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Peace is for pussies

Solomon Kane

Per gli ignoranti in materia (come il sottoscritto), il protagonista di innumerevoli romanzi, racconti e comics, creato da Robert Ervin Howard, diventerà secondo la speranza dei produttori noto al grande pubblico (già ipotizzati due seguiti).

Il buon riscontro da parte persino della critica potrebbe indurre a pensare che Solomon Kane si aprirà una breccia nel cuore degli amanti del genere fantasy, ma dopo la visione del film è ragionevole porsi qualche dubbio.

I problemi del film non derivano tanto dal budget (scarso o malamente) investito, quanto dalla scelta a monte del regista, scelta che rende “Solomon Kane” per lo meno un evento curioso per gli amanti dell’horror, molto più che per gli amanti del personaggio originale.

Per coloro che non se lo ricordassero, il poco prolifico Michael J. Bassett è stato regista anche del promettente “Wilderness”, dalla trama costruita su un canovaccio vecchio quanto Freddy Krueger, ma basato su una conoscenza dei meccanismi della tensione che rendeva il film elettrizzante e inaspettamente violento.

L’immaginario gotico e decadente creato da Howard, rimaneggiato all’interno di una storia elaborata dagli sceneggiatori (anche se è stato promesso che in futuro l’adesione alle tracce narrative già scritte sarà maggiore), si scontra con l’immaginario crudo e realistico di Bassett.

Ne emerge una pellicola difficilmente confrontabile, se non in alcuni frangenti appositamente creati per gli aficionados, con la più recente produzione fantasy.

Pur immerso in un mondo popolato da streghe, emissari demoniaci e mostri, il tormentato Kane si trova quasi sempre alle prese con duelli o massacri che non disdegnano nè il gore nè il cinismo, lontani dal gigantismo epico o da ogni aura magica.

L’universo di Kane diviene reale, non più favolistico, e il sangue scorre abbondante.

Sporadicamente, immagini e scenografie incorniciano cartoline surreali e fumettistiche, ma il regista si muove ancora nei territori sporchi e senza pietà di “Wilderness”, e anche “Solomon Kane” ne riporta le stesse qualità.

Non solo, quindi, è necessario scordarsi qualsiasi riferimento a Del Toro o Jackson, ma quando l’elemento fantastico fa capolino (raramente) la nostra mente, ormai abituata ad effetti speciali che rendono possibile l’impossibile, va in cortocircuito di fronte a scene che, al più, procurano tenerezza e ricordano “Hercules”.

A salvare il risultato interviene con forza Bassett, che usa montaggio e camera come se fossero delle armi, e sa benissimo come e quando tagliare una scena al limite dell’imbarazzante a causa di un budget inadeguato per una produzione simile.

Azzardando un paragone visivo e di atmosfere, che non vuole essere irrispettoso verso un film che considero un capolavoro, accostato ad “Excalibur” di  John Boorman lo avremmo considerato un suo divertente fratello minore.

Per lo meno a quei tempi.

Tra i vari pregi del film, da citarne almeno due.

Bassett, che sospetto essere una persona cinica e crudele, e perciò ammirabile, allestisce una sequenza di crocifissione, fangosa e truculenta, di forte tensione drammatica e notevole impatto visivo, che potrebbe far svenire sulla poltrona più di un bigotto.

Un secondo dato da riportare è che, nonostante tutti credessimo che fosse deceduto per le ferite inferte da Pazuzu, ricompare in un ruolo non del tutto secondario Max Von Sydow, che anche al risparmio di forze surclassa tutto il resto del cast, ad iniziare da James Purefoy, sobillatore ormonale nello splendido serial “Roma”, ma che temo ricada nella categoria attoriale “relegateli nel tubo catodico”.

“Solomon Kane” si presenta come un prodotto alternativo, scarsamente immaginifico e adolescenziale, adulto e cupo.

Se la parola fantasy costantemente accostata ad Ervin Howard non allontana una fetta di pubblico che sia già sazio della Terra di Mezzo, forse un margine di mercato sui generis riesce a ritagliarselo.

A titolo informativo, questo è l’ennesimo caso di film già reperibile di importazione e che in Italia esce con disastroso ritardo.

Un giorno qualcuno mi spiegherà le amene dinamiche della distribuzione italiana. 

3 commenti su “Solomon Kane

  1. Francesco Moretta
    01/07/2010

    Ma Solomon Kane è un personaggio cinico e cupo,non sono i toni del film a rendere diverso il personaggio filmico da quello letterario,quanto il classico spiegone sul passato di Kane.(Nei racconti Kane è un fanatico puritano che agisce in base a convinzioni personali,non per motivazioni personali o colpe da redimere)Solomon Kane ed altre opere di Howard sono spesso pervase da un forte cinismo e non hano nulla a che vedere con il fantasy stile-Tolkien.

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  2. Francesco Moretta
    01/07/2010

    Ho scritto hano invece di hanno,scusate il refuso.

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  3. negrodeath
    01/07/2010

    “Solomon Kane” si presenta come un prodotto alternativo, scarsamente immaginifico e adolescenziale, adulto e cupo.

    Quindi si presenta come Solomon Kane… interessante!🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 30/06/2010 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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