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Peace is for pussies

Cold prey 2

cp2Il seguito di “Cold prey” inizia esattamente dove termina il primo, gettandoci subito nel cuore dell’esile storia.

Jannicke, unica sopravvissuta, è ricoverata in ospedale, mentre la polizia recupera dal fondo del crepaccio ghiacciato i corpi dei suoi amici e del loro carnefice.

Una volta che i cadaveri sono stati riposti nell’obitorio, le morti ricominciano senza pietà per alcuno.

“Cold prey 2” è praticamente un clone del primo, ma il regista sembra aver acquisito una mano più sicura e il risultato è per molti versi più efficace del progenitore.

Le caratteristiche stilistiche di base sono sempre le stesse: lunghe carrellate, attese, colonna sonora enfatica, effettacci sonori, cheap thrills a profusione (un paio davvero imbarazzanti), tasso di gore a livelli minimali.

In quest’occasione, tuttavia, regista, fotografo e montatore lavorano di concerto in modo encomiabile, la tensione è alta fin dall’inizio (anche se trascorre mezz’ora prima di assistere alla prima vittima) e il film funziona piuttosto egregiamente, tra bei movimenti di macchina, inquadrature studiate a tavolino e stacchi di ripresa millimetrici.

Il cast si rivela ancora superiore alla media di un qualsiasi slasher, forse prendendosi anche troppo sul serio e scadendo in momenti di inutile emotività: a chi mai importa del destino dei protagonisti?

In definitiva un sequel che non tradisce le aspettative di chi ha apprezzato la semplicità del primo e può riservare qualche sorpresa anche a chi lo considera un prodotto contenutisticamente datato confezionato con stile.

Se cercate brividi forti, e non vi accontentate che vi strappino qualche urletto da adolescente cerebroleso, valgono le stesse considerazioni sul primo capitolo.

Inoltre dovrete pure soprassedere alle spiegazioni riguardanti l’apparente resurrezione del killer (del quale apprendiamo nozioni chiarificatrici sulla sua psicologia), che nonostante due colpi di piccone, una caduta rovinosa e la temperatura proibitiva si dedica ai suoi passatempi in piena forma grazie al rallentamento della lisi cellulare favorito dal freddo.

E dato che agli sceneggiatori non deve essere sembrata spiegazione sufficiente, vengono aggiunti ulteriori dettagli macabri sulla sua nascita che spingono in alto la lancetta dell’implausibilità.

Negli anni ’80 lo sceneggiatore non si sarebbe neanche posto il problema (avete presente come e quante volte risorge Jason?).

E vale sempre la massima latina: excusatio non petita, tavanata manifesta.

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Questa voce è stata pubblicata il 10/08/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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