+LoveIsTheDevil+

Peace is for pussies

Inception

Ho atteso qualche giorno per fare in modo che “Inception” sedimentasse in me, ma ho compreso che erano le opinioni altrui a dover essere letteralmente digerite.

La parola capolavoro è una parola delicata, quanto importante, e non andrebbe confusa nel suo significato con “ciò che mi ha intrattenuto”.

“Inception” non mi ha (quasi mai) annoiato, mi ha divertito, mi ha intrigato, ma a leggere alcuni commenti credo di aver visto un film differente.

Un film ambizioso nelle intenzioni, spesso irrisolte, che emerge per lo sforzo di essere originale e non derivativo, tuttavia con limiti talmente evidenti (in parte per l’importanza che attribuisco alla visionarietà, quando la visionarietà dovrebbe essere il perno di tutta l’operazione) che non solo non lo considero un capolavoro, ma neanche la migliore pellicola di Nolan.

O se vogliamo essere più precisi, neanche la sua migliore sceneggiatura, perché “Inception” è soprattutto un gioco mentale, prima che un film, e su questo punto il mio gradimento è stato frenato.

“Inception” non è neanche un film complesso: se avete bisogno di uno schema per comprendere ciò che viene ripetuto pedissequamente ogni 15 minuti, il problema è vostro e di vostri eventuali deficit di attenzione.

Il film è una giostra perfetta nel suo meccanismo.

Nolan pesca nella classica teoria sul subconscio, ma, di fatto, inventa un mondo nuovo, nuovi gradi di profondità, un videogame della mente durante il quale attendiamo di arrivare alla sfida finale e alla vittoria.

Sceglie di dimenticare mondi neuromantici e virtuali, schiva la fantascienza e liquida in poche parole la tecnologia del furto di idee, abbandona le spiegazioni tecniche a favore dell’esplicazione delle regole del suo gioco.

Se i Wachowski di “The matrix” crearono una storia partendo da storie già note, al contrario Nolan parte da un’intuizione propria, sfida lo spettatore nel proporre qualcosa di analogo, ma completamente differente nella sua essenza, ponendo premesse (e facendo promesse) a dir poco fantasmagoriche.

Lo schema alla base di “Inception” doveva essere illustrato, pena la non comprensione del film.

E Nolan osa fin dall’inizio, gettando in faccia allo spettatore tutte le carte già nel prologo e solleticandolo con idee sempre più ardite: non solo sogni dentro sogni, come scatole cinesi, ma anche sogni condivisi e plurimi livelli di viaggi nella coscienza.

Pertanto è inevitabile che la prima parte del film costituisca di per sé una sorta di lezione introduttiva prima di abbandonarsi.

Eppure, una volta che abbiamo appreso i meccanismi basilari della tecnologia, e assistito ad alcuni dei suoi effetti, rispetto per la nostra intelligenza avrebbe voluto che ad ogni snodo narrativo non ci venisse fornito un riassunto for dummies, una periodica guida virgiliana incarnata ora dall’uno, ora dall’altro protagonista.

Si avverte il desiderio di non rinunciare alla propria storia (encomiabile, e lo sottolineo), pur accettando il compromesso di essere didascalico (discutibile).

Da un punto di vista meramente tecnico, balzano agli occhi e alle orecchie il complesso lavoro di montaggio (tanto certosino da rendere inutili diversi dialoghi) e una soundtrack che avvolge e non stordisce, contribuendo a gran parte dell’atmosfera.

Spiccano nel cast Leonardo Di Caprio, che ho sempre sottovalutato (con l’eccezione di “Poeti dall’inferno”), vero nucleo emotivo e che di recente ha salvato dall’essere un prodotto poco più che di cassetta “Shutter Island”, il redivivo Tom Berenger, il sempre talentuoso Cillian Murphy e il bel Tom Hardy, che se in “Bronson” aveva dimostrato di essere un attore fottutamente eclettico, in questo caso si limita ad un ruolo piacione (e il successo del film, insieme al suo coming out, lo hanno reso finalmente molto chiacchierato).

Monocordi i giovani Joseph Gordon-Levitt ed Ellen Page, che abbiamo apprezzato in maggior misura in altri film (“Misterious skin” e “Hard Candy”) e passano in secondo piano rispetto alla psicotica Marion Cotillard.

In una cattedrale così monumentale e ardita nella sua architettura, i difetti traspaiono da un mattone debole che mi ha sopreso.

