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Peace is for pussies

L’onda

ondaDurante una settimana dedicata ad un corso sull’autocrazia, il professor Wenger decide di insegnare ai suoi studenti i meccanismi base delle dittature (il potere attraverso la disciplina e l’azione) creando con loro un gruppo cameratesco denominato “L’onda”.

Nell’arco di quei giorni la situazione prende una piega imprevista e la situazione sfugge al controllo del suo fuhrer.

Basato sull’omonimo racconto di Todd Strasser, e ispirato all’esperimento realmente condotto nel 1967 da Ron Jones, mi domando quale profonda valenza intellettuale si possa reperire in questo film, al di là della provocazione di fondo.

Eppure di questo film se ne è discusso tanto e ha raccolto diversi consensi; a parer mio, ben al di là dei suoi meriti minimali.

Al termine della visione si prova il forte il desiderio di invadere la Germania e di etichettare “L’onda” come il remake teutonico de “La rivincita dei nerd”.

La domanda iniziale è: “Esiste il pericolo che in Germania possa tornare la dittatura?”.

La risposta non può che essere che rispetto a quei ragazzi un esercito di Hello Kitty è molto più pericoloso.

Superata una prima fase che gira a vuoto, appesantita da dialoghi didascalici che non rendono certo onore all’intelligenza dello spettatore, il resto della pellicola, pur non annoiando, infastidisce per l’accumulo di stereotipi imbarazzanti che rendono la trama prevedibile fin dall’inizio e soprattutto per l’illogicità degli eventi che confuta e ridicolizza il serissimo quesito di partenza.

Premesso che le basi per la dittatura sono l’insoddisfazione per disoccupazione e ingiustizia sociale, dato che non sono questi i problemi che affliggono gli studenti (i più disadattati sono uno psicolabile e uno con la madre che si procaccia giovani amanti) non si comprende perchè dovremmo considerare credibile che in 5 giorni nasca dal nulla un movimento fascistoide negli atteggiamenti (si limitano ad indossare jeans e maglietta bianca come divisa e vandalizzano la città attaccando adesivi o disegnando il loro logo), ma privo di opinione, mitologia e scopi.

Quali sono i problemi comuni a questi ragazzi che li spinge a cercare nell’Onda un’identità?

Non esistono, non esiste dunque identità, quindi assistiamo solo a una farsa in maschera.

Ciò che in fondo esalta i ragazzi è l’annullamento delle disparità sociali o di razza, il sentirsi tutti uguali, per cui il diverso diventa colui che non vuole far parte del gruppo.

Non è un gran danno, perchè qualche decina di cerebrolesi senza progetti assomigliano solo a quei gruppi chiusi che vediamo da anni nei film sui college americani.

Almeno in certi film pornografici si ubriacano e si inchiappettano con gioia.

Di fatto, per dare una svolta drammatica alle vicende, non solo si forzano gesti e dialoghi, ma si deve trovare la necessità di calcare la mano sulla figura di un singolo individuo, già borderline, che avrebbe procurato danno agli altri e a se stesso indipendentemente da questa fede vuota di idoli che è il movimento.

Pertanto il film risulta superficiale e fallimentare proprio nel campo in cui avrebbe potuto approntare una disamina sui disagi odierni, attualizzando le meccaniche sociologiche che portano un popolo alla necessità di farsi guidare da una forte personalità e da un’immagine condivisa.

Per altro il loro conducente è una summa di inverosomiglianza.

E’ vero che Hitler era solo un imbianchino, ma non era un alternativo, era uno del volgo.

Invece Wenger è un atleticissimo insegnante dallo spirito sessantottino che sfoggia magliette dei Ramones che aderiscono bene ai pettorali da far guizzare durante le sue teatrali lezioni.

Uno così al massimo lo si segue a letto, non certo alla presa del potere.

Per quanto balzani possano essere, i neo-fascisti indossano il vestito di ideali di odio e rabbia, di cui non vi è traccia, in cui sfogare le proprie frustrazioni.

Di questi studenti, invece, non cogliamo assolutamente i funzionamenti della psiche, perchè ne sembrano privi.

Il parallelo con la tifoseria sportiva, inoltre, è grottesco, perchè non esiste un manifesto, per esempio, in nome di cui impegnarsi.

Ed è insito nella natura umana dividersi in tifoserie, gruppi, partiti, rioni, ma non è certo questo l’elemento che conduce ad una monolitica ed appiattente dittatura, soprattutto nella società moderna in cui le fonti di disinformazione e omologazione sono televisione e pubblicità delle multinazionali, un punto vagamente sfiorato, così come il riferimento alla critica anticapitalista.

Tanto che la sequenza finale sarebbe stata perfetta se avesse avuto a monte uno sviluppo più consistente e concreto dell’Onda.

In breve, al di là di un sasso nello stagno, molto rumore per nulla, ed è un peccato.

Andate pure a riprendervi “Fight Club” o se volete rimanere in ambito tedesco “Das experiment”.

Un commento su “L’onda

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Questa voce è stata pubblicata il 05/07/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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