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Peace is for pussies

Outpost

outpostUn sedicente ingegnere assolda un gruppo di mercenari al fine di proteggerlo lungo un viaggio attraverso l’Europa dell’Est, travagliata da guerra e pulizie etniche.

Lo scopo della missione è recuperare alcuni minerali da un avamposto e i soldati di fortuna non pongono troppe domande.

Giunti sul luogo, un misterioso nemico spara attraverso le fronde degli alberi senza lasciare alcuna traccia e costringe gli uomini a rifugiarsi nei sotterranei che custodiscono un marchingegno risalente alla Seconda Guerra Mondiale, documenti nazisti e cadaveri impietosamente ammucchiati l’uno sull’altro.

E non tutto ciò che sembra morto lo è davvero.

Tralasciate sottotesti moral-futuristici e ritorni vichiani.

“Outpost” è un’ottima macchina di intrattenimento che vale una visione senza troppe aspettative e sorprende per la promettente regia e la capacità di sostenere un’atmosfera straniante e cupa per tutta la sua durata, affascinando e turbando in più di un’occasione e distribuendo il gore in modo sapiente e realistico, nonostante l’assurdità della situazione.Grazie ad “Outpost” possiamo rivalerci della delusione per l’occasione mancata che va sotto il nome di “Dead Snow“.

Siamo ben lontani dalla realizzazione dei nostri sogni più bagnati con zombie nazisti, ma il tocco british (avrebbe dovuto dirigerlo Neil Marshall, ma realizzò “Dog soldiers”) si nota: niente humour, cattiveria senza sconti, attenzione ai dettagli e una cura per le immagini superiore alla media.

Lo svelamento della bandiera nazista, l’intermezzo animato, il look delle SS redivive, a metà tra un morto vivente e una presenza ectoplasmica, colpiscono per la potenza iconografica.

Non sono da meno in quanto a forza il montaggio e la fotografia spettrale, sempre funzionale sia negli interni sia negli esterni illuminati in modo irreale e minaccioso.

opSebbene vi siano diverse scene di guerriglia, il merito del film risiede proprio nel rischiare il disappunto dello spettatore non focalizzandosi su facili occasioni di carneficina, ma sulla paura, e l’occhio del regista e tutto il comparto tecnico svolgono egregiamente il loro lavoro senza mai annoiare.

Sicuramente un finale più feroce e qualche dialogo in meno a base di teorie sui campi unificati avrebbero reso “Outpost” un must, ma è palese che si vuole giocare di suggestione più che di stomaco: non c’è una scena in cui il corpo pallido del capo della SS non susciti qualche brivido, grazie al trucco e agli sguardi obliqui dell’attore.

Un plauso va anche al resto del cast, interprete di figure ben caratterizzate e di qualche dialogo più tipico di un film di guerra che di un semplice horror.

In sostanza un film che si fa apprezzare per la realizzazione e l’estetica, ma che può deludere chi è ancora in attesa di un massacro in salsa nazi.

Prima o poi qualcuno che abbia il coraggio di premere l’acceleratore arriverà e chissà che il seguito in produzione non ci renda finalmente soddisfatti.

2 commenti su “Outpost

  1. Paul
    07/08/2009

    Data di uscita? si sa nulla? grazie

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  2. Lenny Nero
    07/08/2009

    @Paul: lo trovi in dvd in tutto il mondo da diverso tempo. Lascia ogni speranza per l’Italia.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 06/08/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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