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Cold Prey

ColdPreyUno sparuto gruppo di bellimbusti norvegesi in vacanza, le solite schermaglie tra ragazzi e ragazze, l’inevitabile frattura della gamba per il nerd a causa di un uso maldestro dello snowboard, un hotel abbandonato da 30 anni in cui rifugiarsi e un folle vestito come il serial-killer di “San Valentino di sangue” che dopo decenni che non incontra anima viva decide, logicamente, di mettere in atto un  massacro, giusto per regalarsi un po’ di agognato divertimento.

Il film è tutto qui e se le recensioni critiche passano dall’apocalittico “lo slasher perfetto” a toni per lo meno entusiastici, il voto medio su IMDB riporta le esuberanze a più miti consigli.

“Cold prey” è stato usato come apripista commerciale per la Norvegia, ma se i vichinghi pensano di sfondare nel mercato horror con prodotti simili è auspicabile che si aggiornino agli odierni standard europei (vedi la sempre più sorprendente Francia) o almeno che si abbassino a quelli  teen-demenziali americani.

E’ un film con diversi innegabili pregi, ma talmente fuori tempo e mediocre per altri che lo si perdona solo perchè film evidentemente immaturo e ingenuo.

Dopo un breve prologo drammatico, per almeno 45 minuti la pellicola gira a vuoto, tra ambienti marcescenti, battute che non fanno ridere, qualche suggestione macabra, ma l’attesa per la prima picconata è davvero troppo lunga.

Il resto del film è costruito su fughe e lunghe attese, si punta soprattutto sulla paura e la tensione (il film è oltremodo anemico), su una colonna sonora enfatica e onnipresente, su cheap-thrills ed effetti sonori pompati al massimo.

Le scelte registiche ricordano quelle di “The strangers”, che funziona meglio come macchina-sforna-salti-sulla-sedia e contiene quel paio di elementi di modernità che lo salvano dal disastro.

In “Cold Prey” addirittura i riferimenti più o meno subliminali sono a “Shining”, ma dimenticatevi Kubrick e persino King.

Il cast nel complesso è buono, non è facile mantenere un’aria convintamente spaventata per tutto quel tempo e la fotografia desaturata, alcune inquadrature e il montaggio contribuiscono a rendere il film un innocuo parco giochi di morte che, se è il primo slasher che vedete o se avete lo stomaco debole, potreste anche apprezzare.

In ogni caso, al di là della confezione stereotipata, ma lustrata, un paio di sequenze efficaci e splendide vedute innevate, non aspettatevi molto.

Per rimanere nel vicinato, potete sempre andarvi a riprendere “Ils/Them”.

Se per caso vi entusiasmasse, sappiate che la serie ha un sequel.

Un commento su “Cold Prey

  1. marco
    22/02/2010

    Io concordo con quelli che lo definiscono “lo slasher perfetto”. Ha tutto quello che dovrebbe avere,una bellissima fotografia,una gran protagonista,personaggi credibili,e nessuna americanata da far storcere il naso. Si guarda bene dall’inizio alla fine,coinvolge e crea tensione. Notevole anche il secondo capitolo.

    Non concordo assolutamente quando dici:
    “se i vichinghi pensano di sfondare nel mercato horror con prodotti simili è auspicabile che si aggiornino agli odierni standard europei (vedi la sempre più sorprendente Francia) o almeno che si abbassino a quelli teen-demenziali americani.”
    Questo è anni luce sopra gli slasher americani,nemmeno paragonabile…anzi forse sono loro che dovrebbero imparare qualcosa,soprattutto a livello di atmosfera.
    Questo non è un film sulla solita compagnia di ragazzini drogati che si perde per andare a un rave party e viene sbudellata per caso,questo è orrore vero e molto credibile,di ragazzi qualunque,brave persone,a cui capita una giornata in montagna che si trasforma di colpo in orrore.

    A parer mio,in una categoria come Lo slahser,dove è difficile fare qualcosa che non sia un clone mal riuscito di Scream,questo ha molto da dire,e anche il sequel.

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Questa voce è stata pubblicata il 06/08/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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