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Peace is for pussies

Mientras duermes (Bed time)

Reduce dal successo diRECe “REC 2”, mentre il compare Paco de Plaza è attualmente in circolazione con “REC 3”, Jaume Balaguero ha preso una pausa prima di dedicarsi a “REC – Apocalypse” tornando al thriller, rielaborando, con toni che inevitabilmente ricordano Hitchcock, il tema –home invasion- e adottando uno stile sobrio e mai concitato che punta su atmosfera e tensione.

“Mientras duermes” è obiettivamente un’ottima pellicola di genere, ma a livello di sceneggiatura alcune forzature e farraginosità lo rendono un film artificioso e incompleto.

Cesar (un oscuro e camaleontico Luis Tosar) è il portiere di un condominio, amato da tutti gli inquilini tranne che dall’amministratore che, quasi inspiegabilmente, lo vessa con ogni pretesto.

Il prologo, che anticipa un twist narrativo, delinea sin da subito il lato più oscuro dell’animo di Cesar, mostrato mentre è in procinto di suicidarsi: è incapace di essere felice e soffre di una depressione dai risvolti rabbiosi.

Dotato di copia delle chiavi di ogni appartamento, e di un’incondizionata fiducia da parte dei condomini (ingiustificata alla luce di una rivelazione a metà del film sui suoi ondivaghi trascorsi lavorativi), Cesar penetra ogni sera nell’appartamento di Clara, nascondendosi sotto al letto, e quando la ragazza si addormenta si assicura col cloroformio che il suo sonno sia profondo e mette in atto le fasi di un piano di distruzione psicologica.

Sostanza chimiche nelle creme per la pelle, infestazioni di scarafaggi, lettere e sms anonimi sono solo alcuni dei tasselli che ci vengono rivelati di giorno in giorno e che definiscono il comportamento di Cesar non semplicemente come quello di uno stalker che ambisce al controllo della vittima, ma come quello di un maniaco che ambisce a procurarle sofferenza, a –toglierle il sorriso-.

Il sentimento di rivalsa di Cesar non emerge mai durante la quotidianità lavorativa, celato da esibite gentilezza e serenità, ma nei colloqui con la madre paralizzata, che ne ascolta le parole deliranti e colme d’odio potendosi esprimere solo attraverso lacrime disperate, e con una bambina (fin troppo invadente o fin troppo smaliziata), che lo tiene sotto ricatto esigendo soldi e film pornografici, dato che è a conoscenza delle sue gesta notturne.

Il film, nella sua scansione programmatica e nel suo incedere lineare, senza barocchismi o cheap-thrill, nel farsi forza di uno stile rigoroso che sostituisce un’inutile frenesia o toni sopra le righe che avrebbero demolito proprio l’elemento di terrore del film (il possibile e realistico stupro dei propri spazi privati che diventano metafora della persona stessa e della sua vita), scorre senza mai aver bisogno di scene madri e urlate per non annoiare (se escludiamo il necessario momento clou ad alto tasso di violenza che stride con la sobrietà precedente e per questo acquisisce in impatto aprendo per qualche minuto la strada ad ogni possibile sviluppo narrativo), diverte con i sotterfugi rocamboleschi attuati da Cesar per non farsi scoprire dopo che un grottesco incidente lo intrappola in casa di Clara, mette in luce il talento di Balaguero nel dirigere sia scene cariche di tensione (l’agguato alla piccola delatrice e il dialogo che intercorre fra loro, come in una rivisitazione cinica dell’incontro fra Frankenstein e la bambina) sia di pura cattiveria umana (la lucidità e la gratuità con cui Cesar riversa su un’anziana inquilina tutto il suo disprezzo e la visione pessimistica della vita, parole che nessuno vorrebbe mai sentirsi rivolgere).

Il punto debole di “Mientra duermes” è, paradossalmente, visto il modo sapientemente narrativo, e non didascalico, con cui viene dipinta e fatta crescere l’angosciante figura di Cesar, il lasciare incompiuta la costruzione di un personaggio che nella sua meschinità avrebbe potuto diventare l’emblema di una forma moderna e più sofisticata di psicopatico, accomunabile a persone che con superficialità vengono definite (e si definiscono con orgoglio autoindulgente) depresse, ma in realtà sono il nido naturale di immaturità e frustrazioni che li portano a nutrire una generica rabbia contro il mondo e a trovare un senso alla propria vita nel procurare, o nel vampirizzare, la sofferenza altrui.

Nonostante queste premesse, in sede di scrittura non sono stati approfonditi gli spunti frammentari forniti dagli incontri con la madre che avrebbero consentito di cogliere appieno la forma mentis di Cesar, come se a intorno al quadro non fosse stata messa la cornice adatta.

La scelta è stata compiuta per non disperdersi nell’inseguire quello che evidentemente si riteneva sarebbe stato uno dei maggiori punti di forza di tutto il film, cioè il disturbante finale che rivela lo scopo ultimo delle azioni di Cesar che, tuttavia, e pur non negando l’indubbia crudeltà a lungo termine, deriva da un atto sospettato, ma mai mostrato, lasciando lo spettatore ingabbiato fra i due poli opposti di una sensazione raggelante e di quella fastidiosa di essere stato consapevolmente ingannato, un contrasto fra emotività e razionalità che avvertirete in maggior o minor misura a seconda della vostra capacità di spegnere il cervello anche durante la visione di un film.

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Questa voce è stata pubblicata il 20/03/2012 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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