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Peace is for pussies

Zombieland

Il mondo si è spopolato in seguito ad una rapidissima zombie-apocalypse causata da un agente infettivo che ha contagiato il paziente zero attraverso un panino da fast-food.

A inseguire la leggenda di cittadine non ancora invase dai morti viventi, un nerd, uno yankee distrutto per la morte del figlio e due giovani sorelle che vivono di criminosi espedienti.

La questione è semplice: o “Zombieland” è un capolavoro d’avanguardia di cui apprezzeremo il valore tra un secolo o il suo successo in madrepatria è spiegabile con una lobotomia di massa.

Credo di non aver visto un film così noioso, inutile, prevedibile e scarsamente equilibrato da tempo.

“Zombieland” non è un film horror, non è anche un film demenziale; è un film pop-mainstream che non possiede neanche l’intelligenza commerciale di rivolgersi a un target preciso e calcolato in partenza, con il risultato di deludere chiunque, nonostante l’imbarazzante tentativo di ritagliarsi persino una sequenza cult per hipster.

Il trailer induceva a sperare in un nuovo “Shaun of the dead“, ma dimenticatevi immediatamente ogni possibile paragone, il sottile umorismo o la comicità disarmante che andava perfettamente a braccetto con scene gore per veri aficionados.

Persino l’incipit è fedifrago: sprazzi di cannibalismo, devastazione urbana, titoli di testa che esibiscono al ralenti momenti più violenti dell’atteso vista la cornice che appare subito patinata.

Superati i primi minuti, incominciano i problemi.

Il tono è settato su quello di una commedia giovanilistica, si strizza l’occhio ai videoclip con la sovrimpressione delle regole per la sopravvivenza da seguire, la voce fuori campo del protagonista nerd imperversa, cercando di appassionarci alla sua noiosa esistenza, e via via che la storia procede ci allontaniamo sempre più dai territori di Jackass per sprofondare in improbabili storie d’amore e scenette che ambirebbero a essere divertenti.

La trama si snoda in modo meccanico, ripetitivo, tra dialoghi da adolescenti e intermezzi gore che alla fine risultano inessenziali, estemporanei, né troppo grotteschi né mai paurosi.

Il disappunto cresce esponenzialmente notando che il regista, Ruben Fleischer (che ha già in cantiere il seguito), tecnicamente è tutto meno che un inetto, ma il montaggio, la curata fotografia e qualche bella inquadratura non sono sufficienti a far decollare ritmo e interesse, tanto che quando si arriva al momento potenzialmente cult il film si arena completamente a più di mezz’ora dalla fine.

Le scene girate presso la villa di Bill Murray, nei panni di se stesso (come Woody Harrelson, sarcasticamente parlando), sono un concentrato di soap-opera scolaresca e di espliciti riferimenti cinematografici (“Ghostbusters”) che, per motivi anagrafici, apprezzano al massimo gli over 30, con un effetto schizofrenico.

Qual è il target della pellicola?

Un pubblico adulto in cerca di svago o un pubblico di adulti così nerd da non avere mai goduto di uno svago in vita propria al di fuori della propria cameretta e che sognano ancora la bad-girl di turno?

Si intendeva far ridere, emozionare, spaventare o in questa volontà ecumenica si è perso completamente di vista il progetto e ogni risultato efficace?

E dopo un’ora di calma piatta e idiozie si arriva all’ovvio showdown finale pregando che duri il meno possibile, ma nemmeno colpi di fucile e zombie sanguinolenti riescono a risollevare le sorti del film che si diluisce in un finale scontatamente retorico e gravato dalle sottolineature patetiche del protagonista.

E’ un peccato, perchè Fleischer sembra avere qualche cartuccia di talento da sparare, soprattutto sul versante horror-action, ma la sceneggiatura è ai livelli di “American pie”.

Segnalo la recensione di Elvezio Sciallis.

4 commenti su “Zombieland

  1. Carlo
    03/02/2010

    Ho trovato Zombieland un film parecchio divertente, ben girato e dal ritmo senza pause e sbadigli, che arriva alla fine senza sforzi o problemi di sceneggiatura stitica.
    Certo, il finale ce lo si aspettava molto simile a quanto abbiamo visto, ma questo deve essere per forza un problema?
    Erroneamente si pensa che la fruibilità sia un difetto; eppure questo aiuta a non perdersi, facendosi prendere per mano dal regista, e farci accompagnare verso l’agognato finale.

    Ben comprendo l’analizzare nella carne e nelle osse un opera che fa tanto parlare di se, ma il volerla distruggere a tutti i costi solo per il gusto di guardare sempre ai concorrenti con maggior contenuto e morale mi sembra eccessivo, no?

    E un buon film, con delle belle trovate, gag e battute; ben recitato e che si prende in giro da solo, ma che sopratutto non ha la minima intenzione di dimostrare niente; si vede che è un film che dimostra l’amore per il regista verso gli zombie – movie, ma lungi dal volersi auto consacrare come nuovo termine di paragone.

    Bisogna fare attenzione a segare in due tutto quello che non trova riscontri con i propri gusti; oltre a non tener conto della fatica, impegno e risorse riversate in un progetto cinematografico, musicale, letteraio o videoludico, non si tiene conto che, forse, la suddetta opera non l’abbiamo capita, e in difetto siamo noi, non il prodotto.

    Non voglio fare la morale, anche perchè ti seguo con passione e in buona parte son d’accordo con le tue analisi e recensioni, ma a volte ci andate troppo con la mano pesante, e il più grosso errore di un critico è quello di farsi trascinare la mano dal peso della mannaia, non rendendosi conto che si è trasformato in un boia.

    Un abbraccio.

    Carlo

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  2. the incredible shrinking man
    06/02/2010

    “La questione è semplice: o “Zombieland” è un capolavoro d’avanguardia di cui apprezzeremo il valore tra un secolo o il suo successo in madrepatria è spiegabile con una lobotomia di massa.”

    Non so, io propendo per la seconda ipotesi, sono carico di negatività.

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  3. Carlo
    07/02/2010

    La soluzione al dubbio, The incredible shrinking man, è di non aver paura di perdere un’ora e mezza, e guardartelo in santa pace, senza ascoltare pareri altrui, cadendo nell’errore di trarne conclusioni affrettate.

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  4. the incredible shrinking man
    08/02/2010

    oh sì, Carlo, l’ho visto, per questo ero tanto carico di negatività. Sono d’accordo con la recensione di Lenny Nero, e lo trovo un prodotto scadente.

    Poi, ovviamente, la mia è solo una tra le tante opinioni, non ha pretese di universalità, però continuo a trovarlo un brutto film. Una pellicola di basso intrattenimento.

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Questa voce è stata pubblicata il 02/02/2010 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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