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Bastardi senza gloria

Bastardi-senza-gloriaChi conosce il sottoscritto sa che sono un tarantiniano incondizionato, uno di quegli ammiratori che ha sempre perdonato tutto ad uno dei suoi registi preferiti, anche quando l'(auto)citazionismo e il manicheismo dei dialoghi erano palesemente fastidiosi e in bilico tra omaggio, plagio e mera mancanza di ispirazione.

Un esempio clamoroso ne è stato “Death proof”, che comunque amo, non al pari dei precedenti, per l’eccezionale esibizionismo tecnico e per la capacità di creare nuove iconografie rielaborando quelle vecchie.

E pazienza se il film è spezzato malamente da un dialogo centrale di cui chiunque avrebbe fatto a meno.

Di fronte a “Bastardi senza gloria”, nonostante una critica soprendentemente ben disposta e una risposta di pubblico ottima (risate ed applausi incontenibili), non riesco a prendere le difese del regista.

Il film non mi ha entusiasmato perchè di Tarantino è rimasta solo una forma mentis che è ormai marchio di fabbrica, uno scheletro d’autore prevedibile, che si inceppa, costituito da scene e dialoghi interminabili privi di tensione che non incorniciano una sola volta una sequenza che possa essere definita memorabile, così come non lo sono di certo le frasi pronunciate dai protagonisti.

E’ lecito chiedersi come sia stato speso il budget di 70 milioni di dollari, quando sullo schermo vediamo un film che non brilla per spettacolarità o scene d’azione, oltre a non elevarsi sopra una media pantomima tarantiniana.

Non solo si adottano sempre i soliti schemi di costruzione narrativa, non solo si seppellisce lo spettatore sotto tonnellate di parole inutili e prive di ritmo (il colloquio tra Shosanna e Landa e il gioco delle carte alla taverna mettono a dura prova la voglia di fumare persino dei non fumatori), ma ciò che lascia più perplessi è la direzione delle scene, alcune scelte di montaggio opinabili (e mai avrei pensato di scriverlo per un film di Tarantino), l’assenza di immagini forti, addirittura un rifuggire dalla violenza o il diluirla in umorismo infantile.

Nonchè la totale mancanza di imprevedibilità e colpi di scena.

La pellicola ha senza dubbio dei pregi, essenzialmente due: il cast e il personaggio di Shosanna.

Attori come Cristoph Waltz, Michael Fassbender, Mélanie Laurent, Diane Kruger e Denis Menochet danno corpo e intensità a ruoli frammentari e bistrattati, e spiccano in confronto a un Brad Pitt che gigioneggia (gli era già riuscito bene in “Snatch”) o all’infelice scelta di Eli Roth, di certo non credibile nei panni del cosiddetto Orso Ebreo.

Non si comprende il motivo di dilatare all’infinito certe scene persino con inquadrature che lasciano perplessi (la panna sul dolce) sprecando tempo dedicabile ad un maggior approfondimento psicologico.

D’altra parte tutti i personaggi sono solo macchiette, con imbarazzanti vette di grottesco quando entrano in gioco i gerarchi nazisti o Churcill, e il presunto messaggio intellettualoide sulla forza politica del cinema nel riscrivere la storia, in senso (anti)propagandistico, o addirittura di redenzione (la transitoria afflizione di Fredrick), rimane solo sulla superficie, proprio in quanto superficiale.

Non ci viene risparmiata nemmeno l’ennesima scena foot-fetisch che si conclude con uno strangolamento ripreso coi piedi, e dai piedi, per il quale si rimanderebbe Tarantino a lezione da Hitchcock (“Il sipario strappato”).

Naturalmente ci sono il mix di colonne sonore italiane, visto che Ennio Morricone non era disponibile, i riferimenti alla cinematografia nazista e l’immancabile western, ma questi sono elementi attesi, come tutto il resto.

In definitiva, due ore e mezza per un giocattolone che non aggiunge, ma se mai toglie, alla cinematografia di Tarantino; diverte a tratti, ma non appassiona (eccetto per il personaggio di Shosanna) e non riesce quasi mai ad appagare nè il cinefilo nè gli occhi, scivolando sciatto e leggero verso il finale più scontato.

Giusto per la cronaca, applausi in sala e tra le frasi pronunciate dal pubblico mi ha colpito “E’ un fottuto genio!”.

Mi domando se questo fosse il primo film di Tarantino visto da qualcuno degli spettatori.

Anche tra i redattori di BadTaste le opinioni sono discordanti, tanto che sono state pubblicate due recensioni di segno completamente opposto.

8 commenti su “Bastardi senza gloria

  1. Elvezio
    06/10/2009

    Mai sopportato Tarantino, forse giusto con Le Iene ho sbadigliato poco, durante gli altri mi sono mezzo addormentato, gente parlona che ti ottenebra con discussioni sui panini e zero sostanza.

    La gente ha bisogno di un “fottuto genio” come lui, è come una pantofola comoda comoda, una scusante alta per godersi cinematografia masticata e rimasticata che già quando era fresca non aveva una ceppa di nulla da dire, un connubio di “meta” e “post” che per me sono i due suffissi da evitare nell’era contemporanea.

