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Peace is for pussies

Blindness (Cecità)

Prima o poi qualcuno dovrà pensare ad aprire la rubrica dei film dispersi, quei film che per i più svariati motivi vengono distribuiti in tutto il mondo, tranne che da noi.

E non mi riferisco a film di nicchia.

Se “Agora” e “The road” alla fine hanno superato questi veti invisibili, così non è accaduto per “Thirst” o per “Cecità”.

Eppure il primo è un film discutibile, quanto affascinante, di un regista molto amato anche qui in Italia (d’altra parte il blocco sembra durare da “I’m a cyborg and that’s ok”), mentre il secondo è tratto dall’omonimo romanzo del premio Nobel Saramago, diretto dal nominato all’Oscar Fernando Meirelles (“La città degli dei”, “The constant gardener”) e con un cast di discreto richiamo e valore (Julianne Moore, Mark Ruffalo, Gael Garçia Bernal, Danny Glover).

“Cecità” è un film che vale la pena affrontare.

Nonostante l’inevitabile caduta di ritmo di una seconda parte prolissa e frammentaria, che non rende appieno la catarsi finale, e la scelta discutibile di non citare quel paio di frasi didascaliche, ma illuminanti, di Saramago che avrebbero conferito maggior compiutezza a questa parabola di orrore, la pellicola non tradisce la fonte originale, ma aderisce in modo maniacale.

Questo compromette l’effetto sorpresa dei momenti più forti della trama, ma non necessariamente l’impatto emotivo, data la scelta visiva di desaturare le immagini per rendere l’impressione di cecità bianca, di dispersione in un mare latteo sempre  più sporco, che invece di condurre ad un effetto patinato esalta la crudezza realistica degli ambienti, che non includono solo in parte i dettagli più repellenti contenuti nel libro.

E in un film su una metaforica perdita di visione, il regista gioca sul disorientamento e la messa a fuoco, raggiungendo risultati efficaci (e insperati) in più di un’occasione, comprese le sequenze di stupri di gruppo, che nella commistione di urla, effetti sonori e striscianti movimenti di telecamera ricordano un Gaspar Noè moderato.

Gli elementi di cui è privo il film sono la sensazione di caos palpabile, carnale, derivata dalla rutilante scrittura di Saramago, e la crudeltà raccapricciante di alcuni eventi proprio quando la disumanità avrebbe dovuto creare la tensione necessaria prima della rottura.

Il film, invece, scivola frettolosamente e freddamente verso l’inevitabile seguito da una lunga attesa troppo pedestre nel ricalcare stancamente la trama, ma riuscendo ancora a esibire almeno un paio di sequenze di delirio collettivo e di solidale purificazione, sotto una pioggia incessante che bagna una città devastata e abitata da cittadini completamente nudi ed erosi nello spirito.

Sebbene “Cecità” non sia del tutto avvincente, e convincente, nel tentativo di filmare un libro infilmabile, non cogliendone appieno l’intento estremo e cinico, che va oltre il seguire la trama (claudicante per l’evidente rimontaggio), è un film che non delude su tutti i fronti e, coraggiosamente pur non osando fino in fondo, porta per la prima volta al cinema  la narrativa di uno dei più grandi scrittori viventi lambendo a tratti territori visionari e lasciando in più di un’occasione col fiato e lo sguardo sospesi.

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Questa voce è stata pubblicata il 25/04/2010 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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