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Peace is for pussies

Vexille

vexilleSono trascorsi dieci anni da quando un mandato delle Nazioni Unite ha bloccato la prosecuzione degli esperimenti per la creazione di androidi, ormai troppo avanzati e pericolosi, posti in atto dalle industrie DAIWA.

Il Giappone da allora si è isolato dal mondo, protetto da un rete elettromagnetica che impedisce ogni rilevamento satellitare, chiuso nella più completa autarchia e considerato una minaccia per il mondo.

L’unità speciale S.W.O.R.D., guidata da Vexille, cerca le prove, dopo una soffiata da parte di un androide fuggitivo, con un’incursione durante una riunione fra Saito, rappresentante della DAIWA, uomini d’affari e politici; ma la situazione si complica in modo drammatico e infiltrarsi sul territorio giapponese sarà l’unico modo per scoprire una verità in ultimo più tragica di ogni possibile sospetto.

Dai creatori di “Appleseed”, diretto da Fumihiko Sori, pubblicato con due anni di ritardo dopo l’apertura del Festival di Locarno 2007,  “Vexille” è un anime accattivante, spettacolare, molto coinvolgente, meritevole di una proiezione in sala, spesso sorprendente ed originale dal punto di vista tecnico.

A corredo, una soundtrack  potente che raccoglie brani di Oakenfold, Asian Dub Foundation, Basement Jaxx, Underworld, Prodigy.

Non fatevi da ingannare dalla trama (meno banale di quanto sembri), ma neanche da chi lo paragona a “Ghost in the shell 2”.

La storia ricorda per alcuni versi programmati disastri industriali in stile “Resident Evil”, non ci sono particolari riflessioni filosofiche, i dialoghi vagamente esistenziali sono prevedibili, quanto ridotti, e si punta soprattutto sulle meraviglie visive, il montaggio, il ritmo, l’audio, insomma, sullo spettacolo puro.

Rinunciando fin dall’inizio ad ambizioni di fotorealismo, i personaggi sono il risultato di una mescolanza intrigante tra motion capture e cel-shading, immersi in modo ottimale in un ambiente CGI variegato, in buona parte in linea con atmosfere post-apocalittiche, e sempre credibile.

La narrazione è lineare ed estremamente chiara e il prodotto sembra volersi accattivare anche quella fetta di pubblico occidentale poco avvezzo agli arzigogoli e alle ellissi tipiche degli anime giapponesi, per non soprassedere sul fatto che il Giappone non solo è sull’orlo del suidicio di massa, ma la liberazione arriva nei panni di una donna statunitense.

Il vero punto di forza di “Vexille” sono le scene d’azione, adrenaliniche più dell’atteso e realizzate in grande, sia che si tratti di assalti da parte di robot e mechwarrior, sia di corse in auto in mezzo al deserto mentre si sfugge da enormi vermi-cyborg, ultima agghiacciante fase dell’ evoluzione di un processo che non posso svelare, che citano “Dune” e al cui confronto il transformer Devastator sembra innocuo.

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Questa voce è stata pubblicata il 24/08/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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