+LoveIsTheDevil+

Peace is for pussies

Fringe

fringe_appleOlivia Dunham è una giovane e avvenente agente del Federal Bureau of Investigation che lavora nella sezione Fringe, creata per indagare su terrificanti incidenti causati dall’uso terroristico della scienza di frontiera.

Esiste (forse) un’organizzazione devota a un testo di guerriglia tecnologica.

Esiste (forse) uno schema.

Esiste (sicuramente?) una multinazionale il cui nome, Massive Dynamics, ricorre sempre durante le investigazioni.

Aiutata da Walter Bishop, genio rinchiuso in una clinica psichiatrica, e dal figlio di Walter, Peter, altrettanto brillante e borderline, l’agente Dunham assisterà ad eventi incredibili costantemente legati alle scoperte d’avanguardia del dottor Bishop e di William Bell (il misterioso fondatore della Massive).

E quando inizierà a comprendere la verità dietro gli accadimenti avrà difficoltà a credere ai propri occhi (e voi con lei).

 Il nuovo Frankenstein televisivo assemblato da J. J. Abrams potrebbe rivelarsi intrigante e intossicante quanto “Lost”.

Se quest’ultimo è uno delle vostre droghe catodiche, e il vostro cervello è ormai assuefatto a ogni possibile assurdità scientifica, a ogni possibile stupro quantistico dei piani spaziali e temporali, “Fringe” potrebbe costituire il valido sostituto per la serie più ciclopica e complicata che sia mai stata realizzata.

Con un’intelligente mossa commerciale, si tenta di far credere agli spettatori di trovarci di fronte ad una versione moderna di “X-files”, persino nella sigla, puntando su un bacino di utenza di cultori nostalgici a cui si da in pasto una manciata di puntate a base di complotti e catastrofi innaturali, splendidamente incorniciate in ambienti hi-tech e ottimi effetti speciali.

E lentamente, come già per la prima serie di “Lost”, “Fringe” mostra la sua anima unica e originale lasciandovi spiazzati con il delinearsi di un quadro narrativo ambizioso, e con infinite possibilità di sviluppo, che trascina lo spettatore in ben altre direzioni.

Se qualcuno ci avesse rivelato le evoluzioni successive di “Lost” quando abbiamo iniziato a seguirlo, non gli avremmo consigliato un test tossicologico?

Eppure ora non accetteremo di morire finchè non sapremo che cosa giace all’ombra della statua.

Con “Fringe” Abrams parte in diesel, ci fa acclimatare, ci consente di familiarizzare con i personaggi, ci entusiasma subito con una confezione superlativa, dalla fotografia al montaggio, e un succedersi frenetico di scene d’azione.

Dopo di che preme il tasto sull’acceleratore e non c’è limite a ciò che si vedrà: trasformazioni mostruose, attentati con tossine che modificano la struttura corporea, enormi parassiti geneticamente modificati, gravidanze ad alta velocità, lettura del cervello dei defunti, arti cibernetici, teletrasporto, la cara e vecchia vasca di deprivazione sensoriale dopo somministrazione di LSD, doppelganger e realtà parallele.

Eppure non è questo conglomerato di follie tipiche di un’apocalisse ad alta tecnologia il vero ingrediente caratteristico della serie, ma l’intreccio narrativo, di cui è peccato rivelare il benché minimo tassello.

Si perderebbe proprio il piacere di farsi avvolgere da una storia che si dipana come una spirale senza fine e che potrebbe mettere a dura prova anche i lostiani di ferro.

Un difetto grave di “Fringe” (ma magari è prematuro essere così perentori) è che se “X-Files” si basava sulla contrapposizione di due forti personalità quali quelle di Mulder e Scully, Olivia, con il suo aspetto da bionda angelicata che si sforza di dimostrare di non essere stupida, non ha il sufficiente carisma per diventare una protagonista davvero appassionante.

Ma sul finire della prima serie capiamo che agli autori di Olivia non importa nulla: è solo una pedina nella loro immensa scacchiera.

A controbilanciare, i personaggi collaterali.

Tra di essi Nina Sharp, mefistofelica cyberdonna emissaria di William Bell, Broyles, l’ambiguo responsabile della sezione Fringe, e soprattutto il dottor Bishop, tormentato, custode di segreti che non ricorda o non vuole svelare, tragico e ironico nello stesso tempo, una figura che deve ancora mostrare tutto il suo potenziale.

La sensazione, dopo il disorientamento iniziale, è che con la prima serie siano state poste basi ampie e solide per sviluppi oltremodo promettenti.

Se non ci mettono sopra le mani degli schizofrenici come Cuse e Lindelof (ai quali ovviamente ergerei un monumento) “Fringe” potrebbe raccontarci una delle epopee sci-fi più affascinanti e mozzafiato degli ultimi anni.

Un commento su “Fringe

  1. agegiofilm
    22/06/2009

    Aspettiamo a definirlo mitico. Il finale è abbastanza sorprendente, qualcosa che solo Abrams si poteva inventare.

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 15/06/2009 da in Flussi di incoscienza con tag , .

Cookies

Informativa breve

Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Proseguendo con la navigazione si presta il consenso al loro utilizzo. Per un maggiore approfondimento: Privacy Policy

My Art Gallery

Follow +LoveIsTheDevil+ on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: