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Peace is for pussies

Repo men

Non so se esista al mondo qualcuno che abbia avuto l’ardire di guardare “Repo! The genetic opera”.

Una letale combinazione di Lynn Bousman, musical e Paris Hilton che presentava una trama del tutto analoga a quella di “Repo men“.

In un prossimo futuro un’azienda di biotecnologie, The Union, fornisce organi artificiali a pazienti gravemente ammalati.

Di fronte alla possibilità di morire, chiunque accetta di pagare, ma un mancato pagamento implica che Remy (Jude Law) e Jake (Forest Whitaker) si riprenderanno la mercanzia biologica.

Espiantandola.

La sceneggiatura di “Repo men” è stata scritta da Eric Garcia sulla base di un suo racconto.

Premesso che non ho letto il testo, lo script è un magma di prevedibilità distopiche assemblate così male che le apparentemente sarcastiche recensioni che si possono leggere, alla luce del film, sono atti di pietà.

“Repo men” presta il fianco a uno spettro così ampio di possibili commenti negativi sulla costruzione della storia che se si volesse infierire ne resterebbero imbarazzanti macerie, tanto che ci si domanda come sia stato possibile avallare un’accozzaglia di situazioni assurde, se non per il pretesto di mostrare i rinnovati bicipiti di Jude Law alle prese con muscolari scene d’azione.

E se la sceneggiatura sembra un continuo affastellarsi di strisce di nastro adesivo per tappare buchi che creano altre voragini, fino ad un colpo di scena talmente prevedibile da essere geniale, talmente senza pudore e fedifrago da rendere ancora più insensato ciò che era già inconsistente, pollici e testicoli versi per alcune delle performance attoriali meno convinte viste di recente.

“Repo men”, rispetto ad altri film action-packed, ambisce a nutrirsi del gore, a metabolizzarlo e mischiarlo con il metallo, ma al suo primo lungometraggio Miguel Sapochnik dimostra di non aver studiato neanche i fondamentali (Verhoeven), dirige sequenze raccapriccianti sulla carta che diventano asettiche, in cui lo humour nero dovrebbe derivare da uno swing, o si sbizzarrisce a plagiare la sequenza della lotta a colpi di martello di “Old boy” con risultati a dir poco imbarazzanti, non riuscendo a far sorridere quando, in altri momenti, vorrebbe.

L’esagerazione satirica di alcune situazioni rivela, con l’insipienza della messa in scena, un atteggiamento ipocrita e morboso, la vergogna per la stessa violenza parossistica che provocatoriamente si vuole mostrare.

E “provocatoriamente” implica già attribuire velleità di distopia sociologica che una baracconata simile brucia nell’arco di dieci minuti.

Un tuttavia resta ed è costituito da una sequenza, l’unica sequenza efficace, forte, perversa, con echi di Cronenberg, che tenta di spostare verso l’alto la barra della rappresentabilità dei feticismi moderni, miscelando sangue, sesso e chirurgia, una versione hardcore di “Nip & Tuck”, che per alcuni minuti ipnotizza e dimostra che il regista ha riversato tutta la sua concentrazione su quella scena, perchè se c’è un motivo di esistere per “Repo men” è quello di girare intorno a questo fulcro emotivo fatto di squarci anatomici senza anestesia, di mani che si infilano nelle interiora per inserire un lettore di codici a barre, di abbracci fra rivoli di sangue e dolori indicibili, di movimenti di camera che abbracciano e guardano e godono mentre la penetrazione diventa dissanguamento ed autopsia.

Uno screenplay che si fosse preoccupato del rigore logico, che non venisse chiuso in modo adolescenziale e neuromantico (senza motivo) e una dose di vero coraggio e talento visivo, e “Repo men” avrebbe avuto le carte in regola per essere lo shocker dell’anno.

Purtroppo rimane in mano un cerino che si spegne in fretta e brucia solo per alcuni attimi.

6 commenti su “Repo men

  1. williamdollace
    20/07/2010

    Peccato.

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  2. goldstyles
    19/08/2010

    Deludente!

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  3. Karol
    25/08/2010

    Beh, forse la trama è un po’ ambigua, lascia troppe domande in sospeso, pero il finale per me fu veramente inaspettato, è quello salva il film (morale della favola: a qualli estremi può arrivare l’amicizia???)

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  4. Lele
    17/09/2010

    uno dei film più insensati e insulsi che abbia mai visto… non dico che mi aspettavo tanto, ma almeno un qualcosina da due attori come Law e Whitaker… scadente.

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  5. Questo film segue un filone incominciato con “Fino alla fine del mondo”, “Johnny Mnemonic”, “Paycheck”, “L’uomo bicentenario”, “Minority Report” ecc. ecc. dove si cerca di tradurre in arte cinematografica libri di fantascienza di Silverberg, Dick e altri maestri del genere con largo impiego di effetti speciali. Chi ha letto i libri rimane regolarmente un pò deluso, ma bisogna tenere conto di quanto sia ardua l’impresa di star dietro ai sogni di questi geni della fantascienza.
    Il finale ricorda un pò “Next”, perchè prima si vede una realtà possibile e poi viene fatta vedere quella vera più triste. Ma alla fine conta veramente sapere quale sia la verità? Non ci sembra di vivere sempre in un sogno? Cartesio diceva “Cogito ergo sum”, noi diremmo “dammi un pizzicotto per vedere se sono sveglio”. Anche nel film “Atto di forza” (sempre ispirato a Dick) si impiantano ricordi artificiali, il futuro che ci viene “previsto” da questi artisti visionari è un futuro triste, perchè anche l’enorme progresso della scienza, non riesce a risolvere la profonda infelicità dell’uomo attaccato ai beni materiali, in un mondo che con la sovrappopolazione non riuscirà più a fornirli per scarsità di risorse. Non sarà forse il caso di iniziare a cercare la vera essenza dell’uomo?

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  6. Amerigo
    03/10/2010

    C’e’ da dire in sua difesa che un Jude Law cosi’ bello e erotico non lo si era mai visto….poco credibile nelle scene d’azione…un po’ fuori parte ma indubbiamente sexy!!!E la scena da te citata vale la visione…molti debiti con Minority Report cafone nella sceneggiatura ma come gran parte del cinema americano di questi tempi…Parecchie scene weirdo….Finale totalmente sbagliatooooo!!!

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Questa voce è stata pubblicata il 06/07/2010 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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