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Drag me to hell

dmthPer una vera recensione del film, un fallimento di proporzioni inaudite sul quale non vale neanche la pena di profondere più di tre righe, vi rimando al post di Elvezio Sciallis, che ha avuto la pazienza di discuterne, usando toni rispettosi che, a parer mio, questo giro su un’attrazione da parco giochi per infanti, scritto e diretto malamente, montato peggio, tutto basato su cheap-thrills e trovate demenziali, in cui non c’è un solo elemento degno di nota, non merita assolutamente.

“Drag me to hell” è un film fondamentale nella cinematografia horror americana.

Sancisce definitivamente la morte del genere in salsa yankee, il suo sacrificio sull’altare del teen-horror, la sua trasmutazione definitiva nel proseguimento della serie Scary Movie sotto mentite spoglie.

E’ un’opera seminale, al di là dell’opera stessa, perchè mai si è assistito ad uno spettacolo tanto imbarazzante esaltato dalla quasi totalità dei critici con parole roboanti o insensate (da divertente a terrificante).

E solo  il remake di“Venerdì 13” è riuscito a fare peggio a livello di incassi, con un calo dell’80% già alla settimana successiva.

Lo scollamento finale tra una critica che fa corporazione con Hollywood, ed un pubblico che riesce ad essere ingannato solo nel primo weekend di uscita, a causa dell’hype e dei commenti positivi, è ormai a livelli insanabili.

Certe recensioni appaiono come una burla frutto di un complotto per farci credere che il talento di Sam Raimi non sia già in putrefazione dai tempi dell’inutile “The gift”, che gli States dominino ancora nel genere horror, quando il fandom li ha abbandonati da tempo.

Frasi come “Raimi non si è dimenticato come spaventare a morte” non possono che essere parte di recensioni sarcastiche, altrimenti bisogna pensare che qualcuno il film non lo abbia visto.

Un film che non è un horror, ma una commedia splastick che perde quota ad ogni minuto che passa.

E se non fossero sufficienti per farsi strabuzzare gli occhi fuori dalle orbite le recensioni americane, sfogliare alcune critiche europee, in particolare italiane, è veramente istruttivo.

Per alcuni è sufficiente copiare l’idea di fondo de “L’occhio del male” di Stephen King, aggiornarla ai tempi dei prestiti finanziari, e si scatenano fluviali disanime di economica moralia che avrebbero condotto al suicidio per tedio persino Marx ed Engels.

Il divario tra una critica che scambia una baracconata per bambini, intarsiandola con intellettualismi inesistenti, e il pubblico è  impressionante.

Ed è proprio il pubblico, cioè noi, che ne facciamo le spese, quando è ormai tempo di supplicare per un embargo sull’horrorume hollywoodiano.

Scavando tra i commenti sparsi in rete qualcuno scrive a chiare lettere che a certe persone dovrebbe essere impedito di girare dei film.

Purtroppo non tutti sono così nerd da avere un blog e la loro opinione se la tengono per sè.

Ma esiste un parametro concreto per valutare l’interesse verso il film, e l’effetto (positivo o negativo) del passaparola, che è l’andamento degli incassi.

Il calo fra incasso del weekend e la settimana successiva è pari al – 55,5%.

Poi -44% e poi – 49,8%.

E fuori dai confini nazionali “Drag me to hell” ha incassato solo 16 milioni di dollari.

Tutti dovuti solo al nome di Sam Raimi, in nome del glorioso “La casa”, perchè noi fan siamo nostalgici, ma come non dimentichiamo, non perdoniamo.

Peccato che non sia misurabile così oggettivamente anche il reale indice di gradimento.

Siccome il budget è stato recuperato la famiglia Raimi sarà contenta, ma che il film sia davvero piaciuto è un altro discorso, visto anche che normalmente un film di successo guadagna in Europa e in Asia il doppio o il triplo che sul suolo di origine e che metà degli incassi americani si sono concentrati nel primo weekend di uscita.

“La bussola d’oro”, complice anche il boicottaggio dei fondamentalisti cristiani, incassò solo 70 milioni di dollari negli States.

Nel resto del mondo 300 milioni.

E questo per darvi un’idea delle dimensioni potenziali del mercato internazionale.

L’Italia sarà l’ultimo paese a vedere questo film, che ormai ha concluso il suo percorso nelle sale guadagnando poco più di 25 milioni di dollari rispetto al budget.

Ma ad Hollywood il messaggio arriva o produttori e critici continuano a vivere nella loro eburnea torre fatta di balocchi?

4 commenti su “Drag me to hell

  1. Elvezio
    25/06/2009

    Quanto sono d’accordo.
    Diventa donna perdio che ci sposiamo.

    E fra un po’ tocca al prossimo Carpenter, chissà se almeno lui regge botta, sì che è sempre stato ai margini di certi meccanismi…

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  2. Lenny Nero
    25/06/2009

    @Elvis: i nostri rispettivi consorti saranno sicuramente contenti di questa tua dichiarazione.
    Più che altro temo che non potrebbero consolarsi sposandosi fra di loro!

    Tra le ultime cose di Carpenter ricordo Cigarette burns, episodio di Masters of horror che io ho trovato davvero ottimo e disturbante, veramente da maestro.
    L’episodio successivo, “Pro life”, l’ho apprezzato per il sarcasmo rozzissimo verso gli antiabortisti, ma non era diretto nè con gli stessi mezzi nè con lo stesso piglio visionario del primo.
    Carpenter è sempre stato molto discontinuo, ma per me rimane un maestro del genere e alcuni dei suoi film rientrano nella lista dei miei preferiti (ormai ho perso conto di quante volte ho rivisto “Il seme della follia”, per esempio).
    Nei suoi confronti sono ottimista, anche se mi domando: ma quanti anni ha ormai? 800?

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  3. Fumettofilo
    27/06/2009

    Innanzitutto chiedo scusa per l”off-topic. Lenny,tu che da quanto ho capito sei gaio, mi toglieresti un dubbio? Il rapporto tra Tex Willer e Kit Carson rientra nell’amicizia virile o si tratta di omosessualità latente?

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  4. Lenny Nero
    28/06/2009

    @Fumettofilo: io gaio? Come osi. Sono solo diversamentesessuale.🙂
    Per quanto riguarda la tua domana, temo di essere un po’ troppo giovane per conoscere bene Tex Willer (mio padre ne ha una collezione sterminata e io a 6 anni la guardavo già come se fossero manoscritti sumeri).
    Comunque in linea di principio è altamente probabile che un’amicizia virile abbia sottotesti non rivelati.🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 25/06/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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