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Peace is for pussies

Alice in Wonderland

“Alice in Wonderland” è lo speculare fantasy di “Avatar”, con il non troppo sottile scarto di differenza che Tim Burton rimane un autore, mentre James Cameron non lo è mai stato.

Potrebbe apparire esagerato disquisire sulla futile distinzione, nel XXI secolo, tra puttana ed artista, ma quel darkettone dai capelli esplosi sa quando essere la prima, per intascare soldi per progetti più personali, ma sa sempre essere anche il secondo.

E per questo gli si perdona una marchetta dalla sceneggiatura indecente, mentre ancora abbiamo gli occhi pieni del fumo e del sangue diSweeney Todd”.

Glielo si perdona perchè così è di diritto per i geni visionari, ormai specie rara, ma non tanto l’abbandono della trama originale, quanto il fragile, ridicolo e bislacco collage di situazioni atte ad accontentare chiunque mette a dura prova la pazienza anche del più fanatico degli ammiratori.

La parabola capitalista di una ragazzina bianca, che scambia la libertà con il procedere alla conquista imprenditoriale della rossa Cina, non solo appartiene ad universo lontano rispetto a quello cabalistico di Carroll, ma nella sua evidenza americana e disneyana è così imbarazzante che bisogna rimuoverla dalla mente per concentrarsi su altri aspetti, per fortuna preponderanti.

E seguendo il motto che niente è impossibile, se non pensi che lo sia, Tim Burton arreda lo sporco canovaccio yankee con una sarabanda di idee visive di lusso, talmente eleganti e raffinate che il 3D divente ammenicolo per bambini e specchio per allodole.

Alice in Wonderland” è un film concettualmente errato, con seri problemi di ritmo, costruzione della storia, assenza di climax, eppure riesce, semplicemente catturando la retina, a intrattenerti per tutta la sua durata, perchè altro non conta in questa pellicola che una visione passiva, in cui sottomondo rappresenta la possibilità di sovvertire il solido immaginario creato dal cartone Disney per consentire all’artista di svincolarsene e sbizzarrirsi.

E’ in quest’unico margine di libertà, che diventa squarcio panoramico, che Burton riesce a fottersene di uno script, di cui evidentemente non gliene importa nulla, per creare un universo mai visto e inatteso e ritratteggiare i noti protagonisti.

Gli stessi attori, con l’eccezione di Mia Wasikowska, già pittorica e ottocentesca di natura, diventano argilla rimodellata fino al perdersi dei connotati, fumetti animati inumani, ma realistici, al cui grottesco ci si abitua subito.

E tanto odiosa risulta la scialba regina bianca, quanto sarà impossibile non simpatizzare per la Regina Rossa, una Bonham Carter che riesce incredibilmente a recitare, acida e frustrata, sotto tonnellate di trucco ed effetti digitali.

Lascia un po’ di delusione il non aver sfruttato il potenziale di Matt Lucas, nel doppio ruolo di Pinco Panco e Panco Pinco, che in “Little Britain” si è mostrato come vero genio del male.

Spicca lo sgargiante Cappellaio Matto, il solito Depp a suo agio con i ruoli borderline, ma gli occhi vorticano da un parte all’altra per cogliere i dettagli, dei costumi, delle scenografie, delle pareti del castello, del mobilio, delle architetture fuori dal tempo, per godere di ogni sfumatura cromatica calcolata, quella sì, in modo preciso e matematico, raggiungendo una perfezione meticolosa.

Ci si perde tra boschi giganteschi e parlanti, tra campagne arse del fuoco, tra statue e giardini fra cui si muovono gli splendidi eserciti di carta, un piccolo capolavoro di design artistico.

Il concept visivo è la forma-sostanza di “Alice in Wonderland”,  ogni discussione a latere è inutile, Burton sembra gridarcelo, mentre allestisce fiumi con finte teste decapitate, guerre su una scacchiera, lotte contro un drago di un Ray Harryhausen postumo.

Per amore di quello che Burton riesce, nonostante tutto, ad offrire, bisogna soffrire (e taccio per pudicizia sulla deliranza che fa ridere i bambini o sulla canzone finale di Avril Lavigne che fa sanguinare le orecchie agli adulti).

Burton non ruba idee, le partorisce o le innova, grazie ad una personalità che straripa e inonda lo schermo.

Se fosse un film muto, fossero state evitate alcune sciocchezze da asilo e il finale fosse coerente ed escapista, ci troveremmo di fronte ad una versione moderna di un film di Méliès.

