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Peace is for pussies

Pontypool

“Pontypool” è uno dei film più originali che siano stati realizzati nell’ultimo anno sull’abusato tema “infestazione e zombie”.

La sua attualità è l’essere un film che condensa, seppur superficialmente, anni di masturbazioni mentali su memetica e neurolinguistica.

Uno dei primi libri a rendere il meme addirittura un protagonista assoluto è stato “Il secondo avvento” di Andrew Masterson e il meme di Dio, sotto mentite spoglie, era primum movens e deus ex-machina nel teatro dell’orrore di “Martyrs”.

Recentemente le matrici verbali sono state brillantemente narrate nel folle e logorroico puzzle de “Le memorie dello squalo”.

Fonti esplicitate di “Pontypool” sono “Pontypool changes everything” di Tony Burgess e “Snow crash” di Neal Stephenson, storia di un virus memetico.

L’intera scena si svolge in una cittadina dell’Ontario all’interno di una stazione radio, la cui voce, Grant Mazzy, roca e da vecchio yankee, cerca di provocare gli ascoltatori suscitando le rimostranze della produttrice.

Fino a che panico e terrore esplodono direttamente in modulazione di frequenza.

Il film si regge esclusivamente sui volti e le parole degli attori, mentre la telecamera si muove fra di loro rendendo dinamico, in modo discreto, un allestimento a rischio di fissità.

E tutto il budget fluisce negli ottimi dati tecnici, dalla fotografia al montaggio, che il regista Bruce McDonald sa usare con un impeccabile e davvero raro senso del ritmo.

“Pontypool” è un film che si nutre di parole, di parole che provocano cortocircuiti nell’overload di informazioni che tutti i giorni riceviamo, di parole quotidiane che diventano un’ossessione e scatenano reazioni violente, di parole che uccidono persone e distorcono il senso di altre parole, di parole che disperdono il loro significato.

Il virus della rabbia si trasmette attraverso uno degli idiomi più diffusi (l’inglese) e tramite sostantivi invevitabilmente pronunciati, come semplici interlocuzioni o come espressioni di affetto.

Il segno verbale che stabilisce le relazioni diventa il veicolo per la loro distruzione e il cannibalismo degli infetti è in ultimo rivolta alla ricerca di un senso che deve essere ristabilito.

“Pontypool” è tensione, tensione che cresce gradualmente, orchestrata secondo tempi calcolati col metronomo, basata sulla narrazione verbale, i suoni, le suggestioni di un racconto in diretta che stimolano la fantasia dello spettatore, e non per questo meno paurosa.

Viene evitato l’osceno per concentrarlo in una lunga sequenza che esplode letteralmente di sangue che sancisce il climax di una giornata noiosa che vira verso la catastrofe collettiva.

Qualche caduta di tono evitabile e fastidiosa (la spiegazione scientifica) non compromette la tenuta del film che ridona alla parola e alla scrittura quel potere creativo che le è sottratto dall’immagine.

Ai tempi di “Spider” Cronenberg eliminò completamente la voce-off prevista dalla sceneggiatura di McGrath affidandosi esclusivamente alla forza di sequenze quasi mute, stabilendo una cesura netta tra lo stream of consciousness del romanzo e la sua non necessità in un’architettura visiva.

“Pontypool”, al contrario, è anticinema nel cinema, con un risultato sorprendentemente efficace, che sa trasmettere brividi ed appassionare, anche se si scontra con i suoi stessi limiti programmatici e rischia esso stesso il crash concettuale.

Terminando al momento giusto con un finale divertente, surreale, e persino emozionante, che lascia soddisfatti.

Per altre considerazioni, segnalo la recensione di Elvezio Sciallis.

13 commenti su “Pontypool

  1. elvezio
    28/12/2009

    Sto Lenny cresce bene, non trovate?
    Ou, buon 2010 e fai il bravo ragazzo altrimenti sai che sono sculacciate (non osare rispondere con cose schifose).

