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Peace is for pussies

Livide

Alexandre Baustillo e Julien Maury erano attesi alla seconda prova di regia con discrete attenzione e apprensione.

Avrebbero ripercorso le strade minimali ed estreme di A l’intérieur o dopo quel concentrato di sadismo e cinefilia avrebbero cercato di dimostrare di essere una componente davvero trainante e creativa dell’horror francese, che sembra già aver mostrato il fiato corto?

Con “Livide” i due co-registi e co-sceneggiatori hanno deciso di rinunciare a metà del finanziamento di cui avrebbero potuto disporre (pentendosene successivamente) pur di mantenere completa libertà artistica e decisionale nel tentativo di far emergere la propria originalità e mettere alla prova se stessi, allontanandosi dalla possibilità di realizzare un’altra festa del gore per approcciare il gotico moderno.

Il risultato è un film di alta qualità tecnica nonostante il budget, ma squilibrato e diseguale a livello di sceneggiatura e, duole affermarlo, ricco di suggestioni visive anche efficaci, ma da manuale e che sarebbero state molto à la page quando ancora andava di moda la geniale Floriana Sigismondi.

Tre ragazzi in cerca di fortuna per cambiare la loro vita fatta di microcriminalità o lavori usuranti danno credito alla storia riguardante un tesoro nascosto nella villa di M.me Jessel, ex-istruttrice di danza che giace in coma da anni ed accudita ogni mattina da un’ambigua infermiera (ogni riferimento a “Suspiria” non è del tutto casuale).

E’ Halloween, dal terreno che circonda la villa vengono rilasciati dei fuochi fatui, presagi di mostri e dicerie su Satana che compare se fischietti in quella notte e, secondo la più pedissequa tradizione horror anni ’80, nonostante ogni elemento della natura sia un segnale di allarme nefasto i protagonisti decideranno comunque di entrare, ché qualcuno dovrà pur svolgere il duro ruolo della carne da macello.

I primi 45 minuti di “Livide” sono costituiti da un lungo preambolo che in parte serve a caratterizzare i connotati sociali dei protagonisti (che risulteranno assolutamente inutili sia ai fini della trama sia al fine di vaghe metafore della contemporaneità e non creano particolare empatia per personalità così comuni e poco interessanti), in parte ad esibire tutte le potenzialità del reparto tecnico durante la fase di esplorazione della villa.

Dando atto ai registi di evitare quasi del tutto i cheap-thrill, non si può fare a meno di notare come il primo tempo del film sia un piccolo miracolo costruito su scene girate quasi completamente al buio ed effetti sonori atmosferici, tanto che nessuno sano di mente resterebbe dentro un edificio così lugubre per più di cinque minuti.

Gli interni della casa sono programmaticamente surreali: enormi tende che celano ogni fonte di luce, corridoi stipati di oggetti di ogni tipo, pareti sature di teste di animali impagliati, trappole metalliche che scattano per serrare ogni via d’uscita e, fulcro di questa follia arredatrice, una tavola imbandita intorno a cui sono sedute delle bambole, un po’ troppo grandi per essere semplici bambole, dalla testa ferina e un enorme carillon umano che farà capire agli sventurati che la casa è più popolata di corpi di quanto potessero immaginare.

Senza rivelare alcun dettaglio fondamentale della trama, il secondo tempo del film è costruito su un’alternanza di sequenze di violenza ricche di impeccabile splatter, collocato in una cornice che diventa paranormale e perde ogni attinenza visiva con la realtà (piccole ballerine che danzano e lacerano tendini, giroscopi luminosi, gole sgozzate di cadaveri ambulanti e cannibali, corpi dolorosamente disarticolati e atti di vampirismo) e flashback del passato di M.me Jessel e della figlia ufficiosamente deceduta.

Ed ormai a tempo in scadenza ci si interroga già sul perché Baustillo e Maury, pur avendo avuto tra le mani gli elementi fondanti di una piccola mitologia familiare e mostruosa, i volti inquietanti di Marie-Claude Pietragalla e Chloé Marcq, intuizioni narrative a metà tra la magia nera (il sortilegio che isola la casa di notte, lo scambio di anime tramite l’inserimento di falene nei corpi), il vampirismo e l’ingegneria steampunk, abbiano trascurato gli spunti più intriganti, artisticamente e visivamente, relegandoli a brevi flash invece di svilupparli e rendere il film meno prevedibile e più avvincente.

Lo squilibrato dosaggio degli elementi rende “Livide” una creatura imperfetta, un abbozzo con parti organiche affascinanti che creano rammarico per altre non adeguatamente sviluppate.

L’insieme delle parti crea un insieme di suggestioni troppo fugaci e mal integrate fra di loro, rendendo il film frammentario e schizofrenico.

Ci sono tanti ingredienti in “Livide”, ma l’amalgama finale, nonostante la bella confezione, risulta di grana grossa.

Colpiscono singoli momenti, come l’apparizione di Beatrice Dalle, madre della protagonista Lucie che appare alla figlia per accarezzarle il volto mentre ha intorno al collo la corda con cui si è impiccata, il capezzale di M.me Jessel, vestita di bianco e con un orrido respiratore attaccato alla bocca, la passeggiata di Anna, figlia di M.me Jessel, che rivela allo spettatore il suo segreto e il destino a cui andrà incontro il suo corpo, le vertebre spezzate e ingegnerizzate, gli animali semoventi, ma non di meno alcune idee e sequenze sembrano prese di peso da qualche video mansoniano e spesso si scade nell’appiattimento su di un immaginario videoclipparo e stereotipato.

Poco equilibrio, scarsi mezzi tecnici sfruttati fino all’osso, tanto da non sembrare scarsi, una perizia tecnica sopra la media, ma è mancato un controllo più capillare del materiale a disposizione.

Nonostante questa parziale delusione qualche cent sui due registi mi sento di poterli ancora puntare, sperando che anche il supporto della distribuzione sia dalla loro parte, come non è avvenuto in questa occasione (in Francia sono circolate soltanto 17 copie) e che proprio il loro paese di origine non perda la forza per rivitalizzare il genere horror, magari non scadendo in un immaginario già metabolizzato e consumato persino dagli inerti Stati Uniti.

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Questa voce è stata pubblicata il 14/05/2012 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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