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Peace is for pussies

Il quarto uomo

quA rischio di semplificare troppo il personaggio, si può metter per iscritto che Paul Verhoeven è un regista tanto dotato, quanto annebbiato dal suo desiderio esibito di provocare.

Il che non è necessariamente un difetto nel momento in cui la mera voglia di scandalizzare si accompagna ad imbarazzanti descrizioni profetiche (provate a riguardare adesso “Starship Troopers”, magari nella splendida edizione in blu-ray, e vi sembrerà un documentario) o al piacere di assistere all’abilità disinvolta nel mettere in scena un film interamente costruito su una visione paranoica ed onirica da parte del protagonista.

E’ il caso de “Il quarto uomo”, datato 1983, che il regista dichiara di aver arricchito di riferimenti biblici o cinefili e pittorici alti in risposta allo snobismo dei critici.

In effetti tutta la pellicola, riletta con obiettività a distanza di anni, è il frutto di un’operazione sarcastica politicamente scorretta.

Il delirio di un omosessuale represso e squilibrato è il mezzo per ironizzare sull’inversione dei ruoli uomo-donna, sull’inettitudine dei maschi nei confronti di superfemmine indipendenti sotto ogni punto di vista, sul rapporto testosteronico e infantile dei maschi con il sesso, sulle nevrosi causate da una religione cattolica moralista che causa fratture mentali, sensi di colpa e comportamenti devianti.

Tratto dal libro di Gerard Reve, omonimo non casualmente del protagonista, “Il quarto uomo” è progettato sulla sovrapposizione fra gli eventi del racconto e le visioni profetiche di uno scrittore che paiono metterlo in guardia su un pericolo imminente di morte, incarnato da Christine, algida, androgina, forse pluriomicida.

Diretto e sceneggiato in modo solido e sicuro, strutturato in un primo tempo che procede in modo paratattico e sfuggente, e un secondo tempo fatto di rimandi e rivelazioni fino allo showdown finale, la visione merita per le soluzioni visive e di montaggio, la continua tensione hitchcockiana (o con più di un rimando, persino nella colonna sonora, a “Shining”), la fotografia a tratti lisergica e ipersatura e l’impatto dei momenti ipnagogici.

Unico difetto imputabile al film è quello di essere troppo didascalico, troppo progettato a tavolino nella costruzione circolare degli elementi forniti nel primo tempo, ma è un peccato veniale compensato sia dalla recitazione morbosa e sopra le righe di Jeroen Krabbe sia da squarci nel mondo del subconscio che a tratti sembrano quadri di Francis Bacon ripresi da un Polanski in acido.

Ci sono sequenze memorabili, per performance attoriale e per costruzione (una su tutte, la visione delle pellicole riguardanti i precedenti mariti di Christine), così come altre colpiscono per il chiaro intento di scandalizzare mescolando omosessualità e blasfemia.

I vari nudi integrali, la castrazione con un paio di forbici o la sequenza della fellatio al cimitero (palesemente tagliata nella versione italiana, che dura 95′ contro i 102′ dell’originale), assolutamente gratuita, ma ben architettata, sono quasi risibili rispetto a quella in cui l’oggetto del desiderio di Gerard, crocifisso, viene accarezzato e denudato completamente in chiesa.

E la ridicolizzazione della religione cattolica è un refrain che inizia nelle parole stesse di Gerard per poi esarcerbarsi con le supposte apparizioni mariane.

Di materiale per offendere i soliti bigotti ce n’è tutt’ora in abbondanza.

Tutti gli altri, cogliendone il sottotesto grevemente ironico, possono divertirsi con un trip morboso, inutile, ma in grande stile.

Un commento su “Il quarto uomo

  1. Arthur Cravan
    20/08/2009

    Pensa che in questi giorni ho recuperato tutti i filmoni filmacci di Verhoeven, dopo esser capitato per caso su Starship Troopers in tv in piena notte (sulla rai (!?!?), e finalmente non circonciso come da mediaset). Però stavo rivedendo quelli più celebri e fantascientifici machisti come Atto di Forza e Robocop mentre ho trascurato questo. Rimedio. Grazie!

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Questa voce è stata pubblicata il 10/08/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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