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Peace is for pussies

Blood Creek (Town Creek)

Joel Schumacher, classe 1939, regista poliedrico e discutibile che ha prestato lungo servizio presso la factory hollywoodiana, decide a distanza di due anni da “The number 23” di dirigere un pastrocchio scritto da David Kajganich, già colpevole per “The invasion” e per gli imminenti remake di “Pet Sematary” e “It”.

A Schumacher è sempre piaciuto sperimentare e cambiare, spesso con effetti al limite della psichedelia o del carnevalesco, e, assunta una cospicua dose di Gerovital, abbandona colori ed effettistica digitale e con un pugno di soldi realizza un film che sotto altro nome verrebbe classificato come indipendente, adottando un’impostazione muscolare, rozza, ma tanto funzionale da permettere alla nostra mente di sorvolare sulle facili soluzioni o le voragini dello script.

Per rendere più appettibile la pellicola (che, comunque, ha ottenuto scarsa distribuzione internazionale), nel cast sono stati inseriti tre degli attori più sexy del momento (Michael Fassbender, Dominic Purcell, Henry Cavill) e si è sopperito ai pessimi effetti speciali (era un intento voluto?) con un valido make-up orrorifico per il villain e qualche litro di sangue.

Il materiale di fondo di “Blood Creek” è essenzialmente costituito dal nazismo occulto, argomento che negli ultimi anni traspare anche in qualche danarosa produzione (“Hellboy”), ma trattato per l’ennesima volta con un approccio fumettistico e superficiale.

E la ricerca da parte di alcuni nazisti di rune magiche lasciate dai vichinghi in territorio americano diventa poco più di un pretesto imbarazzante e sfruttato in modo poco suggestivo.

L’inizio della pellicola è promettente: un prologo fotografato in uno splendido bianco e nero, un ritmo lento e minaccioso, gli aspetti sanguinolenti della vita agreste che si fondono con il male della magia nera.

In seguito il tono cambia in modo radicale con una scena ad alto tasso di emoglobina e adrenalina e gli intenti ludici del regista vengono allo scoperto.

Prevale l’atmosfera bellicosa, da guerriglia in un’ambientazione redneck fra due diversi tipi di ex-soldati (il neo-veterano americano, arruolatosi per evitare la guerra al fratello, ma poco consapevole, e il mercenario nazista che vede nella guerra un mezzo necessario per raggiungere uno scopo più elevato), ma anche questo sottotesto è scarsamente sviluppato.

Il risultato finale è un guilty pleasure per trentenni nostalgici, ma il talentuoso settantenne imprime forza ed energia nella direzione delle scene, nella violenza, nel montaggio, nei movimenti di camera.

Si bada poco alla trama, confusa e frammentaria, nonostante un paio di inutili spiegazioni, che servono da collante e gettate frettolosamente nelle nostre orecchie, e ci si concentra su una situazione da assedio, con tutte le sue sfumature di caos e tensione.

L’apparenza sporca e povera del prodotto è sostenuta da un senso del ritmo (supportata da un soundtrack incalzante) che non è certo da novelli e in almeno un’occasione si rimane col fiato sospeso di fronte ad una sequenza quasi visionaria, assurda, furiosa, fuori dai canoni di un film a cavallo tra il survival-horror e lo slasher.

Ed è proprio il lavoro tecnico, da artigiano, di Schumacher che salva “Blood Creek” dal disastro, sempre all’orizzonte a causa di un cast tanto esteticamente bello, quanto inetto e poco credibile (Cavill e Purcell sono due coacervi di sensualità e testosterone da serial-tv, ma l’abitudine di sdoganare certe creature dal tubo catodico rivela sempre i suoi limiti).

Se per un’ora e mezza volete compiere un tuffo nel passato, tenere in allenamento il subwoofer e godervi qualche dettaglio raccapricciante, a cervello anestetizzato “Blood Creek” può anche valere una visione.

Sottolineo il termine “visione” perchè la sceneggiatura è dilettantesca e stereotipata, ma immagino che qualcuno potrebbe azzardare che sia un sofisticato omaggio ai film di serie B degli anni ’90.

2 commenti su “Blood Creek (Town Creek)

  1. Alessio Valsecchi
    23/06/2010

    Io me lo sono goduto per bene!🙂

    E vedrei pure un eventuale sequel direct2DVD!

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  2. Lea
    23/06/2010

    Mi appresto a guardarlo ma già prevenuta in positivo: Schumacher non mi ha mai deluso (sì ok forse number 23 e il cliente), ma linea mortale rimane uno dei film de paura che tuttora non riesco a guardare da sola alla sera, e in linea con l’assassino dove lo mettiamo?

    Un po’ di vantaggio glielo do, magari finisce che lo giudicherò un sofisticato omaggio ai film di serie B ecc ecc

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Questa voce è stata pubblicata il 22/06/2010 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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