    In più chi lo guarda può bearsi di essere un cinico bastardo pulp, altri tre termini deprecabili in ogni loro accezione.

    Cinema vuoto, facile, banale, ripetitivo, derivativo, infatti è amato in particolar modo qui in Italia, così sulla sua onda possono recuperare Pierino, sbavare dietro la Fenech e magari anche le Sturmtruppen.

    Un genio fottuto…

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  2. Giorgio
    06/10/2009

    Ho poco da commentare. Concordo in toto con la recensione. Credo sia l’ultima volta che Tarantino mi fa scucire i soldi per il biglietto.

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  3. Onan
    07/10/2009

    Non ho capito, ma come parlano gli spettatori del film? “è un fattuto genio”? Parlano come in una pessima parodia di un film di Tarantino, che gente…

    A me il film è piaciuto, molto divertente e piuttosto violento, anche se: gli unici due attori sono il poliglotta (almeno si sforza a rectirare) ed il soldato Zoller, il cecchino cinefilo. E se ci sono macchiette, devo dire che i “bastardi” sono i primi della lista.
    L’unica scena che fa ridere è quella in cui si parla italiano, per il resto non c’è poi molto da ridere (le brutture e le violenze della guerra condite in salsa pop e spettacolare non fanno mica ridere).
    La scena più bella è quella della proiezione sul fumo e dell’eccidio dei nazisti (genitivo oggettivo).

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  4. abo
    21/10/2009

    Ciao Lenny,
    leggo spesso, e con piacere, le tue recensioni, con cui solitamente d’accordo.
    Su questa però ho qualche riserva.
    Tarantino è un regista con un suo stile e un suo linguaggio peculiari, che lo accompagnano in tutti i territori di genere in cui si avventura.
    Può piacere, e a me piace, come no.
    E’ evidente che se uno lo trova detestabile, come Elvezio, in Bastardi senza gloria non troverà alcun pregio.
    Se però è un regista che si apprezza, anche questa sua ultima fatica credo sia in linea con quelle precedenti.
    Tu lamenti un eccessivo intento macchiettistico: c’è, ed è innegabile, sia nella rappresentazione dei nazisti che in quella dei bastardi. Non si tratta però di una novità per Tarantino: Aldo l’apache o l’Orso Ebreo non sono poi molto più caricaturali del Travolta di Pulp Fiction, del Russel di Death proof o della quasi totalità dei personaggi di Kill Bill.
    Non so con che aspettative tu sia andato al cinema, personalmente da un film di Tarantino su una banda di ebrei- americani-cacciatori di scalpi, capitanati da un bifolco con la faccia di Brad Pitt non mi aspettavo certo molto rigore, esattamente come non me lo aspettavo da un omaggio ai film di serie b sul kung fu, o da quello ai film explotation.
    Siamo d’accordo, Bastardi senza gloria è un giocattolone grottesco infarcito di citazioni, e impreziosito da un buon (forse anche ottimo) cast: insomma, a mio parere, è Tarantino al 100%…
    A rileggerti presto,
    ciao

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  5. LoMerz
    23/10/2009

    finalmente una recensione degna del film.
    ha inoltre un’altra pecca, a mio avviso l’abominio più grande. il cinema per il cinema ok, mi sta bene, posso anche accettarlo; ma un concetto simile si sposava perfettamente con grindhouse ché, nella sua dimensione, la Storia neppure era mai esistita. bastardi senza gloria è moralmente una porcata: accetto con piacere il fatto che la storia ufficiale sia stata solo un pretesto, ma pretesto per cosa? per chi? un film stereotipato ai livelli di “miracolo a sant’anna”: i tedeschi sono i cattivoni di turno, i francesi vivono le vicende con imparzialità fungendo da stadio, gli ebrei sono i martiri e gli americani, inutile dirlo, i supereroi superbuoni e superaltruisti.
    non si può ignorare la collusione tra le corporation americane e il terzo reich… è inaccettabile. un fottuto capro espiatorio, una merda.

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  6. fabio marinelli-ancona
    08/11/2009

    Il paradosso di questi film di Tarantino è che vengono presi troppo seriamente. Lui si rifà a dei generi economici degli anni 50, 60 e 70. Penso che avere un badget di 70 milioni x un film con la struttura del B movie sia un controsenso. Come è un controsenso far lavorare delle star in tali film. Il genio non deve avere responsabilità, deve essere libero di citare e reinventare: invece quando gli affari si ingrossano si sente il fiato alle spalle dei produttori che come sempre cercano di trasformare tutto in un sequel in modo che gli spettatori non siano delusi e vadano sul sicuro.

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  7. Krug Stillo
    22/11/2009

    Apprezzo Tarantino per il lato “tecnico” ma da qui a gridare al genio ne passa…ricordate ciò che disse Di Leo riguardo a Tarantino:” Quando tutti ti dicono che sei un genio,finisci per crederci veramente”.Sarà anche un bravo regista,ma non ha inventato nulla.

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  8. giancarloibba
    07/06/2013

    Il peggior film di Tarantino, finora, al contrario di quanto dichiara la fascetta sul DVD. Punto.

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Questa voce è stata pubblicata il 04/10/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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