Non solo le scene d’azione, nonostante le potenzialità di ambientazione, sono di tono minore e tirate via rispetto ai lavori precedenti di Nolan, ma ciò che s’impianta in testa (e per chi ha visto il film, appare ironico scriverlo) è l’idea del film, più che il film stesso (ma non pensate a facili riferimenti alla memetica, navighiamo in territori più semplici).

Se torniamo indietro al seminale “Dark City”, a “The matrix”, a “Existenz”, ma anche a “Il tredicesimo piano” o a “The cell”, ci si domanda come sia possibile che una pellicola ambientata nel subconscio (per quanto del lagnoso figlio di un miliardario) raramente ne sfrutti le insite libertà creative, se non pescando in immagini tanto magniloquenti, quanto pubblicitarie, affondando in un realismo che sembra denotare una carenza di visionarietà, che risulta minimale, freddo, hi-tech e patinato.

Un subconscio ikea che non colpisce quasi mai gli occhi, risultato di una fredda astrazione, tanto che appare incomprensibile che le poche scene surreali abbiano drenato l’ingente budget.

In fondo questa è l’unica lamentela (per quanto vibrante) che rivolgo a “Inception”.

Se “Inception” fosse stato diretto da Tarsem (che, al contrario di Nolan, non è un costruttore di storie, ma di immagini), se solo il regista avesse spinto di più l’acceleratore sull’aspetto visivo, senza che il film sembrasse un episodio particolarmente complesso della serie di 007, anche io sarei inginocchiato a gridare al capolavoro.

Invece “Inception” si imprime a livello mentale, ma lì sosta e difficilmente scava più a fondo.

Potrei riguardare mille volte alcune sequenze dello sconclusionato “The cell”, ma non credo che avrei voglia di rivedere a breve il verboso “Inception” .

Ora Nolan ha fissato le regole, gioca con noi nel finale (assolutamente speculare a quello di “The prestige”, lavoro di una spanna superiore), ci ha resi edotti.

Se decidesse di scriverne un seguito potrebbe lasciare da parte il manuale delle istruzioni e sbizzarrirsi.

“The matrix” ebbe successo perché ci insegnò che nella mente tutto è possibile; una città che si piega su se stessa e qualche sparuta citazione escheriana risultano ancora insufficienti per farci brillare le pupille.

Un intrattenimento coraggioso e originale, ma per certi versi involuto.

Un passo più in là e si poteva smettere di fare cinema il giorno dopo.

21 commenti su “Inception

  1. capemaster
    28/09/2010

    Mah.
    Mi piacciono sempre le tue recensioni anche quelle contro le quali nutro riserve, ma questa non lo so.

    Io sono uscito dal cinema completamente entusiasta, ho avuto la stessa sensazione di smarrimento cerebrale di quando ho visto “The Matrix”.

    Al contrario tuo, io ho apprezzato le scene d’azione. Non mi aspettavo un bullet time, non avrebbe avuto senso. Se pensi ai sogni a come li facciamo veramente, non hanno nulla di differente. Matrix è un’altra cosa, è un mondo virtuale, fatto dalle macchine. E’ un programma.
    E poi la magnificenza di alcune scene non è da denigrare: la città, gli edifici. La fotografia secondo me è perfetta per l’intento onirico.

    Un’altra cosa. Io non ho trovato il film troppo pieno di spiegoni, anzi. Matrix, che parte anch’esso come Inception, sbattendoti l’incredibile addosso, si sofferma di più e in maniera molto più evidente sullo spiegone del come percheè e come funziona.

    Su inception intuisci e basta come funziona la cosa tecnica, l’importante è la storia e la dilatazione del tempo.

    Boh poi questa è una mia opinione, io gli do complessivamente un bel 10, perché mi ha fatto divertire sognare ed eccitare come da tempo non facevo. (da Matrix appunto)

    Mi piace

  2. Re Ratto
    28/09/2010

    Se Lenny dice che un film è “un intrattenimento coraggioso e originale” allora siamo di fronte a un capolavoro assoluto! 🙂
    Scherzi a parte, era tanto tempo che non si incappava in una tale uniformità di giudizi positivi su un film, sono davvero curioso.

