrittore (è un pedestre compilatore che ha solo intrecciato le pagine di tutta la fronda di rimasterizzatori della storia secondo le regole del complottismo new-age).

Sul vittimismo esasperato e pretestuoso della chiesa cattolica, società per affari da duemila anni a questa parte che non risulta essere l’istituzione religiosa più screditata dell’ultimo secolo solo a causa di un libercolo.

Quando assistiamo ad un blockbuster americano porsi domande sulla sua plausibilità è inutile; l’unico, piccolo, desiderio è divertirsi.

“Angeli e demoni” è il corrispettivo speculare di un libro di Dan Brown.

Ergo, il solitario dato positivo che si può segnalare della nuova paccottiglia diretta da Ron Howard è che intrattiene senza un attimo di sosta, grazie al fatto che son state limate esagerazioni e prosciugata la trama, tagliati spunti infantilmente provocatori (come se non fossero noti nella storia pontefici con prole) e ridotte le verbose spiegazioni che appesantivano il predecessore, costruendo, così, un perfetto canovaccio per un action-movie in cui non c’è più alcuna rivelazione catastrofica, ma una classica corsa contro il tempo che, specie sotto lobotomia transitoria, incuriosisce e si lascia vedere.

Se vi accontentate di tutto questo, “Angeli e demoni” è ideale per trascorrere due ore senza impegno e quindi rimuoverlo dalla mente i due minuti successivi.

D’altra parte il livello artistico già mediocre de “Il codice Da Vinci” viene sacrificato in nome del ritmo, collassando ad una qualità che attualmente verrebbe considerata infima per una qualunque serie televisiva.

Non si ravvisa un solo elemento che sia di valore.

Il cast è variamente mal assortito, con l’eccezione di qualche comprimario e di Tom Hanks, che non ha nulla a che fare col professor Langdon dei libri, ma almeno ogni volta che lo vedo mi ricorda “Bachelor party” e mi fa sorridere (qualcuno è mai riuscito a prenderlo sul serio?).

Il meno credibile in assoluto è Ewan McGregor, uno degli attori più sopravvalutati della storia del cinema: mai in parte, superficiale o sopra le righe, costantentemente poco convinto e convincente, sempre uguale a se stesso.

Avrebbe dovuto già da tempo farsi ispirare dai commenti del padre, che gli aveva fatto i complimenti solo per le le generosi doti esibite ne “I racconti nel cuscino”.

La fotografia è sempre troppo solarizzata, troppo sovra o sottoesposta, mai calibrata; ma tutta la pellicola sembra girata in modo dozzinale.

Poche le inquadrature decenti o di ampio respiro, poche le sequenze appena salvabili (il rogo di uno dei 4 cardinali prescelti) e moltissime quelle che persino Ed Wood avrebbe rigirato e, soprattutto, rimontato.

Le tanto decantate ricostruzioni digitali di Roma (dopo i divieti ricevuti per le riprese in loco) sono approssimative, annullano ogni realismo e creano un fastidioso senso di fasullo fotomontaggio, con texture a bassa risoluzione montate presumibilmente con Quicktime VR.

Il tema dello scontro scienza e fede viene rimarcato persino da una manifestazione a favore delle cellule staminali in piazza San Pietro che sfocia in una rissa (evenienza fantascientifica più dell’immagazzinamento di antimateria), comunque il messaggio finale è apparentemente conciliatorio.

Lanciare il messaggio che dopo duemila anni cattolicesimo e scienza possano trovare punti di incontro è servito a Ron Howard per smorzare l’impatto laicista del testo, ma intanto non ci crede nessuno.

Di fatto battute contro il clero non mancano e alla fine il Vaticano appare diviso tra vecchi burocrati che insabbiano od organizzano omicidi e preti fanatici a cui in seminario devono aver sodomizzato anche il cervello.

Nonostante ciò, quelli che si aspettavano un altro pamphlet anticattolico paiono essere rimasti delusi.

Pensare di minare il cattolicesimo usando come mezzo fandonie storico-artistiche è di un’ingenuità fastidiosa, che presta il fianco ai corvi d’Oltretevere per proseguire la loro politica del “piangi e fotti”.

Se queste sono le armi migliori a disposizioni dei laici, non ci resta davvero che attendere che il CERN (ridotto a Centro Elettroauti per la Ricerca del Nulla) si dia una mossa.

P.S.

E’ un peccato che si lasci tanto spazio alle invenzioni sul Bernini e non si spieghi decentemente né che cosa sia l’antimateria né cosa sia il Bosone di Higgs, reso famoso con l’etichetta di Particella di Dio, che induce a travisarne il significato e permette a Dan Brown di cucirci intorno una storia.

In realtà gli scienziati dovettero autocensurarsi per riuscire a pubblicare i loro articoli: poiché solo ipotizzato e non ancora rilevato, l’avevano denominato, ironicamente, in un altro modo:  The Goddamn particle.

Un commento su “Angeli e demoni

  1. Angelo
    26/05/2009

    cercavo una recensione che spiegasse ad amici cosa penso del film e che non mi rendesse il solo ipercritico nei suoi riguardi.
    L’ho trovataaaaaaaa!!!
    Grandioso!!!

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Questa voce è stata pubblicata il 17/05/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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