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Peace is for pussies

The box

Richard “Donnie Darko” Kelly, dopo l’ambizioso insuccesso di “Southland Tales” , prova nuovamente a conquistare il pubblico rispolverando il racconto “Button, button” di Matheson (1970), già adattato per la serie televisiva “Twilight zone” (1986).

Norma (Cameron Diaz) perde il suo lavoro di docente ed il marito Arthur (James Marsden) vede naufragare il sogno di diventare astronauta.

Mentre le loro vite vanno alla deriva, li attende l’appuntamento con il mittente di una scatola con un pulsante rosso.

La delusione e i problemi economici sembrano trovare un’amena soluzione nel patto offerto dall’inquietante Arlington Steward (Frank Langella), il cui volto è orribilmente sfigurato: se premeranno il pulsante riceveranno un milione di dollari, al prezzo della morte di qualcuno che non conoscono.

E un incubo di cui non possono immaginare le dimensioni si nasconde dietro il semplice gesto di un dito.

Se non conoscessi nei minimi particolari l’esordio di Kelly, potrei valutare “The box” in modo abbastanza lusinghiero, ma l’innegabile cura formale nasconde un’involuzione creativa a tratti imbarazzante.

Da una parte il film si regge su una solida struttura narrativa, talmente geometrica che il timore di trovarsi di fronte all’ennesimo tripudio di idee, disorganizzato e mal gestito, viene presto dissolto.

Inoltre Kelly ha un evidente talento visivo che sfoggia nei dettagli della ricostruzione d’epoca, supportato da ottime scenografie e una fotografia luminosa e patinata da sogno pubblicitario che si spezza.

Dirige la storia seguendo un ritmo lento, ma incessante, quasi ipnotico, con qualche suggestione hitchcockiana sottolineata anche dall’efficace, ma mai invadente, colonna sonora.

“The box” è un film che gioca sul contrasto tra un’apparenza ordinata e il caos emotivo che la sottende, e Kelly si trova a suo agio sia in interni familiari sia in ambienti immaginifici dal sapore futuristico, non sbagliando mai un’inquadratura e sfruttando al meglio, e in modo non banale, spazi e volti.

Persino gli incastri della storia, sempre più complessa, funzionano perfettamente, grazie ad un montaggio rigoroso e non entropico come quello di “Southland tales”.

Tra le qualità del film, un buon cast tra cui spicca, a sorpresa, Cameron Diaz, intensa e misurata anche quando potrebbe cedere al melodramma e vera anima del film insieme al criptico Langella.

Kelly non rinuncia comunque a se stesso, o forse pensa di dover recuperare spettatori tra gli estimatori della prima ora, e compie alcuni passi falsi per fortuna perdonabili grazie alla qualità generale dell’opera.

Il regista recupera i temi portanti di “Donnie Darko” (i deliri sci-fi, il sacrificio per gli altri), cita i worm-holes, ricicla i disegni del manuale sui viaggi nel tempo (ben due volte, nel caso non avessimo notato l’autoreferenza), inserisce citazioni politiche e musicali dell’epoca e forse non gli è parso vero di allestire nuovamente una serie di dilemmi etici in odore di moraletta cristiana (anche se al contrario di “Southland tales” non sfrutta, e ci risparmia, i possibili sottotesti biblici).

L’unico elemento che ci induceva a riporre fiducia in Kelly, persino in ST, era proprio quello di sembrare un genio che avesse bisogno di una guida nel conferire un ordine a un dozziliardo di intuizioni brillanti, sostituite in quest’occasione da idee già usate che più che costituire una cifra stilistica appaiono segnali di una battuta d’arresto inventiva.

Di ciò ne saranno contenti coloro che non amano le continue deviazioni artistoidi, anche se il film è costellato di momenti visionari o puramente lynchiani che non stonano, e si inseriscono in modo naturale nel contesto di per sè assurdo, e non prendono mai il sopravvento se non in alcune occasioni in cui delirio e illogicità occupano intere sequenze a puro servizio dell’onanismo del regista (la triplice possibilità di scelta di Arthur).

In sintesi “The box” è un film realizzato in modo impeccabile, lontano dal gusto mainstream americano e con un finale particolarmente crudele, che potrebbe piacere agli amanti di thriller e fantascienza, ma in cui il Kelly scrittore si annulla, escluse le strizzate d’occhio ai fan, lasciando risaltare le sue doti registiche.

Tuttavia l’esuberanza barocca, dinamica, magniloquente e colorata di “Southland tales” è quasi del tutto assente a favore di un quadratissimo buon gusto.

Qualcuno ne sarà indubbiamente felice, ma lascia un po’ l’amaro in bocca vedere un talento simile che si castra da solo, forse per l’arrogante desiderio di autogestirsi in toto.

Dall’osare troppo, creando comunque sequenze abbaglianti, all’osare troppo poco, sostando in canali già percorsi, i passi indietro sono molti; ma questa è una considerazione su un regista che sembra destinato ad una carriera diseguale e altalenante e che non vuole inficiare il giudizio obiettivamente positivo sul film considerato nella sua unicità.