    Mi piace

  3. L’idea che “Inception” ha passato nella mia mente è: incompletezza.
    Visivamente gioca solo con la fisica reale, ne piega le leggi ma non ciò non basta certo a renderla onirica. I sogni del film sono versioni “altre” della realtà fisica, ingegneristicamente materiali più che della “materia di cui sono fatti i sogni” (vibrante e vivente, possibilmente).
    L’apparato teorico è poi ridotto a puro scheletro: i riferimenti alla memetica ci sono, a chi riesce di coglierli, e il suo “vocabolario” di base viene preso in prestito qua e là, ma senza osare (non sia mai). Il concetto dell’idea-virus si eclissa poi in un pastiche romantico poco convincente.
    In definitiva il film risulta essere poco più di uno spy-movie ma molto meno di un film metafisico: begli spunti tutti sviluppati a metà… forse anche per ritagliare spazio allo struggimento intermittente di Di Caprio.
    … a quando il film de “Le memorie dello squalo”?

    Mi piace

  4. Lenny Nero
    29/09/2010

    Ero certo che tu mi avresti capito. 🙂

    Mi piace

  5. Metatron ha cambiato nome ma non sostanza 😉

    Mi piace

  6. Ismaele
    29/09/2010

    sono uno dei pochi non entusiasti, mi sono piaciute le tue considerazioni.

    parli di film che mi interessano, come “la antena”, visto questi giorni, un piccolo capolavoro, anche per me.

    tornerò presto.

    ciao

    Mi piace

  7. Alanna
    02/10/2010

    Non potrei essere più concorde. Parigi capovolta, la scena a gravità zero e la distesa di grattaceli in rovina le avevo già viste nel trailer, speravo in qualcosa in più, volevo vedere il “sogno”, e invece a Nolan è mancato l’ardire.
    Il film mi è piaciuto molto, per carità, ma mi aspettavo di più da questo lato.
    Ora spero solo in un seguito in cui, usando le tue parole, Nolan possa “sbizzarrirsi”…e dato che c’è, anche correggere la caratterizzazione di alcuni personaggi ( quelli di Ellen Page e JGL in primis, davvero tagliati con l’accetta… ).

    Mi piace

  8. Kust0r
    03/10/2010

    Calzante il paragone con i vari 007, anche se qui la qualità c’è e si vede.
    Dopo le aspettative di trailer e locandine varie, anch’io mi aspettavo chissà che evoluzioni geometriche e spaziali, anche se nel complesso gli effetti speciali sono godibili.

    Il giorno dopo ho riguardato per l’ennesima volta Paprika di Satoshi Kon, che lui di visionarietà ne aveva da vendere.

    Mi piace

  9. Ferro
    04/10/2010

    Con tutto il tempo dovuto, anche io ho avuto modo di distillare un mio giudizio riguardo a questo film – giudizio che, mi sono sorpreso, essere in tutto e per tutto aderente al tuo.
    Fa davvero piacere imbattersi, frugando per caso nel web, nelle proprie stesse impressioni.

    Saluti e complimenti.

    Mi piace

  10. Carlo Buzzi
    05/10/2010

    Direi che sei stato fin troppo buono con un film che enuncia continuamente di voler scendere in profondità ma che ci riesce solo in maniera didascalica e didattica. Forse l’unico momento – e c’entra relativamente con il meccanismo dei livelli – in cui si riesce ad avere un sussulto emotivo è quando la moglie gli chiede di rimanere giù. La baracconata sulla neve (che ricorda se non sbaglio una scena di Danko o comunque era un film con A.S.) è veramente inaccettabile.
    Direi che Nolan mostra i suoi reali limiti in questo lavoro, ben più intrigante era stato The Prestige che però aveva realizzato in collaborazione con il fratello che qui – se ho capito bene – non ha parte… questo film mi ha depresso!

    Mi piace

  11. Souffle
    07/10/2010

    direi che hai centrato molti punti che sono venuti in mente anche a me.
    La cosa che trovo inquietante (ed è per questo che più che un sogno il film mi appare un incubo) è che questa operazione cinematografica, che tutti (o quasi) definiscono capolavoro, è una avvisaglia terribile del futuro cinema mainstream che ci aspetta.
    Un cinema videogioco dove nessuno si fa male, nessuno si sporca, nessuno scopa, nessuno piange, un cinema dove l’emozione non è vero che “c’è ma è digitale”, è semplicemente superflua (vedi il romance, privo di qualsiasi base narrativa credibile, e l’architetto Ellen Page – elemento “sensibile” in grado di capire Cobb, che viene semplicemente “dimenticata” dallo sceneggiatore.
    Bisogna solo andare avanti, raccogliere oggetti, ammazzare qualche cattivo (che ritorna se non hai “salvato”) salire di livello e arrivare alla fine.
    Non è un film che ti “sporca” dentro, non è un film che ti getta pensieri addosso, la “profondità” è solo un effetto visivo, siamo invece nella superficialità spinta da wikipedia, perché approfondire (entrare nel profondo) stanca e non rientra nei 140 caratteri; è come vedere un altro che gioca con la wii. Dopo un po’ di annoi.
    Indubbiamente però è il tipo di intrattenimento popolare che il pubblico – specie quello giovane che in USA è quello che riempie i cinema e fa recuperare i 160 milioni di dollari spesi – appare gradire.

