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Peace is for pussies

Damages

DamagesPer quale motivo consigliare l’ennesima serie televisiva che spettacolarizza tutti i peggiori lati dell’animo umano, mestando nel torbido e nel morboso all’interno di una cornice da legal-thriller?

Perché “Damages” è divertente, truffaldino, appassionante e ci regala uno dei personaggi più machiavellici e abietti che si siano mai visti, interpretato da una Glenn Close (premiata col Golden Globe) che potremmo definire in stato di grazia, se non fosse che l’avvocato Patty Hewes è la persona più maledettamente cinica e senza scrupoli che si possa immaginare.

“Damages” non è un altro che una serie che si pone a cavallo tra il giallo e il noir, non si tratta di un prodotto innovativo e visivamente è costruita secondo i canoni più biechi delle riprese digitali, puntando tutto solo ed esclusivamente sul ritmo mozzafiato e il montaggio alternato tra i tre piani temporali.

Eppure funziona in modo incredibile.

Da quando vedrete la giovane avvocatessa Ellen Parsons fuggire seminuda e coperta di sangue per le strade di Boston, per poi essere accusata dell’omicidio del proprio fidanzato, e sentirete Patty pronunciare le sue prime battute, questo groviglio sorprendente di intrighi e complotti letali vi terrà incollati allo schermo, mentre supplicherete per nuove rivelazioni.

Sebbene gli ingredienti di questo feuilleton siano imprenditori senza scrupoli, metodi mafiosi usati da avvocati e poliziotti,  metodi investigativi illegali, assassini mercenari, corruzione a tutti i livelli e segreti personali, gli sceneggiatori seguono il metodo Cuse-Lindelof e frammentano la narrazione impostandola su una storia principale che inizia dal passato procedendo verso una conclusione che conosciamo solo in parte, affamandoci con flashback che ci confondono le idee sulle reali dinamiche degli eventi e tenendoci per il collo con flashforward che ogni volta ci mostrano un tratto in più della strada che conduce verso il grand-guignol finale (anche se praticamente ad ogni puntata scorre del sangue).

Glaciale come gli occhi della Close, “Damages” non si vergogna di costruire un arzigogolato affresco amorale che lascia lungo il percorso innumerevoli cadaveri e vite distrutte, complice un cast eccellente che ruota intorno alla contrapposizione tra la luciferina Patty e la manipolata e ingenua Ellen, che nel momento in cui accetta di lavorare per l’avvocato Hewes non sa ancora di aver firmato la sua possibile dannazione e la rovina completa della sua esistenza, in un accordo faustiano tutto al femminile.

Ogni puntata è costruita con attenzione certosina e millimetrica nel centellinare le giuste dosi di colpi di scena, dipingendo via via un quadro che più sarà lordo di sangue e bassezze, più vi farà sentire invischiati in una macchinazione di cui non si conosceranno tutti gli ingranaggi fino agli ultimi secondi e di cui la grandiosità, nel male, affascina.

Ed ogni pezzo tornerà al suo posto; non una sbavatura, non un buco di sceneggiatura, non una svista, e coraggiosamente si aprono altri scenari ancora più stimolanti.

Fatevi prendere per mano da quella Medea moderna di Patty Hewes e ad ogni puntata vi fornirà motivo per stupirvi.

E’ impossibile entrare in empatia con tanta malvagità, ma dentro di voi vi compiacerete per tale mancanza di freni inibitori.

Un commento su “Damages

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Questa voce è stata pubblicata il 07/06/2009 da in Flussi di incoscienza con tag .

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