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Peace is for pussies

Pandorum

Gli orfani di “Punto di non ritorno” potrebbero trovare una qualche forma di consolazione in “Pandorum”, prodotto, tra gli altri, proprio dallo stesso Anderson che diresse il punto di riferimento principale per questo scifi-horror più edulcorato e meno metafisico.

In un lontanissimo futuro, in cui la Terra è devastata dai problemi derivati dal sovrappopolamento e dall’esaurimento delle risorse, due membri dell’equipaggio della nave spaziale Elysium si risvegliano dal sonno criogenico dopo un lungo periodo di tempo.

Ricordano il loro addestramento, ma non hanno quasi memoria del loro passato o dello scopo della loro missione.

Non sanno nemmeno per quanti anni hanno dormito, in quale parte dell’Universo si trovino e quale sia stato il destino dei 60000 passeggeri.

Bower (Ben Foster) guidato via radio dal comandante Payton (un torvo e quasi sempre convincente Dennis Quaid) esplora l’immensa astronave alla ricerca di risposte e scopre che è popolata da creature antropomorfe il cui unico scopo è nutrirsi delle proprie vittime.

Nel contempo affiorano brandelli di ricordi dolorosi e aleggia su di loro e gli altri superstiti la minaccia del Pandorum, una sindrome schizofrenica che causa deliri ed allucinazioni.

“Pandorum” è intrattenimento palesemente e onestamente derivativo, risultato del riciclaggio di modelli preesistenti che potrebbe soddisfare i nostalgici di “Event Horizon”, “Supernova” o della saga di “Alien” , in cui sono stati inseriti a forza i mostri di “The descent” (sono identici) agghindati per questa festa di sangue come in un episodio di “Mad Max”.

Sono pochi gli elementi di originalità presenti, se escludiamo il contesto da fine del mondo, che, comunque, partendo da Emmerich per arrivare a Giacobbo, pare di moda, ma da diversi anni non veniva distribuito un film che provasse a sfruttare le potenzialità claustrofobiche e orrorifiche di certe ambientazioni.

Eccezione è “Sunshine” di Danny Boyle, altra pellicola analoga, che tuttavia si differenzia per la supremazia di estetica e stile rispetto alla narrazione e agli elementi commerciali di serie B che in “Pandorum” abbondano.

Affrontato senza aspettative, il film funziona per almeno tre quarti della sua eccessiva durata (proprio quando la tensione dovrebbe raggiungere il suo apice “Pandorum” mostra il fiato corto) grazie ad una sceneggiatura prevedibile e classica fino all’ultimo secondo, ma strutturata su livelli successivi di rivelazione, conferendo alla storia un’aura di mistero e consentendo di immedesimarsi nelle condizioni psicologiche di disorientamento e amnesia dei protagonisti.

Le scenografie, che ricordano soprattutto la versione fincheriana di “Alien”, sono spesso notevoli, tra precipizi senza fine e camere di congelamento che si trasformano in territorio di caccia, e le creature hanno un dinamismo aggressivo e violento che le rende immediatamente accattivanti.

Plauso al montaggio, che sa tenersi giusto un passo prima dell’eccesso, e ad alcune soluzioni che rendono meno indigesto e più suggestivo l’inevitabile spiegone.

Latita un po’ il sangue, più suggerito che mostrato, ma compensa l’atmosfera da corsa contro il tempo e in più di un’occasione sale l’angoscia.

“Pandorum” cede solo quando ci viene mostrato ciò che avevamo capito mezz’ora prima e invece di intraprendere la strada di un finale intriso di morte di massa e disperazione senza salvezza, che gli avrebbe consentito un salto di qualità notevole (le premesse ci sarebbero state!), scivola verso un banale esito dal sapore biblico dagli stessi stomachevoli effetti di quello di “Segnali dal futuro”.

D’altra parte “Pandorum”, anche se il regista esibisce qualche ambizione per lo meno visiva, non è un film innovativo, quindi non si può pretendere un coraggio che non dimostra fin dal principio, ma al massimo si può apprezzare il lavoro estremamente professionale e decisamente di maggiore spettacolarità delle cialtronerie inguardabili dirette dal suo produttore.

Anche se gli elementi diabolici e gore di “Event horizon” hanno un posto nel mio cuore e Dennis Quaid, che praticamente riesce a recitare tutto il tempo da seduto, non raggiunge le vette di follia di Sam Neil (che col suo sguardo parte avvantaggiato).

Accontentatevi e ricordatevi di alzare il volume per godervi le paraphernalia sonore da incubo ad occhi aperti.

Segnalo anche la recensione di Elvezio Sciallis.

5 commenti su “Pandorum

  1. caino
    04/12/2009

    l’ho trovato così brutto che ho dovuto interrompere la visione a venti minuti dalla fine… sul genere è decisamente meglio Eden Log.

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  2. Lenny Nero
    04/12/2009

    “Eden Log” è un prodotto di tutt’altro genere, ben altre ambizioni e con ben altro finale. “Pandorum” va preso per quello che è!

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  3. Count Zero
    04/12/2009

    Forse il fatto che la fantascienza sia agonizzante da anni mi ha reso meno esigente. Fatto sta che dopo 2012, Dante 01 e Knowing (che da molti è considerato addirittura un film gradevole, e non mi riferisco solo a ratzinger e alla sua cricca teocon) questo Pandorum, pur non rientrando pienamente nella categoria, non mi è affatto dispiaciuto.

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  4. fabristol
    07/12/2009

    Lenny, non capisco però come hai fatto a capire il finale mezz’ora prima.
    OK, il film ha dei limiti ma mi pare abbia degli ottimi spunti e sia ad un livello superiore rispetto ad altre produzioni hollywoodiane degli utlimi anni. Il problema di tutto il cinema post-Alien è che bisogna farci i conti nel bene o nel male. E’ difficile immaginarsi atmosfere nello spazio diverse da quelle di Alien, perché Alien ci ha detto tutto sull’horro-fantascientifico nello spazio. Voglio dire che spesso non si può fare altrimenti. Quelle sono le ambientazioni, quelle sono le paure ancestrali dello spazio profondo.

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  5. Lenny Nero
    08/12/2009

    Come ho fatto capirlo? Gesù, quando compare Cam Gigandet in scena non ti ha mai sfiorato il dubbio neanche un secondo?😉

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Questa voce è stata pubblicata il 03/12/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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