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Peace is for pussies

Saw 3D

Il capitolo conclusivo della saga che ha consentito ai critici di sbizzarrirsi nella creazione di nuove etichette (torture-porn, gorn e altre amenità linguistiche nate dopo anni di esangue teen-horror) risolleva, in piccola parte, il livello infimo in cui era precipitata, sia di qualità visiva sia di inutili attorcigliamenti di trama, brodaglia di allungamento per estirparci i soldi del biglietto, anno dopo anno.

Oltre questo capitolo sarebbe stato inaccettabile e di scarso buon senso proseguire (se non si ambiva direttamente al cestone dei supermarket, come è accaduto per la serie “Hellraiser”) e gli sceneggiatori hanno deciso di inventarsi una nuova trama (a dir poco stiracchiata) su cui innestare le ultime risposte ai quesiti lasciati in sospeso in modo irritante da almeno 3 anni ad oggi.

Tralasciando la furbizia del 3D (prescindibile e grottesco), i dati positivi sono una maggior precisione di scrittura per far quadrare il cerchio e, a parte una sequenza, l’abbandono del tipico stile visivo epilettico che ha reso “Saw” un prodotto ipocrita e inguardabile.

Greutert è più sicuro e disinibito nell’uso delle inquadrature e il film non sembra neanche diretto dallo stesso regista del predecessore; ma i problemi peculiari sono altri.


Il tasso di gore è sempre altissimo, e pare che si siano disinteressati dei problemi di distribuzione avuti proprio per questo motivo l’anno scorso; per cui se cercate solo smembramenti baracconeschi, persino di gruppo, sarete soddisfatti (peccato per il pessimo make-up della pelle incollata e strappata nella scena che vede protagonista il cantante dei Linkin Park, purtroppo non nel ruolo di se stesso).

Crudeltà e sadismo garantiti (sebbene tra lame rotanti, catene che strappano arti e tubi perforanti si tratti soprattutto di variazioni sul tema), in fondo, in questa occasione bramiamo soltanto di vedere come finisce questa telenovela.

E riguardo questo punto, emerge una grossa spina nel fianco.

Da un lato scopriamo il ruolo della moglie di John, il destinatario della sua misteriosa missiva e i retroscena di tutto ciò che già sembrava anomalo dal terzo episodio, dall’altra dovrete darvi una martellata sui neuroni per accettare il colpo di scena proposto e l’identità del vero successore di Jigsaw (se avete visto il trailer, e non volevate crederci, farete bene a prepararvi psicologicamente prima di essere presi dall’impulso di bruciare lo schermo).

Se non avete mai preso troppo sul serio gli sceneggiatori, rideteci su (amaramente), anche perché il come sempre pessimo cast non renderà le vicende credibili.

Soprassedendo al ritorno inatteso di un personaggio (forse legato alle diatribe giudiziarie con l’interprete?), l’episodio scorre senza pause intrecciando i destini delle vittime (i collaboratori di un sedicente e truffatore sopravvissuto, benché sia curioso che la polizia non indaghi in merito alle sue affermazioni), la vendetta di Hoffman nei confronti di Jill e il climax finale che conduce alla rivelazione del vero master-plan.

Avete resistito fino al sesto episodio, e volete farvi prendere per i fondelli un’ultima volta?
Altri 90 minuti di frattaglie, trama a puzzle e comicità involontaria al loro meglio non vi risulteranno sicuramente più indigesti delle ultime tre ridicole puntate.

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Questa voce è stata pubblicata il 31/12/2010 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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