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Peace is for pussies

Black swan

Aronofsky ha il pregio dell’originalità e del solipsismo, di inseguire progetti che ogni volta appaiono incuranti di critiche ed elogi, nonché della ricerca di un percorso personale facilmente etichettabile o di una cifra stilistica riconoscibile.

Ogni suo film è una sorpresa, anche se nonostante la sua rarefatta produzione comincia ad affacciarsi un tema ricorrente, quello della ricerca (psicopatologica) della perfezione, affrontato da prospettive inattese.

“Black swan” potrebbe essere descritto come la versione lisergica de “La pianista”, ambientato nel mondo della danza classica, una miscela virata al dark di un paradigma classico di nevrosi che non segue le orme gelide di Haneke, ma quelle del perturbante e dell’inconscio.

La trama è un gioco a carte scoperte, versione moderna della storia de “Il lago dei cigni”, con qualche rimembranza di “Eva contro Eva”,  costruita in modo preciso e circolare, lasciando poco margine per colpi di scena; tuttavia il regista sceglie di disorientarci e imposta la pellicola come un sogno lucido, lasciando irrompere l’allucinazione nella realtà.

La commistione visiva angosciante che viene creata, la dialettica isterica dei protagonisti (la madre iperprotettiva, il luciferino coreografo che seduce, la disinibita compagna che libera pulsioni erotiche, lo specchio oscuro rappresentato da Winona Ryder in cui si riflette il rischio del proprio fallimento) e una sessualità esplicitamente rappresentata (molestie, lesbismo), trascinano lo spettatore in una spirale di tensione.

Il climax di ansia cresce gradualmente fino allo showdown, quando si resta appesi a una sensazione di tragedia imminente, a un filo teso tra il successo del cigno bianco e il prevalere del cigno nero, dopo sequenze di autolesionismo, violenza e mutazioni fisiche atte ad aumentare confusione e disagio, simboliche e leggibili, quanto di sicura efficacia e sgradevolezza.

“Black swan” è un percorso mentale, meno forzato ed ellittico di esempi analoghi, ed è in questo nucleo di costruzione razionale, all’interno di una cornice di follia, che risiede l’elemento (ironicamente) tragico che rende il film tanto prevedibile da una parte, quanto collegabile a grandiosi esempi di dramma e cinismo quali il già citato “Eva contro Eva” o “Viale del tramonto”.

Una nota aggiuntiva è doverosa per il cast, perfetto nei classici ruoli di contorno (Barbara Hershey, sempre a un passo dall’esplodere in grida; Vincent Cassel, quasi insuperabile nella sua torva sensualità; Mila Kunis, premiata al Festival di Venezia; l’autodistruttiva Winona Ryder), su cui svetta la complessa e camaleontica interpretazione di Natalie Portman, innocente, quanto mostruosa.

La colonna sonora è del fidato Clint Mansell, che si diverte a manipolare brani classici.

 

8 commenti su “Black swan

  1. eddy
    05/01/2011

    Accidenti, un film a cui non avrei dato una lira (l’euro mi
    sembrava troppo)… e invece la tua recensione mi ha fatto davvero
    rabbrividire. Mi hai incuriosito…

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  2. ishy
    11/01/2011

    Ciao, ti faccio i complimenti per il tuo sito, è da un po’
    che lo seguo e devo dire che riguardo alle tue recensioni su molte
    cose sono d’accordo. Da poco ho visto Black Swan…l’ho trovato
    stupendo, ma ancora sto pensando al finale…vorrei sapere un tuo
    parere. ciao, aspetto una tua risposta, grazie.

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  3. Pablus
    12/01/2011

    Bella recensione. Invoglia assai alla visione.

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  4. eddy
    24/01/2011

    Ecco, visto. Finalmente qualcosa di nuovo.
    Atmosfere cupe, dark assoluto per una Portman che tocca il cielo con un dito. Mi sa che qualche bel premietto se lo becca…

    P.S.: Un film di questo tipo sono riuscito a farlo vedere anche a mia moglie che ha fatto danza classica per 15 anni e odia il genere. Vuoi vedere che riesco a portarla dalla parte della “verità assoluta”?😉

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  5. Biancaneve
    23/02/2011

    Ottima recensione.
    Inoltre sono felice di leggere finalmente una voce fuori dal coro, in quanto ho sentito fin troppe stupidaggini in merito a questo capolavoro che invece la critica ha sciattamente deciso di mettere da parte.
    In molti si sono disturbati a tirare in ballo il mito schizofrenico di Dr. Jekyll e Mr. Hyde, evidente esempio di cecità nella lettura di questo film che invece non rappresenta la dualità di Male e Bene ma il percorso di un’ascesa-liberazione verso un ideale di perfezione.

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  6. alessandro
    03/03/2011

    personalmente ho apprezzato la seconda metà del film ma la prima l’ho trovata banalotta e scontatuccia soprattutto nei modi di presentare la retorica del bene/repressione vs male/energia-sessualità libera. la tematica è interessante ma nella prima parte risulta didascalica. cassel delude a mio avviso e forse anche perchè il suo personaggio sviluppa male e in modo superficiale troppi luoghi comuni (tecnica vs passione ecc..) senza drammatizzare realmente.

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  7. Alessandro
    25/03/2011

    La perfezione non è solo un problema di controllo: è necessario metterci il cuore…Bellissimo film grande recensione! Splendida la luccicanza del finale!

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  8. pablo
    27/03/2011

    sono gli occhi smarriti di un cigno tutto ciò che rimane prima della dissolvenza in bianco,sono i fantasmi del passato e del presente nella mente che dipingono il quadro di nero,è l’inseguire il sogno della perfezione che sfocia nell’ossessione….i labirinti della mente dopo Requiem for a dream ritornano in Aronofski..Natalie Portman sublime. Consigliatissimo

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Questa voce è stata pubblicata il 03/01/2011 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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