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Peace is for pussies

Mutants

“Mutants” , insieme a “La horde”, è uno dei tentativi più recenti da parte della Francia di metabolizzare gli schemi classici degli zombie-movie.

Il centro narrativo ruota intorno a Sonia e Marco, unici veri protagonisti, sfiorati o assaliti in modo rapido da comparse destinate a morire, costretti prima a difendersi e poi a subire la peggiore delle tragedie: Marco viene infettato e l’incubazione dura 4 giorni.

Non avere un futuro diventa una prospettiva da rimpiangere o in un mondo così ostile prevarranno sentimenti ed istinti?

Il film non offre risposte scontate, ma perde di vista proprio il dualismo vita-morte rappresentato da Sonia e Marco e frana verso il gore-fracassone.

“Mutants” ci trascina direttamente nel caos, sintetizzando in poche righe di testo l’antefatto (un’infezione ha decimato l’umanità trasformandola in una specie cannibale) e partendo con l’acceleratore.

Il materiale è diretto e assemblato come in una tecnosinfonia dell’orrore, che pecca di freddezza e di cadute stilistiche, tra un’onnipresente filtro blu e scene d’azione che ricordano (ed è un male) un Ridley Scott ultima maniera.

La sceneggiatura di “Mutants” ha in sé potenzialità non indifferenti, per quanto non originali, ma la messa in scena affonda in una superficiale, quanto ludica e chiassosa, esibizione muscolare, prevedibile per un regista al suo primo film che si concentra sugli aspetti meccanici della performance, ma disperde in modo miope riflessioni e spunti derivativi (“La mosca” di Cronenberg e “Dracula”) che, comunque, lo avrebbe reso più coinvolgente.

La visione, senza aver pretese, scorre veloce e dolorosa.

Nella prima metà la tensione è alle stelle, sovraccaricata da uso del montaggio e del sonoro che sembra mediato da Gaspar Noè, ma meno elaborato.

In seguito, per rendere più sostanziosa una trama che all’inizio sembra puntare al minimalismo, si perde di vista l’unico focus emozionale.

Sia ben inteso che la violenza gratuita, se colpisce duro, sortisce sempre il suo effetto adrenalinico; semplicemente si spegne il cervello e ci si godono frattaglie, sparatorie e mutilazioni piacevolmente insistite e testoteroniche.

Oltre alla miscela action-gore rimangono da ricordare le ambientazioni innevate, sufficienti da sole a comunicare l’idea di un olocausto, e una sequenza nel prefinale che prova a turbare con la sua morbosità e il suo sottotesto sessuale.

Ma  David Morlet, pur essendo cosceneggiatore,  non sembra interessato ad esaltare questi spunti e si procede con la mattanza.

Eppure è evidente che nel nucleo originale dello script erano presenti allo stadio larvale ben altre idee, alla luce anche di un finale che in mano ad altri autori sarebbe diventato una metafora pesante, e meno abbozzata, sulla figura della donna o della sequenza di trasformazione di Marco, simile a un nosferatu che emerge dalle tenebre per salvare la sua Mina.

Morlet insiste solo sulla ricerca dell’effetto, a stordirci come se fosse il deejay di una discoteca all’aperto circondata da cannibali.

Data la brevità del film, alzate il volume del subwoofer e fatevi insanguinare i popcorn.

Segnalo l’ulteriore analisi di Elvezio Sciallis.

3 commenti su “Mutants

  1. caino
    30/05/2010

    perchè io che in genere sbavo per ogni zombiemovie ho trovato mutants una cagata di dimensioni bovine?
    faccio persino fatica a pensare di elencarti i motivi visto quant’è brutto il ricordo che ho di questo film.
    aspetto La Horde con estrema ansia da mesi, però strano. strano che di solito considero Elvezio saccente e preciso nel 40% dei casi, mentre tu mi convinci sempre di più.
    meno saccente e più sincero.
    vabeh🙂 de gustibus?

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  2. Lenny Nero
    30/05/2010

    Mi pare che Elvezio non abbia opinioni tanto differenti su “Mutants” e poi lui ha più voglia di me di analizzare ed approfondire, con recensioni ben più articolate. In effetti, in questo caso, finito il film te lo dimentichi e restano il sangue e il mal di testa.

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  3. danielexd1
    05/06/2010

    vedere Mutants è stato come vedere la corazzata Potionky…
    non vedevo l’ora che finisse:-/

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Questa voce è stata pubblicata il 30/05/2010 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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