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Peace is for pussies

Enter the void

Ho atteso la versione integrale di “Enter the void” con la speranza di subirne al massimo l’impatto viscerale, tratto in inganno dalla potenza giocosa e psichedelica dei titoli di testa.

Una speranza minimale, quella di vivere un’esperienza acida,  attraverso la prospettiva di un tossicodipendente sotto l’effetto di qualche droguccia mescalina.

Pornografia visiva, nulla di più, con cui forarsi le retine.

“Enter the void” è questo, ma traviato da un ego del regista così gigantesco e autocompiaciuto da diventare un enorme e sfiancante monumento a se stesso, un atto di onanismo tecnico da cui a tratti trapela una mal sfruttata e superiore conoscenza dei mezzi cinematografici che a dispetto di blandi contenuti provocatori risulta essere solo un’esibizione virtuosistica al pari di “Irréversible”.

Dopo un prologo quasi tutto in soggettiva che segue le ultime ore di vita di Oscar, spacciatore di origine tedesca, ma residente a Tokyo, il film si articola in un lungo flashback della vita del protagonista, che si chiude circolarmente col suo violento decesso, e negli spostamenti aerei della sua anima, che fluttua sulla città e assiste alle conseguenze sui suoi amici e su sua sorella della sua condotta criminale.

Fino a che deciderà quale destino affrontare definitivamente.

I primi 90 minuti del film funzionano in modo quasi impeccabile, anche se è chiaro fin da subito che Noé predilige la strada del trip ipnotico invece di quella del bombardamento visivo a pieno ritmo.

Il connubio tra narrazione e massiccia post-produzione digitale è riuscito, tra visioni cromatiche, neon esageratamente luminosi e colorati, elaborati giochi di lenti e sfocatura, un montaggio chirurgico e una colonna sonora da incubo lynchiano che non concede quasi mai tregua.

La freddezza è totale, ogni elemento tragico crudo e insensato, non c’è drammatizzazione retorica pur essendo le vicende dei protagonisti squallide e deprimenti e quando il cerchio si chiude anche il film potrebbe concludersi, regalandoci qualcosa di inaspettato, meno superficiale del previsto e artisticamente potente, da outsider naturale.

I problemi subentrano quando superato l’esagerato controllo della prima parte il regista decide di continuare con la sua personale esibizione per altri 70, spesso interminabili, minuti.

Invece di sigillare le sottotrame con uno showdown rapido, incisivo ed esplosivo, la telecamera continua a volteggiare per aria e a infilarsi in ogni orifizio artificiosamente illuminato, le inquadrature sono deformate e allungate oltre ogni senso della misura temporale, immagini e movimenti di macchina iniziano a diventare ripetitivi, come se Noè ritenesse ogni suo fotogramma troppo bello per essere sacrificato, per non insisterci sopra più a lungo del dovuto, per non mettere in evidenza l’ennesima magia del reparto effetti speciali e il suo luna-park di luci e colori cartooneschi.

Ma il contenuto è ormai totalmente esaurito, non c’è più alcunchè da raccontare e le numerose copule del finale nel Love Hotel, per quanto mettano in scena un altro dozziliardo di idee (dalle scenografie agli organi genitali che emanano aloni di luce fino ad un’inquadratura endovaginale) non oltrepassano la barriera dell’assuefazione dello spettatore, che ha già capito mezz’ora prima in quale direzione catartica, e immorale allo stesso tempo, si trascinerà la storia.

“Enter the void” potrebbe essere persino utilizzato come lezione di tecnica cinematografica, Noé da questo punto di vista è un talento innegabile, ma di fronte ad un ammorbidimento persino delle sue provocazioni gratuite e degenerate, e ad una costruzione sbagliata e slabbrata della seconda parte, la pellicola scade nell’esercizio stilistico e nella prolissità e si arriva fino in fondo per inerzia e stordimento.

Fermatevi prima: 90 minuti lisergici e pieni di meraviglia sarebbero sufficienti persino ad Hofmann.

3 commenti su “Enter the void

  1. waYne
    11/07/2011

    interessante quello che hai scritto sul film

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  2. Ellen
    06/08/2011

    film carino e grandi titoli, ma l’LSD è meglio🙂

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  3. giampaolom
    10/12/2011

    mi sa che vado a vedermelo🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 27/06/2011 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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