In questo stato è un blockbuster che raggiunge un suo particolare stato di grazia per mano di un autore che mette inevitabilmente la sua firma su tutto ciò che tocca.

11 commenti su “Alice in Wonderland

  1. LoMerz
    09/03/2010

    ma non è stata una reinterpretazione e non si contano le scene che affondano nel ridicolo (su tutte spicca la scena simil-breakdance). il 3d è assolutamente inutile (nonché un furto vero e proprio) e l’esagerazione fumettistica della rappresentazione di alcuni personaggi l’ho trovata alquanto trash. a me ha deluso completamente… anche depp.
    lo scontro sulla scacchiera, poi, è scontatissimo. ma concordo sul fastidio causato dall’insulsa regina bianca, interpretata anche da culo, oserei dire.
    ciciarampa… cicicazzi. eddai!

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  2. Niccolo'
    09/03/2010

    Avatar straccia questa porcheria mille a zero. E non capisco perché Cameron non debba essere Avtore, visto che pure ha uno stile riconoscibilissimo e una serie di temi ricorrenti. Burton è un grande, ma partire dalla premessa che questo glielo si perdona mentre Cameron è uno stronzo marchettaro cinema commerciale ssbroc sbroc mi pare… una stronzata. 🙂 Questo Alice è un cumulo di merda realizzato tecnicamente male e noioso come la merda, Burton o non Burton.

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  3. williamdollace
    10/03/2010

    Tim Burton è rimasto un autore forse per la durata del pesce che con le sue storie fa quel che deve fare, ributtarsi nell’acque e ricominciare a respirare e darci un motivo finalmente per Dubitare. Per il resto muove marionette annulamente infagocitandole di trucco e trucchetti. Una fabbrica di cioccolato che fa crepare i denti e venire la carie alle gengive per quanto è dolcemente inutile. Io alla fine sarò un idiota ma ho smesso di credergli e di vedere i suoi film, ophs, opere d’arte.

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  4. DILETTA
    11/03/2010

    io sono una grande estimatrice del genio di burton ma qsto film non mi ha convinta e lo dico a malincuore.I film di Tim posseggono un marchio di fabbrica di cupo fascino riconoscibilissimo anche alllo spettatore più degenerato,ma qsto non possiede la sottile linea ke divide l unicità dal già visto.Un che film avrebbe potuto realizzare chinque, magari anche Cameron….. 🙂

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  6. abo
    22/03/2010

    Ciao Lenny,
    io l’ho visto ieri e la mia opinione è che sei stato fin troppo benevolo. La firma di Burton qui mi è sembrata davvero sbiadita (ovviamente se confrontata con quella di alcuni capolavori del passato).

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  7. Dario Ansaloni
    27/03/2010

    Molto bello!

    Mio figlio ha cercato (senza troppa convinzione) di obbligarmi a portarlo a vedere entrambi film. Io non ho mollato.

    Alla fine ci è andato coi nonni, bisogna dire che il marketing ha fatto un buon lavoro…

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  8. fabristol
    02/04/2010

    Anch’io credo che questa volta tu sia stato fin troppo benevolo. Un film inguardabile, incomprensiible, con attori risibili (una Alice sotto l’effetto del Valium?) e con gli effetti speciali degni del peggior Ray Harryhausen.
    Un Burton irriconoscibile.

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  9. paolo
    06/04/2010

    dear lenny ne convengo…un burton minore!! Una baracconata hollywoodPERdiana , le poche buone idee annegano in un mare di ovvietà…la trama rimodellata ad uso&consumo …ma perché? per denaro …of course! ci siamo giocati anche il BIg Fish!! ..torneranno i bei tempi darkeggianti?

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  10. Pingback: ventiquattro « fantasie eretiche su temi nazionali

  11. Alessandro
    08/06/2010

    cazzo se stò lenny ciàò ragione il film e una cagata pazzesca, i personaggi non rispecchiano il loro spirito originale, i due gemelli sembrano due coglioni a se stanti, il gatto non è matto manco per il cazzo(molto più folle quello del cartoon del 51)
    come gia detto la sceneggiatura e una cagata Carrol si rivolta nella tomba,gli effetti sono ben fatti ma mal applicati Tim Barton doveva rifiutare,i capoccia della disney credono che Alice in Wonderland sia roba loro e la rivoltano a cazzo di cane,se Tim avesse avuto mano libera avrebbe spaccato al 100%.
    P.S.: Viva American Mcgee’ Alice !!!!!!!

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Questa voce è stata pubblicata il 08/03/2010 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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