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Peace is for pussies

The case (recensione ironica di Super8)

E’ una piacevole sorpresa “The case” , opera prima di un promettente regista-produttore che realizza con efficacia e invenzioni brillanti un’operazione nostalgia, un omaggio esplicito ai film di Romero, con una strizzatina d’occhio al primo Raimi.

Il cast, giovane e divertito, interpreta con entusiasmo sopra le righe ruoli talmente sterotipati e classici da oscillare senza soluzione di continuità tra il genio e la parodia da recita scolastica.

Fotografia e montaggio ricostruiscono in modo certosino tecniche del passato, tra graffi e tagli netti, mentre i pur grezzi effetti di make-up conferiscono ai momenti gore una commovente sfumatura passatista che fa rimpiangere l’evoluzione deleteria dal Necronomicon a Spider-man.

Quasi assenti linee di dialogo o una soundtrack, in una ricerca di realismo a basso costo, mentre le scelte scenografiche sembrano rimandare ai fasti americani di “E tu vivrai nel terrore” del nostro mai troppo amato Lucio Fulci.

Purtroppo questo breve gioiello per aficionados è preceduto dalla seconda opera  di questo già ex promettente regista-produttore sotto la produzione di un altro ex promettente regista-produttore.

Di conseguenza, prima di bearsi di finti occhi bianchi sulla terra e vomiti sanguinolenti, bisogna sopportare un lacrima-movie, inframezzato da molti incidenti stradali che svolgono la funzione di risvegliarti dal coma diabetico generato da dialoghi estratti direttamente dalle scene tagliate di una telenovela.

Quando la biondina barely legal scandisce frasi del tipo “Doveva morire mio padre al posto di tua madre” e il pischello innamorato sfodera uno sguardo à la gatto di Shrek che sembra scandire singhiozzante “Ma no, non dire così, in fondo era una grandissima stronza, voglio perdere la mia verginità con te”, il cervello viene annebbiato e l’occhio cade sull’orologio (una delle tante volte).

Fortuitamente (si fa per dire) un grosso ragno cosmico (di cui persino King si sarebbe vergognato) scorrazza in giro e fa danni per cui scatta l’ennesimo momento “Svegliatevi!” che aiuta a trascinarsi sbavanti verso uno dei finali più prolissi della storia del cinema, surclassato in pateticità solo da quello di “E.T” (citazione a caso), anche se quello di “A.I”, in quanto a obbrobriosità, rimane saldo in testa senza alcun valido concorrente all’orizzonte.

Per colorare e rendere più originale questa fellatio tra produttori, questo simbolico passaggio di staffetta, la cifra stilistica scelta è quella del lens-flare, sovraimposto segugi mentulae modo secondo un disinvolto e disinteressato studio delle luci di scena.

Terminata l’agonia, e rimpiangendo l’unica scena valida già vista nel trailer, l’unico pensiero che rimane è che i lens-flare hanno rotto il cazzo e che forse persino “La guerra dei mondi” non era così male.

Al confronto, sia chiaro.

Un commento su “The case (recensione ironica di Super8)

  1. Suzupearl
    27/09/2011

    Ti amo.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 14/09/2011 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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