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Peace is for pussies

Babysitter wanted

Dopo l’inseguirsi di notizie e video sensazionalistici su babysitter che percuotevano i loro piccoli assistiti, sarebbe stato lecito attendersi qualche film che estremizzasse quel tipo di drammatica situazione.

Invece nessuno ancora ci ha pensato e prima ancora di “The house of the devil” (borioso and boring  fin dal titolo) “Babysitter wanted” ha riproposto il tema della donzella minacciata da entità più o meno demoniache, più o meno umane.

Per una consistente parte della trama i due film sembrano scorrere paralleli (giovane studentessa di college ha bisogno di soldi e accetta un incarico da babysitter in un posto isolato rischiando le sue strettissime pudenda) e si riscontrano persino analoghe scelte registiche: il ritmo non forsennato, un certo gusto retrò nello sviluppo della storia e nello stile visivo.

Si potrebbe persino azzardare che il primo tempo di “Babysitter wanted” supera in intrattenimento e complessità contestuale il suo principale rivale, nonostante “The house of the devil” spicchi, volenti o nolenti, per la spocchiosa e onanistica ricerca filologica.

Inoltre possiede un’arma sorprendente, Sarah Thompson (Angie), attrice televisiva, non novizia del genere horror, che sostiene sulle sue innocenti spalle l’intera impalcatura di un film traballante che riesce con disinvoltura a passare da momenti di pura tensione o di esibizionismo splatter ad altri di sublime ridicolo, talmente sublime da esondare nel geniale: perchè il ridicolo involontario è una realtà concreta, ma quando è davvero eccessivo allora trattasi sicuramente di puro genio.

Il personaggio di Angie è un piccolissimo capolavoro di scrittura psicologica, che sfugge gli stereotipi e li arricchisce di sfumature.

Cresciuta secondo una rigida e profonda educazione religiosa, non si atteggia da bigotta, ma sicura della sua fede affronta il nuovo mondo universitario con curiosità e mente aperta, e si evita così il banale meccanismo dell’innocente assoluta travolta dal male assoluto.

Angie ha un carattere forte dentro un corpo da Cappuccetto Rosso e si intuisce che la citazione della mitologia su San Giorgio e il drago rappresenta il suo destino e non sarà facile farla soccombere.

Si prova simpatia per questa ragazzina che non appare come carne meritevole di macello e darà filo da torcere ai cattivi di turno.

Altri elementi positivi sono una certa cura nel montaggio e nella fotografia, la ricerca di suspense, il non esitare di fronte all’orrore e la scorrevolezza del film: non ci sono tempi morti e il canovaccio procede dritto verso la meta senza intoppi, facendoci soprassedere all’alto livello di prevedibilità.

Purtroppo i registi sono ben due e due teste possono pensare troppo.

Così il film è appesantito da un’estenuante e pessima colonna sonora (in un momento di concitazione ricorda quella del videogioco “Doom”) che sottolinea ogni emozione, come per suggerirci quando dobbiamo provare paura, quando dobbiamo saltare sulla sedia, quando arriverà l’uomo nero.

Infine i più smaliziati sospetteranno fin dall’inizio in che direzione il film voglia condurci: nel prologo una ragazza viene appesa a dei ganci dopo che le sono stati disegnate sul corpo le parti da squartare, il contesto religioso è un po’ troppo sottolineato e il bambino da accudire si nutre solo di cubetti di carne ed è facile concludere che cannibalismo e demoni saranno i topoi fondamentali.

La svolta catastrofica è dovuta non al come si arriva alla rivelazione che tutti attendiamo, dato che la prima parte regge più che dignitosamente, ma proprio al twist che cambia le sorti della vicenda.

Colpa di un make-up approssimativo, o forse colpa di uno humour beffardo del tutto fuori luogo, in un nanosecondo vi sentirete attorcigliare lo stomaco per le risate, precipitando dai luoghi della paura su uno dei vagoni del castello incantato dei Luna Park.

Il presunto colpo di scena sortisce un effetto così umiliante che si è presi dal sacro furore di confessarsi, chiedere perdono ai fratelli Lumière e infliggersi Kurosawa e Kiarostami per il resto dei propri giorni a fini di espiazione.

A quel punto non resta che respirare profondamente e proseguire nella visione e, se per lo meno pretendete un po’ di frattaglie, il film vi accontenta in abbondanza con una sequenza sgradevolmente gratuita che non sfigurerebbe in un film tedesco, ma in un film americano è quasi coraggiosa.

Si scivola via su fiumiciattoli di sangue verso un finale che nella sua classicità non sorprende, ma neanche stona, a conclusione di un film che riesce a tratti a conciliare la modernità del torture-porn con una suspense tipica di produzioni passate.

In più nessuna ragazza è stata costretta a sculettare per le scale per la gioia di adolescenti dalle dita pacioccose.

