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Peace is for pussies

Heartless

Jamie Morgan, interpretato da un eccellente Jim Sturgess, è un fotografo dal carattere schivo a causa di un angioma che gli deturpa il viso e parte del corpo, e che gli ha sempre impedito di intrattenere relazioni.

Apparentemente privo di rabbia repressa, gettato nello sconforto dal decesso del padre (Timothy Spall), che lo copriva di affetto e lo ha iniziato alla fotografia, sfoga tutta l’emotività con la sua Nikon, finché una notte si imbatte in un gruppo di demoni che ha appena lanciato delle molotov su un padre e il suo bambino.

Le notizie sulle violenze delle misteriose gang impazzano in televisione, simboli mostruosi vengono affissi sui muri e più di una persona cita un criminale noto per avere una protesi metallica alla mano che gli consente di smembrare le sue vittime.

Il terrore dilaga in città, Jamie verrà punito per quello che ha visto e costretto ad assistere impotente all’uccisione della madre, mentre pure il suo vicino di casa viene ritrovato fatto a pezzi dopo una prima bestiale aggressione.

Desideroso di vendetta, Jamie viene contattato da Papa B. (Joseph Mawle), un novello Satana che si rivela dotato di poteri sovrumani e della capacità di offrirgli una nuova vita, tentandolo con la possibilità di essere bello e finalmente amato.

Dovrà solo ripagarlo con un pezzo di caos, ma il Mentitore, si sa, cambia le regole anche durante il gioco.

Philip Ridley è un artista poliedrico, inclassificabile come regista, ma è anche quello.

Tre film in 19 anni (Riflessi sulla pelle, 1990 e Passeggiata nel buio, 1995), acclamati dalla critica, autore per il teatro e la radio, scrittore, fotografo, musicista e chissà che altro.

Proprio in questa sua ecletticità si ritrova la fonte dei suoi pregi e dei suoi difetti, tanto che se è facile apprezzarlo come esteta, è più difficile non considerare i suoi film delle mine vaganti, piccole comete che brillano un paio di ore, scalfiscono un po’ la superficie, ma non lasciano un segno davvero profondo.

“Heartless” è il frutto di esperienze personali e artistiche di Ridley: da una parte la morte violenta di un amico, dall’altra la scoperta della fotografia digitale e della magia notturna dell’East London, tra bagliori, graffiti e detriti umani.

Centinaia di scatti per convincere gli improvvidi produttori dell’aspetto che avrebbe avuto il film (che è uscito direttamente in DVD), per narrare una città da una prospettiva invisibile ed obliqua e innestarci sopra una trama faustiana a base di demoni, psicopatologia, drammi familiari e violenze suburbane.

Qualche critico ha scritto che è come vedere un Clive Barker, ma meglio di un Clive Barker.

Il paragone non è azzardato, soprattutto per chi è memore del recente “Midnight meat train” , ma focalizzare l’attenzione sugli elementi più basilari della trama significa sottovalutare gli unici motivi validi per cui guardare “Heartless”.

Il film ha il difetto, come tutti i film di questo tipo, di ricalcare schemi talmente classici che è difficile evitare la prevedibilità, ma si può percorrere la strada della reinvenzione, dello slittamento temporale e topografico.

Se si conosce la storia di Faust, ben pochi sono i colpi di scena che possono sorprendere, per cui non pretendete coinvolgimento emotivo o particolare tensione.

Gli elementi che rendono “Heartless” un’opera artisticamente interessante (o quanto meno curiosa) sono tutti esterni alla narrazione e sono apprezzabili da orecchie e occhi molto attenti: dal lavoro sulle luci e sul montaggio fino ai brani composti da Ridley, cantati dallo stesso Sturgess, che accompagnano anche verbalmente la storia, per non parlare di una surreale miscela di toni che spaziano dal macabro estremo (il corpo carbonizzato del protagonista da cui vengono strappati lembi di pelle nella scena della rinascita; balzane modalità per strappare un cuore palpitante da un escort; teste decapitate che vengono scuoiate a morsi) all’umorismo nero (la comparsa del soprannominato Uomo delle Armi, l’onnipresente delle produzioni indipendenti inglesi Eddie Marsan, che cerca l’arma adatta per un sacrificio umano con uno strumento da rabdomante e si comporta come un venditore di pacchetti finanziari) al dramma più toccante (le sequenze col padre).

A unire questi elementi contrastanti un sottile, glaciale, quasi pacificato, cinismo universale che in vista del twist finale sostituisce lacrime e retorica con uno showdown di violenza che suona amaro, non catartico, intriso di pietà verso un protagonista che pur di dare un senso al caos della sua esistenza elabora visioni e teorie, per non soccombere a una realtà cruda e sanguinolenta che ha infestato pure il suo animo per mero spirito di sopravvivenza.

“Heartless”, nonostante il monologo di Papa B. sulla teoria che i grandi episodi di violenza segnino la nascita di una nuova epoca, più che un film che vuole incorniciare in modo distopico i nostri tempi, come Ballard nei suoi libri, o come Laugier in modo più schematico e astratto con “Martyrs”, appare come una personale, divertita, tentativamente dissacrante messa in scena dell’inganno dell’immagine (la sequenza delle fotografie al parco, il discorso del padre sulla luminosità delle stelle), sullo scarto di interpretazione che la visione artistica consente di attuare rendendo magica, anche se più terrificante, ma accettabile, una natura orribile e dionisiaca.

Il pregio di Ridley è di non appesantire il film con masturbazioni mentali su conflitti con l’apollineo, ma di lasciar parlare le immagini e lasciar trapelare, tra parole misurate e limate (Ridley avrebbe voluto girare un film muto), il suo pensiero da uomo che ha trasferito la sua speranza in ciò che viene catturato, e trasformato, da un obiettivo fotografico.

Siamo agli antipodi di “Blow up” di Antonioni, ma senza alcuna disperazione.

Forse è quello che definiscono humour inglese.

3 commenti su “Heartless

  1. waYne
    23/07/2011

    sono sicuro che mi piacerà parecchio questo film!
    Adoro la poesia che Antonioni trasmette nei suoi film allo spettatore in quel ritmo lento e riflessivo in cui scorrorno immagini metaforiche, magiche e sognatrici. Non ho ancora da vedere questo film, dalla trama che avevo letto non pensavo di associarlo ai film di Antonioni. Ora che so che lo stile registico è simile a Blow Up non vedo l’ora di vederlo! Ottimo, veramente😉

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  2. Lenny Nero
    23/07/2011

    WaYne, leggi bene. Ho scritto che anche da un punto di vista concettuale è il contrario.😉

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  3. waYne
    23/07/2011

    accidenti hai ragione. Ero talmente preso dall’idea che avesse qualcosa in comune con i film di Antionioni (come si può capire sono un suo grande fan) che la mia mente vedeva solo quella direzione. Ora che ho riletto è tutto chiaro😉

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Questa voce è stata pubblicata il 18/07/2011 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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