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Dream home

Scoperto grazie alle recensioni entusiaste di Mad Movies, definito da alcuni recensori un cult immediato, “Dream Home”, già presentato al Far East Festival e al Tribeca del 2010 e di recente pure al Gérardmer Film Festival, è uno di quei film che non causa terremoti nei canoni dell’horror, ma propone una formula orientale nell’affrontare tematiche sociali che ritrova nell’horror un medium adatto e malleabile.

Troppo didascalico e a tesi per poter provocare discussioni o polemiche, fatto che ne smorza l’impatto di un messaggio dichiarato fin dall’inizio, con la descrizione della crisi economica e, in particolare, quella dei mutui, gli assi nella manica di “Dream Home” sono la cifra stilistica raffinata del regista-produttore-sceneggiatore di Hong Kong Ho-Cheung Pang e il gusto disinvolto, magistrale e con ben pochi freni per lo humour nero e lo splatter, tanto da far sembrare Tarantino un dilettante che aspira a imitare, ma di polvere da mangiare ne ha ancora tanta.

La pellicola inizia subito con l’attuazione di un progetto di omicidio di massa.

Conosciamo il volto dell’assassina, intuiamo le motivazioni, ma è intrigante seguire il dipanarsi della storia su tre linee temporali parallele, in uno di quei giochi di script di cui Shimizu anni fa fu artista.

La costruzione del personaggio principale non avviene in modo pedante, ma è un lento svelarsi intercalato dal climax sempre più efferato di omicidi, in un tentativo di dipingere a tutto tondo una giovane donna con un sogno che diventa ossessione e disperazione, tanto da renderla da bambina affettuosa e legata alla famiglia un mostro di cinismo ed egoismo.

Il motore di Cheng Li-Sheung (interpretata dalla cantante e attrice Josie Ho) non è di certo una criminalità intrinseca, ma indotta, e dalla sua parte ha la follia e la determinazione, ma non la forza fisica.

Ne deriva una girandola di omicidi che lasciano stupiti (e divertiti) per l’estremo realismo, la faticosità con cui si compiono, che riporta alla mente il tentativo di Hitchcock ne “Il sipario strappato” di mostrare al pubblico quanto fosse difficile uccidere una persona.

E così, armata degli strumenti da operaio del padre, Cheng Li-Sheung si butta a capofitto nella sua impresa ritrovandosi a dover affrontare inaspettate difficoltà e improvvisare soluzioni spesso ingegnose e crudeli.

L’inventiva macabra è sopraffina, i dettagli ripugnanti si accumulano (occhi espulsi da un cranio con un cacciavite, una donna gravida cui si rompono le acque e soffocata in modo surreale, castrazione durante un amplesso e schizzi di sangue scambiati per sperma sulla schiena e un’impagabile sequenza di sbudellamento inferta a un ragazzo che sopravviverà abbastanza a lungo per assistere a una strage) e chi cerca baracconeschi pugni nello stomaco potrà ritenersi sazio.

A superare in modo inatteso il rischio di degenerazione trash, sempre dietro l’angolo, contribuisce la confezione della pellicola: il sapiente montaggio della storia, la fotografia satura della morte e quella fredda degli squarci di Hong Kong, i dinamici movimenti di camera che ti fanno chiedere quando uscirà il prossimo film di Park Chan-Wook.

Se l’etichetta di cult è prematura, sicuramente “Dream Home” è uno dei film horror orientali da recuperare tramite import.

Lo sappiamo già che la crisi economica e la roba di verghiana memoria generano mostri (sebbene il monito venga propugnato con un ghigno su un volto angelico), ma restano una pellicola godibile e crudele e un esempio di ottima regia che risolleva gli occhi da troppo diffusa sciatteria visiva.

2 commenti su “Dream home

  1. Deimos
    04/05/2011

    Visto ieri, neanche a farlo apposta.
    Film potente all’inverosimile…uno dei migliori film del genere in circolazione con una follia minimalista ma tagliente come non se ne vedevano da tempo. Peccato che per ora si può recuperare solo per vie “alternative” ma spero che ne arrivi un DVD anche da noi.

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  2. Lenny Nero
    09/05/2011

    In DVD import è disponibile.

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Questa voce è stata pubblicata il 26/04/2011 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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