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Peace is for pussies

Buried (Sepolto)

Un autotrasportare americano, trasferitosi per lavoro in Iraq, rimane coinvolto in un attentato organizzato da ribelli iracheni.

E si risveglia in una bara.

Film-giocattolo, e secondo lungometraggio di Rodrigo Cortés, “Buried” diventa nel corso dei mesi un’opera di cui nessuno sa nulla, ma tutti parlano, se non per altro per curiosità verso la sfida impossibile di girare una pellicola all’interno di una bara.

Hitchockiano fin dai titoli, e per questo passatista e per nulla innovativo od originale (quelli della mia generazione, o gli aficionados, forse ricorderanno persino un episodio della serie “Alfred Hitchcock presenta” che si concludeva con una macabra morte in una cassa di legno), se visto senza alcuna particolare aspettativa, e a puro fine di intrattenimento, per quanto anomalo, diverte e non annoia.

E lasciano piacevolmente stupiti la regia e i dialoghi intrisi di humour nero e sarcasmo a sfondo politico.

Non è da escludere che se non siete ben predisposti a vivere una situazione del tutto surreale, “Buried” possa anche apparire come un film comico che si presterebbe agevolmente a una parodia.

Il regista riesce per 90 minuti a mantenere alto il ritmo di questa black-comedy con un fondo amaro.

Non sceglie una soluzione à la Haneke (inquadratura fissa, ironia sottozero), ma si prodiga nella ricerca di movimenti di camera fluidi e sempre efficaci, lontani da effetti videoclippari e sempre differenti, aiutato nella riuscita delle immagini dal responsabile della fotografia che avendo a disposizione solo l’illuminazione generata dallo schermo di un cellulare, o da una torcia  malfunzionante, deve aver sudato freddo.

La sensazione di claustrofobia è tangibile, ma le evoluzioni dentro la bara di Paul Conroy rendono la situazione un peculiare lunapark in miniatura.

Di fatto “Buried” è un film fondato su un MacGuffin, imbastito e ritmato su dialoghi divertenti e snervanti dovuti alla lotta di Paul Conroy contro la burocrazia, quei figli di puttana dei suoi datori di lavoro, l’inettitudine dell’esercito americano e un terrorista che se ne strafotte della sua sorte perché vuole solo dei soldi.

Lo script riesce a miscelare, quasi sempre in modo ottimale, toni fumettistici e toni drammatici (sfondando qualche volta nel sentimentalismo), colpi di scena e  sprazzi di orrore (il video dell’esecuzione), anche se non si punta mai su facili crudeltà (quando Conroy è costretto a cambiare posizione, ci si sarebbe aspettato di vedere almeno un paio di lussazioni e lacerazioni sparse).

E il film procede fluido dimenandosi tra telefonate fallite, mogli introvabili, amiche isteriche, un apparato burocratico idiota, minacce e false speranze, coinvolgendo proprio perché Paul Conroy è un medioman qualunque vittima di un altro medioman, capro espiatorio di una guerra fra poveri e di menzogne di stato.

E poche battute del terrorista sintetizzano meglio di qualsiasi documentario la percezione della presenza americana in Iraq da parte degli iracheni.

“Buried” sembra uno di quei film nati per far parlare di sè e lanciare un regista e uno sceneggiatore ancora in ombra, un cult immediato da festival indipendente che si fa notare per la gestione equilibrata e calcolata di ogni elemento che regge fino al climax finale.

Ryan Reynolds è ovviamente bellissimo e se avesse avuto a disposizione un iPhone, il film sarebbe durato mezz’ora.

Un commento su “Buried (Sepolto)

  1. alekosoul
    17/02/2011

    “Ryan Reynolds è ovviamente bellissimo e se avesse avuto a disposizione un iPhone, il film sarebbe durato mezz’ora. ”

    Ahahahah, niente di più vero!!!!🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 21/10/2010 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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