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I saw the devil

“I saw the devil” è l’ultimo film del regista Jee-woon Kim, noto da noi soprattutto per “Two sisters” e, in minor misura, per “A bittersweet life”.

Il film è stato molto chiacchierato, se non osannato, nel giro delle riviste di genere, ma l’eccesso di zelo nel deviare l’attenzione dalla regia di Kim (che in prima battuta significa -stile-) e focalizzarla su un presunto grand-guignol ha generato un hype eccessivo nei confronti di un elemento indubbiamente presente, ma né in dosi massicce né più di altre produzioni analoghe o coreane.

La componente horror è frammentata in poche e brevi sequenze, gustose per i palati forti per la mescolanza di humour-nero e teatralità ma, con l’eccezione di alcuni sprazzi di budella e mutilazioni, l’osceno rimane per lo più fuori campo e, se mai, è maggiore la componente di violenza psicologica, sebbene non manchino scene di colluttazione piuttosto feroci e realistiche.

Annullata la premessa che “I saw the devil” sia uno degli shocker ad alto impatto degli ultimi mesi, resta un film che intrattiene, nonostante la lunghezza apparentemente eccessiva per la semplicità della trama (un agente di polizia, Kim Soo-Hyeon, decide di vendicarsi nei modi più crudeli di un serial-killer che ha massacrato la sua futura e gravida sposa), ripropone il tema della vendetta tanto caro a Park Chan-Wook regalandoci l’ennesima performance sopra le righe proprio di Min-Sik Choi (“Old boy” ) nel ruolo di Kyung-chul, psicopatico istrionico, sadico, viscido e luciferino, e che ricorda non poco “The chaser”, sia per la crudezza tematica sia per le numerose sequenze d’azione e di inseguimento.

E sono appunto azione e tensione quelle che propone “I saw the devil”, il cui canovaccio di base è complicato da continui colpi di scena che costellano l’inseguimento di Kyung-chul, episodi che colorano di volta in volta questa figura deviata con ulteriori sfumature perverse, sessuali o addirittura politiche (ma non cascate nella trappola di facili metafore).

L’intrattenimento è possibile grazie al talento di Kim che spesso riesce a unire ricerca estetica (a volte compiaciuta) e dinamismo, e quando la suspense non deve prevalere su tutto, il regista arricchisce le sequenze di movimenti di camera ed effetti di montaggio che rendono alcuni momenti spettacolari pur nell’efferatezza degli eventi (gli accoltellamenti reciproci tra Kyung-chul e due sicari assoldati da Soo-Hyeon all’interno di una vettura in corsa a piena velocità).

Nel complesso un action piuttosto movimentato e che si sforza di essere originale, ad alto tasso di violenza, ma mai gratuita o esasperata al punto da risultare inguardabile, interpretato da un cast validissimo (su cui inevitabilmente svetta Min-Sik Choi), ineccepibile da un punto di vista tecnico e stilistico (anche se meno suggestivo di quanto si potrebbe pretendere da Kim), debole nel finale retorico e artificioso che colpisce meno del previsto, sebbene la cattiveria sia di primo livello.

Un commento su “I saw the devil

  1. A Tale of Two Sisters mi era piaciuto molto.
    Cercherò anche questo!!

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Questa voce è stata pubblicata il 17/10/2011 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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