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District 9

District9Sorto dalle ceneri della trasposizione di “Halo” , sviluppato a partire dal corto “Alive in Joburg” e sostenuto con forza dal nome di Peter Jackson a capo della produzione, “District 9” si merita il successo trasversale di pubblico e di critica che ha ottenuto.

Incluso l’effetto collaterale di farsi bandire dalla Nigeria, ma ciò è cosa buona e giusta.

“District 9” è un film solidissimo, diretto e sceneggiato con una mano talmente sicura che è lecito sospettare che il regista e autore Blomkamp abbia il talento sufficiente per sorprenderci negli anni a venire.

Nato come produzione indipendente e relativamente poco costosa (30 milioni di dollari che generano un risultato visivo che vale il triplo),  ha rappresentato l’occasione ottimale per il regista di esercitarsi con il suo primo lungometraggio in totale libertà, pertanto potrebbe sorprendere più di una persona che pensa di assistere all’ennesima spielberghiana (e quindi lagnosa) versione di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.

Basandosi sulla sua esperienza in Sud Africa, Blomkamp racconta nuovamente l’apartheid, punisce un protagonista dal cognome olandese (cinismo storico verso i colonialisti) incentrando il film sul suo dramma personale e la sua evoluzione psicologica e ci stupisce con sequenze in stile mockumentary che avrebbero da insegnare qualcosa a Michael Moore, momenti di azione frenetica ed iperrealista, pur nella loro dimensione fantascientifica, e conuna sceneggiatura che calibra con maestria le ellissi, per raccontarci ben dieci anni di antefatto, e che non perde mai di vista i personaggi.

Non c’è un solo elemento che non sia coinvolgente o tecnicamente perfetto, in un equilibrio mai precario tra narrazione ed intrattenimento spettacolare.

Si rimane ipnotizzati per due ore, non tanto per l’abbondante uso di camera a mano (a volte fastidioso, ma mai aleatorio) che potrebbe stordire, ma per il climax in crescendo senza un attimo di sosta, per la fluidità del racconto e per la capacità di riuscire ad appassionarci (o per lo meno, a farci simpatizzare) per orride creature aliene, il cui comportamento anarchico e violento per necessità è ben differente, e più ricco di sfumature, di certi stereotipi hollywoodiani.

Non mancano gli omaggi cinefili riconoscibili, in particolare a “La mosca” di Cronenberg, ma anche prosaici agli shooter più violenti, tanto che trasformazioni mostruose, mutilazioni ed esplosioni di sangue riempiono spesso lo schermo, rendendo il film ancora più lontano da un prodotto americano medio e molto più di impatto.

A voler trovare un difetto, si potrebbe evidenziare che la trama non sorprende mai davvero, e nelle sue linee principali è piuttosto prevedibile, dato anche il monolitismo ideologico di base.

A compensazione, quintali di adrenalina, divertimento, armi aliene e mechwarrior animati in modo eccezionale, una certa cattiveria e un finale che è meno banale di quanto sembri e che si chiude su un’immagine che è grottesca e triste, quanto bella e romantica al tempo stesso.

Inoltre preferisco un racconto metaforico (per quanto la metafora sia urlata) ad un pamphlet sociologico che si pone in cattedra.

Ed è sicuramente più efficace nel veicolare il messaggio.

In definitiva, un’opera che in un contesto ad alto tasso di effetti speciali mescola politica, coerenza narrativa e un’abbondante dose di orrore.

Collocarlo fra i blockbuster significa recargli torto.

6 commenti su “District 9

  1. Pestekkorna
    29/09/2009

    Ho visto il trailer e mi sembrava una buona storia…
    Dopo aver letto la tua critica, mi sa che mi lancerò e cercherò di vederlo.

    Grazie e a presto!

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  2. bloggita
    29/09/2009

    L’ho visto ieri sera e in tutta onestà non mi è proprio piaciuto! ^^
    L’unica cosa che salvo è il messaggio che manda, il film però poteva essere fatto meglio…
    Comunque da vedere!!! 😀

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  3. Sergio
    30/09/2009

    Ho visto il film a New York quando ci son stato ad agosto. Immagino che nel doppiaggio italiano si perda la fantastica aura che da al film il fortissimo accento sudafricano “parlato”.
    Adoro il fatto che l’uso della camera a mano a finito per rendere gli alieni molto più “reali” di tante superproduzioni patinate in HD. E poi sia il messaggio che c’è dietro il film, credo che sia davvero interessante. Perché del resto tutte le navi aliene dovrebbero tutto finire sugli USA?;-)

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  4. recenso
    01/10/2009

    Nella mia analisi, oltre al messaggio apartheid (vabe’ lo sappiamo che facciamo pietà :D) mi è piaciuto l’innesto kafkiano di cui wikus impersona l’anti-eroe per eccellenza. Molti forse troppi omaggi a 50 anni di sci-fi ma è vero, il crescendo è ottimo e la regia è fenomenale. lo dice una che odia la mdp a spalla

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  5. duke dearth
    05/10/2009

    Anche io concordo sul fatto che il film poteva essere fatto meglio. In molte parti (anche per la tecnica di ripresa) mi ha ricordato Cloverfield e in parte minore Rec (segno che questo modo di far cinema è diventato un pò una moda.
    Buoni effetti speciali, (ragguardevole la nave aliena).

    P.S. il cognome Van de Merwe (o anche Van Der Merwe) è invece abbastanza diffuso in sud africa

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  6. fabio marinelli-ancona
    08/11/2009

    Che dire gli effetti sono splendidi e alla luce del sole, l’unica cosa strana della trama è questa: come è possibile che degli esseri con la tecnologia così avanzata si facciano sottomettere e ghettizzare dagli uomini x tutto quel tempo? Se si riesce a superare questo non-sense che mi ha tormentato x tutto il film il resto è abbastanza divertente.

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Questa voce è stata pubblicata il 29/09/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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