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Peace is for pussies

Insidious

La premiata ditta Wan – Whannell torna con Insidious, ennesima tacca in una carriera che sembra fare del ripescaggio tematico la sua cifra, a partire dalla brusca deviazione compiuta con Dead silence , dopo l’exploit di Saw, e passando per il prescindibile Death sentence.

Sulle riviste, specializzate e non, così come in rete, leggerete commenti anticipatori o di mera pubblicità che mettono involontariamente in evidenza caratteristiche e difetti.

E fatevi scorrere un brivido di terrore a leggere pure che uno dei produttori è Oren Peli, autore del famigerato Paranormal activity.

Insidious ruba atmosfere e temi da film di cui l’epigono è Poltergeist (ancora insuperato), forgiato dentro una tecnica sempre più perfezionata (è costato quanto Saw, ma il risultato è decisamente più raffinato e apparentemente più costoso), strutturato dal punto di vista dei meccanismi della paura come Paranormal activity.

E’ indubbio che la prima parte del film funziona meglio del sopracitato spreco di pixel, ma stiamo pur sempre discorrendo di un film PG-13 e di questi tempi è difficile instillare ansia persino in uno spettatore poco smaliziato.

A questa paura-vecchio-stile, fatta di fugaci apparizioni e porte aperte, si aggiunge una trama che ricorda pari passo il suo riferimento spielberghiano (pur alla regia, Hooper non lasciò un’impronta personale), la si ammorbidisce con siparietti ironici e fuori luogo, e presto si scivola in un luna-park dagli esiti prevedibilissimi e di cui non vengono sfruttate appieno evidenti potenzialità (il mondo parallelo e le creature che lo abitano, ridotte a marionette da teatrino dell’orrore).

Wan è un regista che ha già dimostrato di possedere talento tecnico su tutti i versanti e occhio fotografico (di tutti i momenti di terrore, restano impresse sulle retine le suggestive comparse del demone), ma si fa imbrigliare di nuovo in uno script che, per quanto internamente coerente e solido, non brilla per originalità e non riesce neanche  a sfoderare negli ultimi minuti un colpo di scena che sia all’altezza di quello di Dead silence.

Insidious è uno spettacolo vecchio stile,  che potrebbe interessare ai nostalgici (che scopriranno di esserne diventati immuni) o alle nuove generazioni, quelle cresciute a filmetti amatoriali, Blair witch project e Paranormal activity, che magari cercano un film da brivido, senza che vi sia la benché minima traccia di sangue.

Il problema è che non sapranno apprezzare la tecnica di Wan, trovandola inutilmente sofisticata (quando è l’unico motivo per infliggersi questa madeleine a base di altrimondi).

Esprimo qualche perplessità anche sul cast.

Se Patrick Wilson continua a essere attore valido, senza mai spiccare particolarmente, Rose Byrne, vista di recente in numerosi produzioni hollywoodiane, non ultimo X-men: first class, continua a non convincere, con quella sua eterna espressione tra il corrucciato e l’afflitto.

Speriamo che continui a recitare in Damages, in cui, grazie al ruolo a lei adatto, di danni ne può compiere pochi.

Un commento su “Insidious

  1. Deimos
    17/07/2011

    Dopo il primo indimenticabile (mentre gli altri tutti da dimenticare) The Saw, ho seguito attentamente ogni lavoro di questo regista e ho notato che ha raffinato una tecnica registica molto forte per andare a creare film man mano meno d’impatto.

    Insidious è un film banale e che prende a piene mani da quel capolavoro di Poltergeist ma è diretto in maniera pazzesca e meriterebbe la visione al cinema se non fosse che alcuni pezzi risultano troppo sottotono, quasi soporiferi. Anche sul finale, secondo me, Wan si è lasciato andare un filino troppo al commerciale dove invece avrebbe dovuto calcare di più la mano e scegliere una via coraggiosa. Il suo film più bello rimane The Saw ma anche Death Sentence non scherza. Speriamo che al suo prossimo lavoro, osi di più.

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Questa voce è stata pubblicata il 19/06/2011 da in Cinema, recensione con tag , , .

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