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Peace is for pussies

Bedevilled (Blood island)

L’ingannevole titolo internazionale (“Indemoniata”), per quanto meno stupido di quello francese, rischia di falsare la giusta percezione di un dramma al femminile, e ad alto contenuto di violenza, che in modo superficiale le leggi di mercato hanno infilato a forza nel genere horror.

Film sud-coreano, diretto dal regista della seconda unità de “La samaritana”, ricorda per impatto visivo, riflessioni morali e climax di devastazione emotiva “Mr. Vendetta” di Park Chan-Wook, anche se chi è maggiormente abituato alla cinematografia occidentale potrebbe ritrovarvi inesistenti reminiscenze delle tormentate donne di Lars Von Trier, che in termini di cinema della crudeltà non potrà mai competere con quello che fin ora ha prodotto l’oriente.

Hae-won, impiegata di banca di Seoul, torna a trovare l’amica di infanzia Bok-nam, relegata nella dimensione ancora rurale dell’isola di Moodo, per riprendersi da una crisi di nervi che sarà anche causa del suo licenziamento.

L’atmosfera pacifica e fuori dal tempo, ancora piena di ricordi, nasconde ai suoi occhi una realtà intrisa di un maschilismo atavico che pervade persino le donne.

Quest’ultime sono le uniche sopravvissute ad una violenta tempesta insieme ad un quartetto di rozzi maschi trattati dalle anziane come i loro nipoti, nonchè i pilastri incontestabili della vita isolana; e quando la misoginia è un fatto culturale perpetrato dalle donne stesse, ogni accenno di ribellione è considerato gravemente e ogni offesa non può che essere tollerata, se non si vuole rischiare di essere puniti.

Il film inizia con le disavventure metropolitane di Hae-won (castigata quando si comporta come un maschio; testimone impotente e impaurita di un’aggressione ad una ragazza) per poi svilupparsi come un metaforico ritorno alle origini di problemi femminili ancora esistenti, anche se in forma diversa.

Il susseguirsi degli episodi di vessazione a carico di Bok-nam, inframezzati da dialoghi crudeli che creano le premesse per un clima di tensione sempre più prossimo all’implosione, è costruito secondo una precisa logica di accumulo di dolore e il regista sfrutta appieno metà del film per dipingere ogni sfumatura della prigione bucolica che salterà in aria.

Non ci si deve attendere un banale slasher da “Bedevilled”; il contesto dello psicodramma è allestito con calma, stile, concentrandosi sui rapporti tra i personaggi e i commenti corali delle vecchie megere, depositarie di una crudeltà autodistruttiva peggiore di qualsiasi lama.

A metà della pellicola, raggiunto lo zenith della cattiveria, paradossalmente originata proprio dalle donne, un’esplosione di rabbia fa virare la pellicola nei territori della furia cieca.

La violenza, per quanto eccessiva, non sembrerà gratuita, ma ampiamente giustificata, e mai rappresentata in modo ludico o catartico, ma in modo spaventosamente realistico, in un alternarsi di armi improvvisate, fughe, paura, decapitazioni e facili metafore falliche nella punizione di coloro che hanno abusato del loro potere virile.

Al concludersi del massacro, mancherà ancora un tassello e la scena si sposterà fino a un doloroso confronto finale fra le protagoniste che si lascerà alle spalle altro sangue, rivelazioni e insostenibili sensi di colpa.

“Bedevilled”  è un film dalla struttura solida, in cui la violenza, in ogni sua manifestazione, verbale e fisica, diventa contenuto imprescindibile e non un pretesto pornografico, parte essenziale di un’analisi sociologica che non fa sconti e che non scade nè nella retorica nè in una satira grottesca, ma diventa il quadro di una follia lucida che atterrisce meno delle cause che la innescano.

Sotto questa prospettiva, un film appartenente fin nel profondo al genere horror, ma in senso alto: un genere sfruttato in un’accezione politica e come unico e possibile veicolo comunicativo di questa storia.

Un commento su “Bedevilled (Blood island)

  1. Luca
    11/10/2013

    Visto ieri sera, dopo averlo lasciato a macerare per anni. Davvero bello quanto dicono praticamente tutte le recensioni che ho letto, ritmo pressoché perfetto e recitato in maniera impeccabile.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 26/05/2011 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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