Altri dettagli nella recensione di Elvezio Sciallis.

6 commenti su “Babysitter wanted

  1. Johnny
    03/12/2009

    Premesso che sei un grande,

    pre-messo(per secondo) che sono almeno un paio d’anni che spulcio il tuo blog alla ricerca di film che mi facciano passare qualche ora di diletto (e ne ho trovati diversi!),

    mi chiedevo:

    – c’è modo d’incontrarti di persona?
    (in caso, dovresti avere la mia mail)

    – avresti voglia di leggere un paio di sceneggiature, al momento in attesa di essere girate?
    (sarei interessato ad una tua opinione. in caso, dovresti avere la mia mail)

    – saresti in qualche modo interessato ad entrare in contatto con altri appassionati di cinema, per tirar fuori qualcosa di buono (o di cattivissimo) da questo interesse? (in caso, dovresti avere…)

    Attendo tue notizie, dovresti avere la mia mail.

    JF

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  2. Lenny Nero
    03/12/2009

    @Johnny: premesso un sentito grazie e premesso che come la maggior parte dei blogger fondamentalmente sono un cazzone, per contattarmi il modo migliore è usare la mail hardcorejudas@gmail.com. Ed avere pazienza.😉 Nella vita mi occupo di ben altro, conosco persone decisamente più esperte di me e con magari più tempo a disposizione da dedicare a progetti vari (il mio è spesso risicato all’osso). Inoltre non prendermi troppo sul serio.😉 Detto ciò, per quanto riguarda l’esprimere un’opinione quella non si nega a nessuno. Anche se magari ti sarai accorto dalle recensioni che non sono uno dai facili entusiasmi.😉 Anyway, perchè no? Ma prendile eventualmente come opinioni di uno qualsiasi, se no scriverei su qualche rivista del settore. O forse anche no.😉

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  3. eloisa
    03/12/2009

    Un film horror senza la solita protagonista femminile subnormale? Incredibile…

    L’immedesimazione nel personaggio per me è fondamentale ed essendo portatrice sana di geni XX è un pò imbarazzante vedere mie simili sullo schermo capaci solo di urlare e disperarsi.

    Un film horror con una protagonista femminile interessante e coinvolgente è, secondo me, “Haute tension” del 2003.

    L’ho visto un pò di tempo fa e lei mi è rimasta impressa.

    Lenny? che mi dici?

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  4. Lenny Nero
    08/12/2009

    “Alta tensione” mi è piaciuto, al di là del risibile twist (e non sapendo ancora che Aja si sarebbe sacrificato al dio denaro), per il recupero di vecchie atmosfere pompate da una dose di violenza che sinceramente in un film horror di quel periodo, per di più prodotto da Besson, non mi sarei proprio aspettato.
    Inoltre ha un gran ritmo, ottimi momenti di tensione e la scena della sega circolare è da applausi (“Tu non mi ami! Tu non mi ami!”).
    E’ interessante anche il fatto che sia un film tutto al femminile, ma in cui la donna non è un paio di tette votata al macello da parte del folle di turno. E fondamentalmente il male è rappresentato da un maschio!
    Chi sa le lesbiche come l’hanno preso questo film.

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  5. Suzupearl
    13/03/2010

    Lenny, l’ho appena visto e sono d’accordo con il tuo post. Lo siamo spesso, devo dire… Per “Alta tensione”: ora non lo ricordo molto bene, mi era piaciuto perché in sostanza ha un buon ritmo, mi era un po’ scaduto su un errore nel testo che ora purtroppo non ricordo, devo rivederlo. Le lesbiche in generale non so cosa pensano o se ne pensano qualcosa😀 io -da lesbica- credo che sia il vecchio espediente di Sotto il vestito niente: effetto sorpresa. I francesi però lo stanno usando spesso, più come sfumatura che come tratto centrale (martyrs, a l’interieur), credo che ne facciano una questione di doppio/specchio/parallelo più che concreta. In generale credo che l’horror storicamente funzioni più facilmente con le donne. Se ci pensi molto spesso le protagoniste sono donne, e alla fine se la cavano anche (vedi negli slasher)(si, ok, nel frattempo ne sono morte altre 12, in media le più sceme. C’è uno strano rapporto tra dimensioni tette-idiozia, negli horror)

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  6. Alex
    07/09/2010

    Mi e’ piaciuto questo film ; secondo me il colpo di scena risibile e’ voluto anzi se lo consideriamo come un film anni 80 questo rende il tutto piu’ realistico e credibile…La colonna sonora e’ uno scimmiottare continuo di quelle dei vari Venerdi’ 13 per altro citato con la scena finale ricostruzione a mio dire dal punto di vista scenografico minuziosa sembra lo stesso set…il finale aperto poi….

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Questa voce è stata pubblicata il 01/12/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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