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Peace is for pussies

Avatar

Sopravvissuto ad una settimana di code, accampamenti e pestaggi alle biglietterie per ottenere i posti migliori, ho finalmente visto il giocattolo di James Cameron di cui tutti si sentono in dovere di parlare.

Anche il sottoscritto non si esime da questo ingrato compito (c’è chi ha un mutuo da pagare, chi un page-rank da sostenere) anche se dopo una cornucopia di opinioni ci si domanda quali ulteriori punti di vista si potrebbero aggiungere.

Di fatto, discutere di “Avatar” è quasi inutile: il film è esattamente quello che tutti si sarebbero dovuti attendere dal trailer o, più precisamente, è l’ennesimo film di James Cameron.

Il regista è poco prolifico, accusato da uno dei produttori di “Pirana paura” di essere lento e dispersivo, ma soprattutto basta scorrere la sua filmografia per dedurre in modo agevole che non è un realizzatore di film d’essai, ma un bambino ormai intrappolato nel corpo di un ultracinquantenne.

Cameron è sempre identico a se stesso, è uno che ci fa ancora scattare l’applauso a scena aperta quando sentiamo urlare “Escono dalle fottute pareti!”, che ama superare le possibilità tecnologiche e usa le storie come semplicissimi canovacci per un’esibizione muscolare.

“Avatar”, da questo punto di vista, non sorprende e chiedere a Cameron di osare con la trama, di non usare come patetici figuranti personaggi stereotipati fino all’inverosimile, imbarazzanti marionette gettate a forza dentro a un videogame, è una richiesta tanto comprensibile, quanto inverosimile.

Lamentarsi di una narrazione perfetta nella sua linearità, nella sua oculata smussatura di psicologie, nell’accelerazione di passaggi prevedibili tramite ellissi per evitare la noia, nell’adozione di un’evidente retoricità che lambisce appena temi attuali, ma affonda negli archetipi più comuni, è un esercizio accademico che si può anche compiere, ma in questo caso è futile.

Malignamente, si potrebbe anche pensare che quando si è consapevoli di stare investendo una cifra enorme in un progetto a dir poco ciclopico si deve anche prestare attenzione a come recuperare gli introiti.

Renderlo un prodotto adatto a qualsiasi fascia d’età, scadendo volontariamente nell’infantilismo, nell’immediatezza, è la tattica più semplice.

Forse con il seguito Cameron si potrebbe concedere maggior coraggio, maggior spessore contenutistico, ma dopo 30 anni non mi attendo che diventi un regista che non è.

Spero solo che superi gli snodi chiave di “Pocahontas”.

Qualche lagnanza, comunque, l’ho pure io.

Abbandonata ogni pretesa di vivere una “grande storia” che si elevasse al di sopra del livello di una favola per bambini, resta la meraviglia.

Di tutto il baraccone allestito, solo un elemento non mi ha convinto in termini di efficacia: la motion capture.

Sebbene sia stata migliorata, gli abitanti di Pandora sono ancora troppo rigidi, di plastica, dai movimenti non sempre fluidi e con un’espressione facciale ridotta.

Sicuramente sono stati compiuti un milione di passi avanti rispetto agli esperimenti di Zemeckis, ma i risultati non sono ancora ottimali.

L’irrealtà dei Na’vi si scontra con la loro immersione in paesaggi dal realismo strepitoso.

In alcuni momenti il 3D sembra solamente scontornare le immagini e aumentare la profondità di campo, ma in altri si rimane stupiti dalla visione di ambienti inesistenti che annichiliscono per la loro grandiosità e la complessa ricchezza di dettagli, tanto che avrei preferito che alcune inquadrature durassero di più invece che essere malamente mozzate da un montaggio a tratti frettoloso.

Il mondo di Pandora è la trasmigrazione su grande schermo di anni di RPG da console, di immaginario fantasy selezionato con cura: oltre agli occhiali dovrebbero fornire un joystick.

Non c’è panorama, non c’è creatura, non c’è mech che non sia praticamente perfetto, per questo spiace che proprio i nativi blu siano l’elemento debole e sorprendano meno del Gollum della WETA.

Molti hanno preferito la prima parte di questa possibile epopea, quella della scoperta, mentre io ho atteso con ansia lo scontro finale.

Inutile sottolineare che durante quelle sequenze Cameron inonda lo schermo di testosterone ed adrenalina, seguendo la logica del “bigger than life”.

Tutto è gigantesco, dalle esplosioni agli aerei di combattimento ai missili lanciati, e non ve ne importa niente che i marines stiano massacrando i Na’vi perchè vorrete ancora più esplosioni, inquadrature più vertiginose, più Ikram che volteggiano in gruppo.

“Avatar” è tutto qua: chiamatelo videogioco interattivo, cartone animato, spettacolo regressivo.

Avrete comunque ragione, ma, almeno che non mi sia sfuggita qualche dichiarazione, non credo che sia mai stato presentato come altro al di là di un insieme di innovazioni tecniche (ad iniziare dalla telecamera per le riprese tridimensionali).

Inqualificabile la colonna sonora, soprattutto quando scimmiotta quella di “Titanic”.

L’LSD è out, ma il Luna Park è ancora in voga.

8 commenti su “Avatar

  1. Re Ratto
    22/01/2010

    Amen

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  2. Kust0r
    22/01/2010

    Peccato per la colonna sonora, secondo me vero anello debole del tutto.

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  3. Smith
    22/01/2010

    Quello che hai scritto è ineccepibile ma su un punto non concordo assolutamente. Se le movenze dei puffovatussi sono a volte un po’ legnose, la mimica facciale è incredibile. Come fai a dire che hanno poche espressioni?

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  4. paolo
    22/01/2010

    ma questo è cinema?…o è solo un immmenso videogioco?…un cartone animato targato 2010..alla fine c’è anche terminator…ma che gran baracconata!!! certo Pandora è bellissimo, i Na’vi un pò meno…ma tutto il resto è prescindibile…

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  5. Lenny Nero
    22/01/2010

    Il cinema è come i livelli di un linguaggio. C’è quello alto, quello medio e quello basso. In fondo agli esordi la gente si divertiva solo a vedere treni in corsa. Non è il mio tipo preferito di cinema, lo considero un giocattolo per tutti. Ma si può sapere perchè qualcuno continua a nutrire speranze in quel baraccone che è Hollywood? Ho giocato a videogame con ben altra profondità rispetto ad “Avatar”. Ma, come per altro ho scritto, Cameron è un fabbricante di giocattoli. Che cosa ci si aspettava di vedere?

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  6. Pingback: Avatar, un film da non perdere | Tempo libero

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  8. Misto animazione-3D. Ennesimo film cowboy contro indiani in chiave fantascientifica. Questa volta i cowboy hanno a che fare con degli indiani alti 4 metri che oltre ai cavalli, cavalcano pterodattili multicolor e sono interconnessi con la natura del pianeta. Sono c…i amari x i cowboy, specialmente se un paraplegico alla Matrix tradisce….

    La trama è molto semplice, ma allora perchè questo film ha fatto così successo? Non è che ormai si vada al cinema per vedere come sia possibile trasformare una trama idiota, in un capolavoro grazie ai milioni di dollari spesi in effetti speciali?

    Ma poi secondo me, c’è il rischio che tutti questi effetti speciali trasformino i films in cartoni animati di lusso!

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Questa voce è stata pubblicata il 22/01/2010 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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