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Peace is for pussies

Tony

Tony è un eterno disoccupato, accidioso, con evidenti problemi a relazionarsi con qualsiasi essere vivente, repellente fisicamente, trasandato, alloggiato in un appartamento dell’East London che sembra abbandonato da un decennio, una figura vacua e inesistente, un’ombra umana che cammina per strada e nessuno nota.

Non ha un futuro, non ha un presente, non ha un passato.

Tony  è l’incarnazione della solitudine, del degrado della periferia, lo spettro dell’uomo medio privo di qualità e privo di prospettive.

In potenza innocuo, come un topo chiuso in un gabbia, ma nel profondo disperato e bisognoso di affetto, in modo istintivo, primitivo, assolutamente umano.

E ogni volta che esce dalla sua casa-feretro protetta da un cancelletto, il rifiuto del mondo esterno viene ricompensato col sangue.

Per certi aspetti “Tony” è un “Henry, pioggia di sangue” della suburbia londinese, condividendone l’impostazione concettuale, ma non seguendo l’estetizzazione tanto elettrizzante, quanto compiaciuta di McNaughton.

Il regista Gerard Johnson sceglie la strada dello squallore realistico, senza perdere di vista fluidi movimenti di camera che seguono e spiano Tony, e monta a ritmo serrato la sua stessa sceneggiatura, compatta, senza derive psicologiche d’accatto e articolata secondo una precisa sequela di incontri che delineano la ricerca di un contatto umano, di qualsiasi tipo.

E così Tony diventa lo spazzino di persone abbruttite, allo sbando, che conducono una vita violenta, randagia, umiliante.

Tony prova ad avvicinarsi e ingraziarsi giovani junkies, una prostituta che vorrebbe pagare per parole e dolcezze,  persino un ragazzo omosessuale, pur non essendolo.

E tutte queste avarie esistenziali, insieme ad altre che si imbattono nel suo cammino, lo aggrediranno, respingeranno, insulteranno fino a scatenare l’inevitabile.

Sono presenti dettagli efferati, squarci di orrore che colpiscono nella loro banale quotidianità inframezzati a momenti di humour così grottesco da risultare agghiaccianti (il risveglio accanto a un cadavere decomposto a cui offre la colazione) così come a finestre su questioni sociali, in un accumulo di fattori ambientali deprimenti che rendono la visione quasi soffocante e violenta di per sé.

Si attende un’esplosione di rabbia repressa, ma la ribellione è sempre sorda, assomiglia ad una sconfitta, l’ennesima, e solo in un’occasione il timido Tony si libererà in un urlo, definendosi una mosca su un cumulo di merda.

Vissuto nel mito dei film d’azione di serie B, aspirante soldato di una guerra persa in partenza, si trova suo malgrado in lotta contro tutti.

Ad accompagnare e legare le immagini la colonna sonora ipnotica  dei  The The, che scandisce anche la splendida passeggiata in una Londra notturna, e piena di colori al tempo stesso, un miraggio prima di tornare ad una vita fatta di nulla.

In “Tony” non è presente la cattiveria sensazionalistica e parossistica di “Mum & Dad”, che deve più di un tributo a produzioni americane, ma la semplicità di un malessere diffuso e nascosto agli angoli di una società morta e indifferente, che spinge parte dei suoi figli a divorarsi fra loro.

Vi consiglio anche la recensione di Elvezio Sciallis.

Un commento su “Tony

  1. Simo
    05/10/2011

    Vorrei vederlo, eventualmente, prima di acquistarlo…
    Sapete dirmi dove ??? Se non fosse possibile in ita, anche sottotitolato andrebbe bene….
    Mum & Dad è stato un bel pugno diretto allo stomaco… Leggendo la tua recensione, Tony promette bene, anche se un genere totalmente diverso.

    Grazie

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 19/05/2010 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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