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Peace is for pussies

Uomini che odiano le donne

ucoldLa mia prospettiva è quella di una persona che non ha letto la ormai nota trilogia Millenium, pertanto è unicamente correlata a ciò che ho visto.

Ho chiesto commenti a chi ha letto i romanzi scritti dallo sfortunato Stieg Larsson, ma li tralascio soffermandomi solo sul film.

Ho anche letto opinioni di ogni tipo, spesso, in modo sorprendente, più positive quando espresse dai lettori di “Uomini che odiano le donne”, che dai neofiti incuriositi da un certo hype intorno alla saga di Lisbeth Salander, delusi da una regia televisiva o (le solite anime belle) turbati dalle esplicite scene di violenza.

Obiettivamente Oplev non è il Kubrick svedese e la sua regia si eleva poco al di sopra di quella di un prodotto televisivo; pone però massima attenzione al ritmo e alla direzione degli attori e aiutato da una sceneggiatura compatta (anche troppo lineare) e da interpreti, sia principali sia secondari, davvero ottimi, riesce a coinvolgere per tutta la complessa indagine sulla dinastia dei Vanger, senza mai annoiare, adottando pure qualche felice intuizione visiva.

La trama è ricondotta agli snodi principali dell’indagine, di per sé intrigante, anche se non originalissima, pertanto è quasi impossibile avere cali di attenzione data la sequela incessante di scoperte.

Per fortuna, e doverosamente, viene lasciato ampio spazio al personaggio di Lisbeth che ha modo di rivelarsi in tutta la sua furia vendicativa, offrendoci anche qualche squarcio sul suo passato oscuro, elementi che forse appaiono gratuiti se non si pensa al fatto che questo è il primo episodio di una serie, ma che sono, a prescindere, necessari per delineare la psicologia della protagonista, che altrimenti sembrerebbe solo una disadattata con la mania per le borchie e non riuscirebbe assolutamente ad appassionarci, a causa della sua laconicità e degli atteggiamenti insopportabili.

Per altro le scene di violenza sono ben dirette, crude, molto realistiche, piene di cattiveria inflitta o autoinflitta come deve essere, rendendo al meglio la rabbia, sempre pronta ad esplodere, della ragazza, interpretata da una straniante Noomi Rapace.

Nel complesso il film risulta un godibilissimo giallo che riesce, senza tediare, a tratteggiare i due antieroi Lisbeth e Mikael Blomkvist, calibrando intelligentemente sia la possibilità di porre le basi per i sequel sia l’intrattenimento.

A fine visione permane solo qualche dubbio riguardante i motivi che hanno condotto al successo il romanzo ispiratore, che non appare, dal film, dissimile da decine di altri testi analoghi che affollano fino alla nausea le librerie.

Immagino che la controversa figura dell’hacker borderline abbia affascinato molti lettori, forse al di là dei meriti di una prima storia avvincente, ma non entusiasmante.

Sicuramente un film come questo, diretto con impegno, ma pur sempre da un mestierante, non rende l’inizio della trilogia particolarmente speciale, tanto da invogliare a scoprire quanto prima il seguito.

Ma che qualcuno ci salvi dall’ennesimo remake americano e da una possibile trasfigurazione yankee di un personaggio così forte ed oscuro come Lisbeth.

Per ora, è meglio accontentarsi.

3 commenti su “Uomini che odiano le donne

  1. chiarac
    24/06/2009

    Devo darti ragione. Un film ben fatto, ma niente di che, non particolarmente significativo, una buona trama e poco altro.

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  2. Onan
    26/06/2009

    Un commento che non c’entra niente: “(le solite anime belle) turbati dalle esplicite scene di violenza”.
    Per fortuna c’è ancora chi si turba a vedere le scene di violenza e non si riesce ad abituare. Teniamoceli stretti.
    Leggo spesso e volentieri le recensioni che fai ai film, concentrandomi più sullo stile di scrittura che sui contenuti e sul film in questione. Infatti solo l’idea di vedere in pellicola quello che descrivi mi fa venire il torcibudella.

    Mi piace

  3. Lenny Nero
    27/06/2009

    @Onan:
    esplicito meglio il mio pensiero, un po’ rozzamente espresso (ma io sono rozzo).
    Mi riferisco ad una categoria di persone che quando vedono scene di violenza in un film, che non sono gratuite, ma inserite in un contesto narrativo o di definizione psicologica di un personaggio, giudicano un intero film proprio in virtù di quelle.
    E’ un atteggiamento superficiale e moralista.
    Inoltre mi irritano molto quelli che si turbano per le scene di violenza contenute in film vietati, magari anche ai 18 anni, o delle cui scene di violenza si è parlato molto, con i soliti toni pruriginosi.
    Per non parlare di quelli che vanno a vedere un film “scandalo”, e poi fanno le solite scenette di andarsene scandalizzati a metà film.
    Ormai sappiamo quasi tutto dei film che ci apprestiamo a vedere in sala.
    E’ come andare a vedere un film di Tinto Brass e imbarazzarsi perchè è pieno di culi.
    In “Uomini che odiano le donne” ci sono due sequenze di violenza piuttosto forti, ma il film è vietato, sul manifesto c’è persino riportata la frase che Lisbeth tatua sul corpo del suo stupratore e non è una frasetta oxfordiana.
    Che si aspettavano?
    Ricordo reazioni ridicole durante il recente “Antichrist” o, in passato, durante “Crash”.
    Altro discorso per i film horror o addirittura splatter.
    Quelli non lasciano dubbi sui contenuti e non sono rivolti ad anime belle, ma a noi rabbiosi repressi del fandom horror.🙂
    Se tu hai una sensibilità diversa, non c’è assolutamente nulla di male, anzi, l’anestetizzazione diffusa alle scene di violenza secondo me è un problema.
    Ma quella la creano i telegiornali con il loro modo di mostrarcele, tra un servizio di cucina e uno di gossip.
    Tutto si appiattisce.
    Invece nei film anche estremi la violenza è fatta per shoccare e turbare, ed è quel brivido che si cerca.
    Lecito non desiderarlo, ovviamente!
    E paradossalmente quel brivido arriva proprio perchè la violenza ci fa effetto, perchè proviamo paura o disgusto.
    Se non mi facesse effetto vedere quelle scene non guarderei quei film.
    E forse sarei un serial killer.
    Mi da solo fastidio chi si turba e basta, bolla un film come un gratuito e non cerca di comprendere il ruolo della violenza in una storia.
    Non c’è niente che faccia parte dell’essere umano più della violenza.
    Dove sono vissute certe persone? In una bolla di plexiglas?
    Se poi certe scene ti danno fastidio, basta evitare certi film.
    Mi scuso per il torcibudella procurato, ma se devo dare l’idea sul contenuto di un film qualche dettaglio generico lo devo pur fornire.
    Le recensioni di Dard Divorce o Murder Set Pieces, per esempio, forse avresti potuto saltarle solo vedendo il manifesto.🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 22/06/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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