    Mi piace

  12. Daniele Aprile
    07/10/2010

    Ho visto il film, l’ho fatto sedimentare alcuni giorni e poi sono venuto a leggere la tua recensione che, come spesso accade, mi ha soddisfatto più del film.
    Concordo quindi e aggiungo che il finale aperto non mi ha intrigato molto, certo si potrebbero fare varie interpretazioni (il film è tutto un sogno, il sogno di chi è? etc etc), ma non mi va di perdere tempo a cercarle e ad analizzarle, perché per me questo film, seppur bello, è finito con la fine della proiezione (a differenza ad es di Matrix o Fight club).
    Grazie
    Daniele

    Mi piace

  13. Daniele Aprile
    07/10/2010

    Aggiungo una cosa che mi ha irritato alquanto…
    Ma cosa ca**o è il subconscio? Quello di cui il film vorrebbe parlare si chiama inconscio e la parola subconscio è usata solo perché è un sinonimo più adatto al popolo (a questo mio commento potrebbe completarsi copiando e incollando il commento di Souffle)

    Mi piace

  14. LM
    07/10/2010

    in fondo è un film gradevole finché dura (ho controllato l’ora solo un paio di volte) e forse neanche tanto pretenzioso, affatto innovativo, né esaustivo. a tratti sembra una rilettura di eXistenZ, che affiancato a Dark City, come il buon Lenny ha ricordato, sono stati film archetipici e di certo meglio esposti. Vuoi mettere le atmosfere DAVVERO oniriche – seppur videoludiche – di Cronenberg con quelle vagamente intricate e sempre troppo (comunemente, verosimilmente) concrete di Inception?
    peccato, perché C. Nolan con Memento mi aveva davvero mandato fuori dai gangheri. Leonardo Diocapra comunque, ad onta delle ragazzine che alcuni anni fa si strappavano i capelli per lui e i Take That, merita, anche se dai tempi di Romeo + Giuletta è un po’ vittima del ruolo che gli hanno incollato ormai dentro.

    Mi piace

  15. Ataru
    08/10/2010

    E se fosse tutto un pelo più complesso?
    Se fosse tutto un sogno e Nolan si fosse divertito a spiazzarci e ingannarci?

    http://recensioniagogo.blogspot.com/2010/10/inception-spiegazione-del-film.html

    Mi piace

  16. Souffle
    10/10/2010

    Leonardo DiCaprio in verità è sempre stato bravo dai tempi di Mr Grape (anche se spesso ha recitato in film brutti), ma i maschi se ne sono accorti quando è divenuto grande, un po’ bolso, con la barba, un po’ imbruttito, insomma quando non ha più costituito una minaccia, un “rivale” da insultare, come abbiamo imparato dai documentari del National Geographic.
    Per chiosare Ataru, direi che purtroppo il film si nutre della sua superficialità, indispensabile per recuperare i soldi spesi (se la gente esce col mal di testa non passa parola e gli incassi crollano). Avremmo tutti voluto un’opera complessa, anche poco riuscita, ma che “ci prova”, un Mann, uno Shyamalan, Purtroppo abbiamo un Nolan.
    In ogni caso, vorrei fosse tutto un sogno, svegliarmi e tornare a un cinema di scrittura, di attori, di sangue, sudore e lacrime. C’è più profondità in un action di Corbucci. Emozioni possibilmente virtuali, grazie. Basta fattorie su facebook, torniamo a sporcarci le mani di terra.
    Ma siccome sulla virtualità e l’uccisione della “persona” hanno detto cose interessanti già Lanier Jaron e i bambini di South Park, non ho altro da aggiungere.

    Mi piace

  17. Alessandro
    13/10/2010

    Sono perfettamente d’accordo. Ottima recensione. Il film è chiaramente a metà strada tra una vera profondità e l’adventure movie più o meno ben fatto. Sicuramente il suo successo è dovuto a questo stare in mezzo che per lo spettatore medio ha decisamente funzionato.

