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Peace is for pussies

The human centipede (First sequence)

Si narra che l’idea alla base del film nasca dal desiderio del regista olandese, Tom Six, anche sceneggiatore e produttore, di cucire la bocca dei molestatori di bambini al culo di un grasso camionista.

“The human centipede” non è altro che questo: una battuta disgustosa che non induce nè riso sarcastico nè riflessione.

La parola chiave del film è approssimazione.

Fondato su un’unica idea forte, potenzialmente devastante, è insufflato di vuoto intellettuale e creativo, tanto da non riuscire ad ambire neanche allo status di cult.

Eppure l’hype in rete non è mancato, scavando una breccia nei cuori dei morbosi che, illusi, speravano di assistere alla consacrazione di un nuovo autore cronenberghiano, un nuovo folle visionario in grado di deformare corpi e chirurgia al servizio di un uso psicanalitico e scandaloso della cinepresa.

Invece “The human centipede” è privo di qualsiasi profondità di scrittura, di humour nero e, lasciandoci basiti, di qualsiasi potenzialità perturbante.

Il senso di disgusto che assale al termine della pellicola, non è un ipocrita senso di colpa che attanaglia quando, nella foga di immergersi in una visione pornografica e deviata, ci rendiamo conto di aver superato un altro limite e si avverte fin nell’intimo di essere stati moralmente stuprati.

Ci troviamo di fronte ad un’opera(zione) che non detiene alcun valore artistico, ma che non mostra neanche il coraggio di pioneristici film orientali risalenti a decenni fa.

Stilare un elenco degli elementi che non funzionano in questo film richiederebbe una pazienza sovrumana.

La piattezza visiva (esteticamente rasenta l’offensivo-televisivo), l’idiozia tipica dei protagonisti dei film di serie Z (in seguito a un guasto all’auto, invece di rimanere sulla strada entrano in un bosco, durante una notte di pioggia, e cadono, con plateale ovvietà, tra le fauci del lupo), errori di messinscena continui e scarsa attenzione ai dettagli, la superficialità nella stereotipizzazione del chirurgo nazistoide (e della visione dell’Europa, già presente in “Hostel”) che non riesce mai ad essere davvero inquietante o grottesco, l’incapacità di creare tensione e climax, anche a causa di un cast imbarazzante che per metà film dovrebbe saper recitare solo con gli occhi, e non ne è in grado, il ridicolo involontario di cui viene inondata ogni scena, nonostante sia palese che il regista si stia prendendo maledettamente sul serio e, forse, pensi di star dirigendo lo shocker definitivo.

Non sono rilevabili inquietudine, angoscia, terrore panico, empatia.

La storia scorre in modo claudicante e rapido solo per condurci al momento “circo dei freaks”, e bende e pannoloni per coprire le martoriate pudenda rendono il centipede umano artificioso e imbarazzante.

Dieter Laser, interprete del Doctor Heiter, sembra solo tristemente folle e non traspare mai il dichiarato odio per gli esseri umani.

Un demente, invece di un feroce villain.

E’ evidente che Tom Six ha gettato i dadi puntando su un unico numero da baraccone, ma la sua conclamata inettitudine si palesa proprio quando si giunge faticosamente allo zenith da tutti temuto: quando le attività fisiologiche dei componenti umani del centipede si attivano.

Il regista vuole mostrare, ma è chiaro che non possiede il sufficiente talento per sfruttare i basilari mezzi cinematografici, dalla costruzione delle inquadrature, al montaggio, al sonoro, fino alla direzione dell’attrice che dovrebbe soffocare mentre sta ingoiando feci e si limita a piagnucolare offrendo alla camera un persistente sguardo da cane afflitto perchè il padrone non gli ha servito i croccantini di marca.

Sono pronto a scommettere che il trailer non sia stato curato da Tom Six.

Se si fallisce persino nell’allestimento della sequenza clou, e la si incornicia con la dilatazione del nulla (tentativi di fuga, dialoghi risibili), fino all’intervento di una buffa coppia di deus ex-machina, l’unico risultato che si ottiene è il tedio e la vergogna per sentire la propria intelligenza così pesantemente offesa da un regista improvvisato che dimostra di non avere cognizione dei concetti di orrore e dolore.

“The human centipede” non è altro che pornografia amatoriale, un film da riscrivere e ripensare completamente, l’ombra sbiadita di un’intuizione abortita sul nascere che non si sviluppa in nessuna direzione, non cela sottotesti e metafore, e manca persino l’obiettivo, ormai post-adolescenziale, di épater les bourgeois.

Segnalo la recensione di Elvezio Sciallis.

6 commenti su “The human centipede (First sequence)

  1. Deimos
    09/08/2010

    Ciao, ho scoperto il tuo sito grazie a questo bella recensione che condivido in pieno. Anche io amante dell’horror nudo e crudo, cerco di vedere quasi ogni film sul genere ma sempre più spesso sono più occasioni sprecate che non titoli anche solo mediamente buoni. Ho sbirciato altre recensioni qui intorno e devo dire che abbiamo parecchi gusti simili, anche sulle illustrazioni.

    Riguardo il film, secondo me il regista ha osato troppo poco o per nulla in alcune scene. L’unica cosa di cui non sono d’accordo con te è il montaggio e la fotografia del film. Per fortuna c’è un distacco netto dalle produzioni stile “saw” che stanno invadendo tutto a macchia d’olio. Purtroppo va di moda questo genere.

    Per il resto, un saluto, continuerò sicuramente a seguirti fra i miei blog e se passi dalle mie parti, batti un colpo di coltello!!!

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  2. francesco
    11/08/2010

    ciao lenny,
    aspetto con trepidazione una tua recensione su

    the collector
    e
    a serbian film

    ti stimo sempre di più e spero di conoscerti un giorno..adesso formulo le domande x cosimo alemà, un abbraccio forte, francesco

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  3. Lucia
    12/12/2010

    Sarà vero, visto che te ne intendi.
    Non sono un’amante dell’horror quindi ne capisco ben poco: ho visto il film perchè ero incuriosita dalla trama. Ad ogni modo, condivido in pieno per quanto riguarda la situazione grottesca e ridicola, ma ti assicuro che io vedendo il film, ho vomitato, quindi per me ha funzionato! 🙂

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  4. nicola
    18/12/2010

    La tua recensione è una critica davvero altezzosa. Il critico non è colui che critica, ma è colui che riesce a trovare dei significati nascosti. Se per disgusto non riesci a trovare una chiave di lettura allora non capisco perché screditarlo. Magari riprese, scenografia e montaggio non saranno buoni, ma l’aspetto tecnico non conta nulla col significato. Significato e significante sono due cose separate. Io dico che ogni film ha un significato, che piaccia o no, che lo si riesca a tirare fuori o no. Gettare merda sull’ignoto è una scorciatoia del pensiero

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  5. Lenny Nero
    19/12/2010

    Ok. Ora illuminami. Hai tutto lo spazio che vuoi.

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  6. Alessandro
    04/01/2012

    Personalmente sono pienamente d’accordo nel bocciare il film. Idea violenta e colma di potenziale ma sviluppata malissimo. Paradossalmente l’unico elemento simpatico è che a un certo punto la vuotezza di idee nel film conduce lo spettatore alla più totale incertezza su cosa verrà dopo.

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Questa voce è stata pubblicata il 22/07/2010 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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