10 commenti su “The box

  1. elvezio
    23/12/2009

    Bravo.

    Per me la soluzione la si potrebbe trovare con qualche tipo di terza via: ovvero Kelly che incontra uno sceneggiatore stralunato ma molto molto abile. Nomi?

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  2. lucretia
    23/12/2009

    perdona l’OT, ma mi piacerebbe sapere se hai visto la quarta serie di dexter e cosa ne pensi.🙂

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  3. Lenny Nero
    23/12/2009

    @lucretia: la sto guardando in questi giorni e continua la mia impressione di noia mortale, anche se qualcuno mi ha riferito che negli episodi finali si risolleva!

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  4. lucretia
    23/12/2009

    fino alla quarta puntata si, è stato decisamente noioso. poi si risolleva e poi impenna proprio. non ti dico di più e attendo un tuo post in merito.

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  5. Lenny Nero
    23/12/2009

    @elvezio: io sarei già contento di una sceneggiatura originale confidando che qualcuno assista Kelly durante la scrittura! Dovrebbe rendersi conto che di Lynch ne esiste solo uno e se ambisce ad essere il Lynch dello sci-fi esistenziale allora è meglio che si vada a rivedere perchè i film del maestro funzionano e “Souhtland Tales” no. In realtà la grossa cazzata di ST è stata quella di proporre un film partendo da una storia pregressa narrata in fumetto. Certi progetti andrebbero organizzati meglio e soprattutto Kelly non ha un nome tale da potersi permettere certi guizzi di ingegno, per i quali simpatizzo, ma che poi vanno incontro a inevitabile fallimento. Di nomi di sceneggiatori stralunati, ma abili al momento non me ne vengono. Secondo me lui è la persona ideale per realizzare certi tipi di film. Ma il ragazzo deve farsi prendere meno dall’entusiasmo e dal gigantismo. Secondo me “The box” è un film realizzato quasi con la coda tra le gambe e il timore cosciente di dover recuperare terreno.

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  6. Lenny Nero
    23/12/2009

    @Lucretia: me lo dicono tutti. A questo punto sono curioso, spero ne valga il tempo. In caso contrario vi vengo a cercare a casa. Vestito come Dexter Morgan!

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  7. lucretia
    23/12/2009

    paura!

    (mi toccherà giocare d’anticipo e aspettarti con la siringa da piantare sul collo!)

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  8. caino
    07/02/2010

    è bello. Crudele, cinico, esteticamente superbo. Mi ha fatto dimenticare che è un film americano.

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  9. The Box: premi un pulsante e cambierai la tua vita!

    Se fossi un ET avanzato tecnologicamente (o il Tentatore), per testare l’etica e la moralità della specie umana, inventerei questo giochetto a catena di S. Antonio x i seguenti motivi:

    1) ci sarebbe un drastico sfoltimento della popolazione;
    2) nessuno potrebbe dire che gli ET sono cattivi!

    Una splendida Cameron Diaz impersona la signora che deve premere il pulsante.
    Questo film tratto da un racconto breve, dà speranza agli scrittori: anche “2001 Odissea nello Spazio” era tratto da un breve racconto.
    Alcuni dialoghi del film:
    “La magia è indistinguibile dalla scienza avanzata”.
    “Perchè una scatola?”, “Perchè viviamo in una scatola (la casa), andiamo a lavorare con una scatola (l’auto), il nostro corpo che è una scatola (contenitore dell’anima), alla fine sarà messo in una scatola (la bara)!
    Comunque contrariamente a quello che si può pensare è un film che dà speranza all’uomo: al protagonista viene fatto vedere un pò di paradiso.

    Alla fine del film mi sono chiesto: “avrei premuto quel pulsante?”.
    In Italia dovrebbero chiederselo tutti!

    Per quello che riguarda il finale non sarei troppo severo col regista: proprio la linearità del film obbliga il finale!
    Del resto mica si può sempre stare dietro a trame alla Linch che x capirci qualcosa bisogna prendere appunti (addirittura per Donnie Darko c’è chi ha proposto 3 spiegazioni diverse con salti nel tempo ecc. ecc.).
    Come il principio antropico giustifica la nostra esistenza, legittimando una linea evolutiva unica per la nostra specie, così ogni tanto si ha anche piacere di vedere un film con un capo e una coda!
    Se esistiamo è perchè qualcuno dei nostri antenati ha avuto il coraggio, l’intuito o l’istinto di premere un pulsante: invece in questo caso bisognava avere la forza di non premerlo!

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  10. dzenita
    26/12/2010

    …mi piace moltissimo la tua recensione…non le manca
    niente!!! Io ho goduto particolarmente rivivendo atmosfere
    hitchcockiane, che si avvertono gia dall inizio del film…penso
    sia la cosa che mi e piaciuta di piu nel film…🙂 Adesso vado a
    leggere cosa hai scritto nel “A serbian film”…

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Questa voce è stata pubblicata il 23/12/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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