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Peace is for pussies

Fortezza Breslavia – M. Krajewski

fbCon i soliti anni di ritardo è stato pubblicato il terzo capitolo della pentalogia breslaviana di Krajewski, di cui abbiamo letto i primi due episodi.

Il protagonista, Eberhard Mock, costituisce motivo sufficiente per continuare a seguire la saga.

La sua complessità morale e psicologica continua ad affascinare e stupire.

Krajewski in quest’occasione porta la sua creatura a livelli carismatici tali che l’intreccio giallo passa nuovamente in secondo piano; l’ispettore è un moloch machiavellico, e a tratti terrificante, che racchiude tutte le contraddizioni di un regime e dei suoi comandanti, pur restando un outsider la cui abilità è adattarsi a ogni nefandezza per sopravvivere.

E se il controverso Mock (mai così cinico e crudele, fino ad oltrepassare limiti per lui stesso inimmaginabili) potrebbe anche solo aggirarsi per Breslavia, conducendoci con sè come ipnotizzati, l’atmosfera creata superata di diverse spanne le precedenti.

Il romanzo è strutturato su tre piani temporali che si ricollegano in modo circolare alla fine, ma il nucleo centrale è collocato durante gli scontri finali tra Germania e Russia.

Breslavia è il filo di rasoio che divide i nemici, sta cadendo pezzo a pezzo a causa dei bombardamenti, restarci significa aggirarsi tra macerie e persone che cercano di fuggire di nascosto.

E’ il teatro di un piccolo armageddon in cui un grande ciclo storico sta collassando su se stesso.

La scrittura di Krajewski riesce come sempre ad essere fluente e al contempo ricchissima di dettagli, cinematografica, decadente e impressionista, senza mai annoiare, grazie anche alle numerose scene d’azione e alla cospicua dose di violenza, macabri omicidi, riti esoterici  e dettagli di costume a sfondo sessuale.

Inoltre le indagini nei marci sotterranei della città polacca e i deliri religiosi e filologici rendono le vicende cupe e deviate, altri elementi di uno scenario che assomiglia ad un delirio di massa di cui Mock, con le sue rigide e discutibili convinzioni, rappresenta la via d’uscita e, come ci sarà rivelato, persino la soluzione finale a distanza di anni.

L’affresco storico è talmente palpabile e vivido che l’identità dell’assassino risulta elemento di minor importanza, soprattutto di fronte all’ennesimo gesto di giustizia senza pietà di Mock, che salverà metaforicamente un custode di cultura, ma distruggerà fisicamente numerosi individui che meritano di essere relegati al passato.

Gli elementi del dipinto sono i soliti (ritornano persino vecchi personaggi, anche solo per infrangersi contro un destino inevitabile), ma il risultato è sempre più impressionante da un punto di vista narrativo.

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Questa voce è stata pubblicata il 21/08/2009 da in Flussi di incoscienza.

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