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Peace is for pussies

Coraline

coralineTratta dall’omonimo racconto di Neil Gaiman, la nuova opera di Henry Selick era attesa con ansia.

Sebbene oscurato dall’aura dell’ideatore Tim Burton, il regista di “Nightmare before Christmas” ha milioni di devoti pronti a consacrare “Coraline” come un nuovo capolavoro.

Tuttavia, se Tim Burton da solo è riuscito a cavarsela eccellentemente con “La sposa cadavere”, Selick senza Burton dimostra i suoi limiti, che non sono sicuramente di natura tecnica, ma creativi.

Come era lecito attendersi, “Coraline” è una perfetta mistura di animazione digitale e in stop-motion, imbellettata dal Real 3D, che comunque non sarà la panacea che risolleverà il mercato cinematografico: ad ogni nuova tecnologia prima o poi ci si abitua e se questa si limiterà a strappare qualche urletto superificiale di meraviglia, invece di essere un supporto ben radicato nel film e nella storia, susciterà presto ben poco interesse e non sarà motivazione sufficiente per trascinare la gente in sala.

In “Coraline” il 3D è usato in modo intelligente, non autoreferenziale, annulla completamente il rischio di appiattimento bidimensionale dovuto alle tecnologie di base e conferisce la straniante sensazione che i confini dello schermo siano annullati, ritrovandoci al centro della scena, direttamente accanto ai protagonisti.

Con tutti i prodigi messi al servizio della favola di Gaiman, quindi materiale già pronto per essere metabolizzato, lo sforzo è consistito nel ricostruire il mondo di Coraline, compito perseguito in modo pedissequo e fedele, con poche variazioni sulla trama.

Eppure tutte queste meraviglie da Luna Park, e a fronte di alcune sequenze notevoli, lasciano spesso freddi.Selick non riesce a creare una vera atmosfera di mistero,  è figurativamente prevedibile e sottotono, se non quando segue alla lettera Gaiman, in un continuo passaggio da immaginifico a piatto, e la tensione è assente.

La prima parte è troppo lunga rispetto all’economia generale della storia, mentre la seconda, quella in cui più si sarebbe potuto dar sfogo al proprio estro, è frettolosa, meccanica, mai davvero coinvolgente; la scoperta graduale della minaccia diventa un improvviso dato di fatto e la sfida centrale risolta in pochi minuti.

Il gatto senza nome viene depauperato del suo ruolo e ridotto a deus ex-machina, perdendosi così alcuni dei dialoghi più felici del libro.

Inoltre ogni elemento vagamente horror o potenzialmente pauroso viene edulcorato, se non eliminato, anche se c’è qualche sporadico tocco di humour nero (il cane moribondo a cui la padrona cuce già addosso un vestito da angelo, prima di impagliarlo come i suoi predecessori).

Persino gli effetti sonori e la (pessima) soundtrack sono sottoutilizzati, a discapito dell’effetto ambientale (nonché emotivo), sostenuto solo visivamente.

E in un’operazione simile il dato lascia abbastanza perplessi.

Con questi commenti non voglio affossare “Coraline”, un lavoro comunque importante e prezioso e che regala diverse scene memorabili; ma non aspettatevi sequenze pirotecniche, un immaginario forte e di impatto immediato, una storia davvero appassionante con sfumature dark.

Il tono generale è piuttosto infantile e rassicurante, ma temo che anche i bambini si possano annoiare.

Un commento su “Coraline

  1. Pingback: la porta magica di Coraline « 24 fotogrammi in 4 parole

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Questa voce è stata pubblicata il 21/06/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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