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Peace is for pussies

Saw 6

I dati più interessanti inerenti “Saw 6” sono in prima istanza extrafilmici.

Gli incassi in patria sono stati deludenti, meno della metà dei precedenti episodi che nel periodo di Halloween hanno sempre dominato il botteghino.

Nonostante ciò, inutile esultare per un eventuale rinsavimento del pubblico dopo un lustro di soporifero e anonimo torture porn.

E’ semplicemente accaduto che, non paghi dell’inganno di “The Blair witch project”, gli States hanno commesso l’errore di precipitarsi in massa a vedere “Paranormal activity”.

E confido che se ne siano pentiti amaramente.

Come se non fosse sufficiente a sconfortarci il fatto che ritrite tattiche di marketing funzionino ancora, in quest’occasione la critica ha in buon parte recensito positivamente uno degli episodi più inutili della saga di Mr. Puzzle per gli stessi motivi per cui ha incensato “Drag me to hell”.

Capisco che gli yankees si rendono conto dell’orrore del loro sistema assicurativo e sanitario al massimo quando Michael Moore glielo urla in faccia, e non perchè crepano, ma che “Saw 6” venga in qualche modo sopravvalutato in quanto incentrato proprio su quei temi rivela uno status della critica ridotto ai minimi termini, una critica che scambia Tobin Bell per il protagonista di un film di Ken Loach.

L’attacco viscerale alle compagnie assicurative rientra in un’attesa evoluzione della trama (le deliranti teorie dell’enigmista hanno inizio dopo essere sopravvissuto all’incidente automobilistico successivo alla diagnosi di cancro), tanto più che John Kramer parla come un repubblicano e si accanisce su tossicodipendenti, prostitute e delinquenti di vario genere.

Un giustizialismo limpido che non lascia adito a troppe sfumature.

Accantonando ogni discorso su questa svolta obamiana della storia, pretestuosa e superficiale (anche se probabilmente con un impatto più efficace sulla massa di documentari su questa problematica), resta il film.

E c’è da mettersi le mani nelle budella.

Il nome del regista cambia, ma in realtà lo stile visivo non viene modificato in alcun dettaglio: scene di violenza montate da un esperto di luci stroboscopiche, camera sempre in movimento, neanche fosse un film di Kenneth Branagh, e intermezzi narrativi di stampo televisivo.

E ormai di serial televisivo si tratta, seppure con tempi dilatati a un anno fra una puntata e l’altra: bisogna ricordarsi le puntate precedenti per seguire il fragilissimo filo logico degli eventi e il finale è sempre costituito da un cliffhanger in vista della puntata successiva.

Inoltre lo schema di base adottato ricorda quello di “Dexter”:  far scoprire in quale modo l’antieroe sfuggirà alle indagini e resettare la storia per far ripartire la giostra.

Rispetto a “Saw 5” la storia torna a rivestire un ruolo maggiore, superando il freno in fase di scrittura che si era verificato.

Finalmente scopriremo che cosa ci fosse scritto nella lettera indirizzata ad Amanda (anche se non si comprende come Hoffman possa essere a conoscenza del colpo di scena che ci viene mostrato) e il contenuto della scatola lasciata in eredità a Jill.

Proprio quella scatola rappresenta il punto di svolta per la serie, chiudendo questioni lasciate aperte (perchè Amanda ha fallito nel test che consisteva nel non uccidere Lynn Denton?) e creando l’unico elemento di tensione narrativa (Jill tiene per sè la sesta delle buste a lei consegnate dal marito e la sua imprevedibile azione conclusiva apre la strada a molte eventualità).

Nuovamente il plot  è solo l’escamotage per spargere sangue, mentre ci vengono lanciate briciole dei tasselli della storyline principale, questa volta più consistenti ed intriganti.

In ultimo, l’elemento fondante: le torture.

Se in occasione del quinto episodio mi ero lamentato per una certa anemia (esclusa la scena delle lame rotanti), “Saw 6” alza nuovamente il tasso di gore, al punto che in Spagna, per la prima volta, viene distribuito solo nei circuiti pornografici.

Obiettivamente l’incipit esibisce dettagli molto forti e crudeli (due vittime designate devono tagliarsi parti del corpo sufficienti a far scendere una bilancia e bloccare il meccanismo che trapasserà loro il cervello), ma la ridicola recitazione e la regia esagitata trasformano la sequenza in uno spettacolo grottesco e ridicolo: mentre uno dei due si affetterà larghe porzioni di addome adiposo non saprete se ridere o coprirvi gli occhi (per l’imbarazzante messa in scena).

Tutto ciò cui si assiste in seguito non è particolarmente inventivo, riprendendo addirittura, con una modifica ingegnosa, il meccanismo di crocifissione e fratturazione delle ossa di “Saw 3” o concentrandosi soprattutto sul cinismo delle scelte cui è costretto l’assicuratore che dovrà superare il gioco.

Pertanto la censura si è dimostrata esagerata e tardiva, soprattutto riguardo film come questi caratterizzati da un montaggio ipocrita.

Dato l’alto numero di vittime, è lecito domandarsi quali tecniche magiche ed infallibili abbia usato Hoffman per sequestrarle tutte da solo.

Ed è alla magia che dovranno affidarsi gli sceneggiatori per reperire idee che non sfidino la nostra pazienza nel trovare credibile una trama che subisce un ulteriore contorcimento.

Per fortuna l’ipotesi di una resurrezione finale di John (sempre presente grazie a video preregistrati per la realizzazione di ogni fase del suo grande piano) non pare essere presa in considerazione, ma nel caso teniamoci psicologicamente pronti.

2 commenti su “Saw 6

  1. the incredible shrinking man
    22/11/2009

    Trovo che Saw sia diventato più una sorta di atto masturbatorio che una saga; il bisogno di riproporre, nonostante evidenti carenze di fantasia, ormai, dopo sei anni, le stesse trite, sanguinose, noiose e banali sequenze di sempre.
    Neppure più le torture sono innovative, ci si arrabbatta persino a rispolverare il pendolo di Poe … che poi non ricordo in quale capitolo era. Il quattro, il cinque, il trenta, boh (e pensare che le macchine di morte erano l’unico motivo per cui mi ‘costringevo’ a vedere i film.)

    La storia invece è diventata così intricata, con questo enigmista che è degno dei più grandi strateghi della storia, che mi manda in confusione.

    Questo genere torture inzia a rompere un po’ le balle.

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Questa voce è stata pubblicata il 17/11/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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