    La delusione per chi, con intelletto ma senza intellettualismo, si aspetta una visionarietà contundente è inevitabile. Il subconscio di massa, contrariamente all’inconscio collettivo, segue le regole di mercato. Il fatto che nel limbo ci si ritrovi di nuovo in mezzo ad una new york city appena appena surreale ne è l’indicatore più forte. Poca visionarietà, poca fantasia e troppa struttura. l’inconscio fa decisamente più paura e personalmente non sogno affatto così. I soggetti, le azioni e le atmosfere sono fin troppo strutturati. Ma è chiaro che mandare nel pallone lo spettatore come avrebbe fatto lynch (senza per altro nulal spiegarti o avvisarti che era nel subconscio che si andava) non avrebbe di certo avuto un impatto simile tra gli spettatori. Inception risponde bene, intelligentemente e furbamente (e sicuramente con stile) a quella pseudo-visionarietà di massa che in fondo le mode e le estetiche di qui ed ora si aspettano. Leccata, ipertecnica, patinata e ben definita. Ma se c’era una cosa che la visione fa è precisamente annullare le de-finizioni, le forme chiuse e definite, il confine tra soggetto e oggetto ecc. ecc..

    La cosa più interessante è la storia di Di Caprio in relazione alla moglie. (anche se qui non si capisce bene perchè nel limbo del miliardario ci debba essere il limbo di lei e lui e a sua volta il limbo dell’orientale che gli commissiona il lavoro…

    La storia di spionaggio che si svolge è a mio avviso decisamente inferiore al primo matrix xhe seppur riprende l’antica tematica uomo-macchina e poi programma sa comunque essere innovativo. e Inception secondo me da matrix ha preso davvero molto svilendone la trama in banale spionaggio industriale. Si poteva essere decisamente più estremi ma in fondo l’attuale richiesta è questa: vediamo cosa c’è nell’inconscio di un miliardario. ovviamente il rapporto col padre. cheppalle

    A.

    Mi piace

  18. Breuzo
    26/10/2010

    entro umilmente, da novello, nel commento alla recensione di Lenny (che ritengo quantomai abilitato a parlare di sogni e visione oniriche, conoscendolo come uno spacciatore di clip a mezza via tra il ricordo ed il sogno, negli strani giorni protesi all’apocalisse di fine millennio). Mi sento di concordare su molte affermazioni qui sopra riportate, ma mi pare strano che oltre al citato Cronenberg ed ai Wachowski nessuno abbia pensato a scomodare un Gondry (La science des rêves ed Eternal Sunshine of the Spotless Mind) o un orientale come il Kim Ki-duk di Ferro3 e Dream, per confrontare la pochezza dell’immaginario onirico del buon Nolan con i limiti delle sue pur ottime aspirazioni narrative. A me Inception è parso in ultima approssimazione un film d’azione, genere che non denigro a priori – non leggerei certo queste pagine se così fosse- ma se uno di questi registi da blockbuster si permettesse ogni tanto di “sognare” e magari arricchire i riferimenti ipertestuali della propria immaginazione, potremmo davvero ambire ad un degno erede di Stanley, che oggi tuttavia non si riesce nemmeno ad immaginare.

    Mi piace

  19. Anagramma
    02/01/2011

    Sono perfettamente d’accordo con questa tua recensione. Tu
    però hai scomodato Existence e The Matrix, io penso invece che il
    regista avrebbe dovuto visionare Nightmare 3 prima di creare un
    film con così poco sfruttamento del subconscio…

    Mi piace

  20. drowning icarus
    01/02/2011

    brutto spreco di una bella idea, secondo passo falso di Nolan. che, come era successo con Insomnia e Batman Begins, inciampa. qui però il capitombolo è rumoroso e grottesco.
    e conferma la mia teoria: senza il fratellino sceneggiatore Jonathan (vera mente creativa dietro i suoi film più riusciti: Memento, Prestige e Dark Knight) i film di Christopher Nolan non funzionano. senza il fratello, Christopher è solo un altro tronfio inglesotto che vuo’ fa l’americano scimmiottando segretamente l’unico vero regista brit-yankee: Tony Scott (solo che Nolan è troppo legnoso e troppo poco cazzone e quasi per niente rock’n’roll per assomigliargli: le scene d’azione Tony “Domino” Scott se le incula contro il muro e gode. Nolan si masturba col goldone sbirciandole da lontano e non riesce a venire).
    hence: se Jonathan Nolan dirigerà mai un film, forse il fratello Christopher sarà definitivamente smascherato.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 27/09/2010 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

Cookies

Informativa breve

Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Proseguendo con la navigazione si presta il consenso al loro utilizzo. Per un maggiore approfondimento: Privacy Policy

My Art Gallery

Follow +LoveIsTheDevil+ on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: