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Peace is for pussies

Sucker punch

“Sucker punch” è una pellicola esuberante sulla carta, ma strutturalmente prevedibile, capace di stupire davvero in poche sequenze se il vostro immaginario è lo stesso di Zack Snyder.

E’ un altarino post-adolescenziale e nostalgico, mai innovativo, realizzato per il piacere solipsistico di materializzare sulla pellicola anni di videogiochi e fumetti e cinematografia orientale per ragazzini (trentenni compresi).

Chiunque si sia nutrito dello stesso cibo geek di Snyder si ritrova immediatamente catapultato in un immaginario consolidato, con regole precise, quasi mainstream, che non sorprende e non osa mai davvero, e potrebbe apparire come una follia visionaria solo a chi sia estraneo a questa amalgama di memorie passate.

E’ un tentativo non del tutto riuscito di consacrazione, di emulare le fonti originali, che tuttavia rimangono superiori per inventiva, inserendole in un contesto adulto moderato dalla censura americana (la prostituzione, le violenze) e dagli scontati, ma sempre gustosi, toni dark.

Premesso l’inevitabile effetto dejà-vu per chi abbia mai giocato a “Painkiller”, abbia letto manga e abbia presente a quali livelli di eccessi digitali e cromatici si sia arrivato con quel capolavoro che è “Kyashan”, per citare un esempio analogo (tacendo del soverchiamento del green-screen già presente in “300” ), e tappandosi le orecchie per l’inevitabile retorica voice-off di cui Snyder non si vuole liberare (più che fascistoide la sua cinematografia rischia di diventare tronfia), “Sucker punch” non soddisfa del tutto i bulimici dell’eccesso visivo, ma offre agli aficionados una carrellata onanistica sull’immaginario collettivo della generazione videogame.

Se volete riposare i polsi staccandoli dalla console (senza toccarvi su Baby Doll, ibrido tra Sailor Moon e Lolita), allora il film vi potrebbe divertire.

Non sperate di appassionarvi alla trama o alle protagoniste, carne da macello pirotecnico inserita a forza in un canovaccio pretestuoso steso con lo scopo di legare fra di loro sequenze dal contenuto più disparato.

Con un’accurata scelta di topoi ormai classici, le nostre eroine si scontreranno con giganteschi samurai meccanici, nazizombie steam-punk, draghi, cyberguerrieri.

Immersi in una fotografia sgranata e acida da video post-grunge e nell’ipercinesi della CGI, assisteremo a piroette, esplosioni, enfatici dettagli in primo piano, inquadrature e ambienti che si barcamenano tra un prologo di “Silent hill” e un boudoir, tra scenari di D&D e “Wolfenstein”, tra robot umanoidi, sfruttati come meritebbero solo nel recente “Yattaman” di Miike, e lens-flare a tutto spiano in uno scontro adrenalinico con soldati di vetro.

“Sucker punch”, come la sua stessa colonna sonora, è un loop assordante e ripetuto di remix visivi, che non teme illogicità e anacronismi e l’effetto fumetto, originale e ambizioso per il mercato occidentale, con diversi momenti di stupore retinico (di sicuro incuriosisce e, quando non si prende troppo sul serio, intrattiene), ma meno coraggioso di quanto non voglia (o abbia potuto) essere, ingabbiato in codici linguistici tipicamente yankee che rendono meno incandescente e libero il contenuto che, di fatto, è la raccolta di un’eredità che viene fagocitata e in parte snaturata.

Ovviamente di tutte queste masturbazioni mentali da critico della domenica ve ne potete fottere e godervi ugualmente il film.

Per risparmiarmi una querela, voi immaginate che nelle successive tre righe esprima una spassionata opinione sul doppiaggio.

Per ulteriori dettagli e punti di vista: http://giovanecinefilo.kekkoz.com/2011/03/24/sucker-punch-zack-snyder-2011/ e http://konichiwacinephiles.com/post/4081311252/sucker-punch-no-country-for-titty-twister-squad

7 commenti su “Sucker punch

  1. caino
    29/03/2011

    si, vero, ma la gnocca.

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  2. Robba12
    29/03/2011

    Film carino, sembra un grande anime nipponico, ma la cosa sensazionale è la colonna sonora…

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  3. Maybe
    29/03/2011

    Film assolutamente inutile. Salvo solo i primi dieci minuti, ma per il resto è un videogioco noiso e poco adrenalinico. Anche dal punto di vista visivo sa tutto di già visto, senza fantasia né sorprese, solo rappresentato a un livello ipertrofico con esplosioni e combattimenti esagerati.
    La voce fuori campo è poi irritante, e quando in coclusione dice dopo più di 2000 morti tra zombi, nazisti, robot massacrati in tutti i modi possibili che non hai bisogno di armi, perché le vere armi sono dentro di te, avrei voluto dare fuoco allo schermo con la benzina.

    Maybe

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  4. haran_benjo
    31/03/2011

    guarda che Kyashan non e’ “coreano”,,

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  5. Lenny Nero
    31/03/2011

    Hai ragione, rimosso! Confusione mia con la provenienza del DVD che avevo acquistato prima ancora che venisse distribuito pure da noi.

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  6. fabristol
    05/05/2011

    “Per risparmiarmi una querela, voi immaginate che nelle successive tre righe esprima una spassionata opinione sul doppiaggio.”

    Questo è uno dei più bei finali che hai mai scritto nelle tue recensioni.😉

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  7. waYne
    11/07/2011

    avevo una brutta opinione di questo film e la tua recensione me l’ha confermata🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 28/03/2011 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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