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Peace is for pussies

Moon

Difficile immaginare per quale motivo Ducan Jones, figlio di David Bowie, abbia scelto proprio un contesto fantascientifico per il suo primo lungometraggio, se per influsso genetico-ambientale o perchè è un genere (come sembra dimostrare) di cui conosce ogni sfumatura e gli avrebbe permesso di farsi notare nel mondo del cinema con un atto sicuro ed elegante.

Di fatto “Moon” è uno dei migliori film di fantascienza che si siano visti negli ultimi anni e assistere al connubio tra Nathan Parker, alla sua prima sceneggiatura, e Duncan Jones fa ben sperare nella nascita di due nuovi autori che sanno camminare benissimo sulle loro gambe.

L’apparente leggerezza minimalista del film costringe lo spettatore a guardare, concentrarsi, riflettere, emozionarsi, non più distolto da bombardamenti da videogioco o connubi biblici che da “Alien 3” in poi sembrano essere diventati un’inevitabile forca caudina.

Freno a mano tirato, sterzata indietro fino agli imprescindibili “2001: Odissea nello spazio” e “Solaris”, a livello di ritmo e di atmosfera, script solido senza una slabbratura, un occhio registico che sa muoversi sia tra i crateri lunari, conducendoci in stranianti passeggiate, sia nei soffocanti ed algidi ambienti di una stazione spaziale che riflettono la solitudine del protagonista.

Insomma, in questo caso si torna a far cinema, a costruire storie e psicologie, e Jones riesce sia a non annoiare gli occhi sia a toccarci profondamente.

Il talento del regista è evidente nel riuscire ad evitare banali plagi-citazioni e nell’allestire una trama, disarmante e disperata, mantenendola nei binari del dramma, senza scadere nel lacrima-movie (fatto che avrebbe reso pretestuose le vicende) e con piccole sferzate di ironia, sempre leggere.

“Moon” è un film tanto più appassionante quanto più lontano da ogni eccesso; scava a fondo nello spettatore come i raccoglitori di Helium-3, silenzioso e senza sosta, e tiene incollati allo schermo nonostante l’angoscia crescente.

A sostenere la pellicola da un contributo a dir poco notevole Sam Rockwell, uno degli attori più eclettici e brillanti che si siano visti negli ultimi anni.

A suo agio sia nell’interagire con la versione retro-futuristica di Hal 9000 (si esprime anche attraverso gli smile e si pone il compito di salvare l’elemento umano) sia con il suo doppio misteriosamente apparso nella stazione, segue con uguale attenzione la diversa evoluzione psicologica dei due personaggi, con qualche necessaria concessione all’istrionismo, regalandoci una delle migliori prove attoriali dell’anno.

“Moon” è un film che sfiora anche temi ecologici (le risorse energetiche) ed economici (lo sfruttamento del lavoro, l’intramontabile cinismo delle multinazionali), ma non sovraccarica ciò che è strutturale nella narrazione con pesanti disamine fuori tono (tanto che l’unico, e sottolineo unico, elemento che mi ha lasciato perplesso è il breve epilogo, forse aggiunto per alleggerire la tensione e scioglierla in una risata catartica, e chiudere con un barlume di riscossa la storia di una presa di coscienza dolorosa e senza speranza).

In “Moon” la stazione diventa l’alveo di un lenta decostruzione personale, e in quel nido, che invece di proteggere riserva scomparti nascosti e rivelazioni agghiaccianti, ci ritroviamo tutti insieme al protagonista, con l’unica compagnia di un robot solidale, a fare i conti non con i massimi sistemi, o minacce extraterrestri, ma con noi stessi.

Segnalo anche la recensione di Elvezio Sciallis.

6 commenti su “Moon

  1. the incredible shrinking man
    06/12/2009

    posso affermare senza indugio che questo è uno dei migliori film di fantascienza abbia visto negli ultimi anni, e andando anche oltre i generi, proprio uno dei migliori film abbia avuto il piacere di incrociare.

    La genetica sembra avere sempre il suo peso.

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  2. elvezio
    07/12/2009

    A dimostrazione di quanto la cattiva e maledetta pirateria danneggi il buon cinema, in settimana andrò a rivederlo molto volentieri in sala dopo averlo già visto su schermo casalingo.

    Gran film davvero…

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  3. WhiTe
    07/12/2009

    Su amazon.co.uk il BR vien poco più di 20 euro, spedizione e tasse incluse, alla faccia della distribuzione italiana che lo ha fatto uscire in poco meno di 10 sale. I miglior 20 euro che ho speso ultimamente per quella che è una delle migliori, se non la migliore, pellicole Sci-Fi degli ultimi anni. Sam Rockwell, già apprezzato in Joshua, si dimostra davvero valido. Ottima recensione, come sempre del resto ^___^

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  4. Sono d’accordo,moon è davvero una bella novita dopo tante pellicole da buttare. Sì il regista lo voleva fare apposta come omaggio ai classici della fantascienza.

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  5. Visto e recensito. Sì il regista lo ha voluto girare apposta per omaggiare i classici. Lo aspettavo da mesi, mantiene le promesse🙂

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  6. Lenny Nero
    08/12/2009

    Non parliamo di distribuzione. I film in Italia escono così tardi ormai che fai prima a comprarli su play.com, pagando pure meno.

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Questa voce è stata pubblicata il 06/12/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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