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  2. eloisa
    28/12/2009

    Concordo, Lenny sta venendo su benissimo.

    La tua recensione mi ha incuriosito tantissimo e mi sto già dando da fare per recuperare film e libro da cui esso è stato tratto.

    Su “Malpertuis” ho letto che Tony Burgess è un esperto di PNL e questo mi sembra che spieghi bene le 3 fasi del contagio (così come le ha descritte Elvezio):

    i 3 stadi distinti non sono altro che la metafora di quello che succede secondo la PNL quando si scambia “la mappa” ( le parole e ciò che descrivono) per il “territorio” (la realtà che cerchiamo di descrivere).
    Il male ( l’errore) giunge quando acriticamente scegliamo di far coincidere la mappa con il territorio.

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  3. Pablus
    28/12/2009

    Questo tuo spazio e le cose che scrivi mi incuriosiscono sempre più.
    Insieme alla creatura di Elvezio fate proprio una bella coppia per quel che riguarda stimoli e visioni.
    Continua così!

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  4. elvezio
    28/12/2009

    Ahahaha coppia dio bono coppia la prossima volta che incontro Lenny la sua dolce metà mi pialla ccon il napalm.

    Eloisa, hai detto una cosa verissima, grazie per l’input!

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  5. Fumettofilo
    29/12/2009

    Lenny ed Elvezio, il Tex Willer e il Kit Carson dell’horror! Magnifico! Certo, spiace un un po’ per il “vecchio satanasso” Elvezio in quanto nulla mi farà mai cambiare idea che il suo corrispettivo Carson sia quello passivo! Ok lasciamo da parte le amenità. Avete mai pensato di inaugurare un progetto comune? Immaginate il potenziale delle vostre mefistofeliche menti messe assieme!

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  6. Lenny Nero
    29/12/2009

    @Fumettofilo: grazie. Immaginare la faccia di Elvezio quando leggerà il commento è qualcosa di impagabile. Credo che non smetterò di ridere da qui al prossimo capodanno!🙂 Praticamente io Satana e lui la mia puttana schiava. Meraviglioso…mi chiedo solo come non riuscirò a non ridere in faccia a Big Elvis senza rischiare di essere ucciso a sprangate.🙂

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  7. elvezio
    29/12/2009

    Vecchio satanasso! Una bistecca alta quattro dita, presto! E una montagna di patatine fritte, grunt! E birra ghiacciata, almeno muoio di colesterolo e cirrosi…

    Ora, con che sangue lavare questa offesa? Chi sei? Dimmi il tuo nome, cosicché possa inciderlo sulla pallottola che ti porterà via da questa valle!

    Spero almeno di essere disegnato da Magnus…

    Passivo.

    Dio bono passivo.

    William tienimi per favore altrimenti combino un casino…
    🙂

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  8. elvezio
    29/12/2009

    Tanto mica ti uccido io a sprangate, ora avviso la vipera-jena poi lascio fare tutto a lei.

    In quanto passivo chiamo la mamma e ti tolgo dal blogroll, ti…

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  9. Lenny Nero
    29/12/2009

    Sto soffocando dal ridere, è troppo!🙂 Oh, sì, ti tengo, ti tengo forte! Da dietro come piace a te!🙂

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  10. Lenny Nero
    29/12/2009

    No, please. Che mi ammosci il page-rank!🙂

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  11. elvezio
    29/12/2009

    Ti sapevo volgare, ma così, usare il rank addirittura! Chissà che diranno le vere blogstar…
    ora basta che sto cercando di scrivere la recensione di Long Weekend dove Caviezel picchia le donne e anche gli animali…

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  12. Fumettofilo
    30/12/2009

    Ho gasato Lenny come non l’avevo mai letto prima e verrò spedito in una valle di lacrime da Elvezio… mica male come bottino di capodanno!

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  13. Pingback: Ponty Pool – la parola è un virus « mezzanottefonda

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Questa voce è stata pubblicata il 28/12/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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