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Quella casa nel bosco (The cabin in the woods)

Quella che segue è una recensione schizofrenica.

Da una parte l’adolescente che è in me ha tratto divertimento dalla visione di “The cabin in the woods”, ha persino sorriso in più di un’occasione e considerato geniali alcune intuizioni di scrittura.

Dall’altra il post-adolescente che è in me, quello che ha vissuto o metabolizzato l’horror, e le sue declinazioni, degli ultimi 30 anni e di ogni provenienza è in preda ad una crisi di sconforto e non si può esimere dal tentare di stilare un discorso che collochi il film in modo critico nel contesto del genere e nel contesto temporale.

Distribuito con ampio ritardo rispetto all’effettiva realizzazione, non per dubbi sulla qualità del film, ma per tediose vicende di fallimenti di case produttrici e di conversione in 3D mai avvenuta, grazie probabilmente al provvido intervento di Cthulhu, “The cabin in the woods” viene proiettato mentre il suo creatore, Joss Whedon, si gode il successo ottenuto con “The avengers”.

E’ un momento fortunato per Whedon, amato soprattutto per le sue serie televisive, ma il suo tocco a metà tra un abile artigiano e un Re Mida americano a contatto con la materia horror genera il più prevedibile dei risultati, una versione radical-chic di una horror-comedy o, se volete darvi un tono, potete citare duecento parole a caso davanti a cui apporre il prefisso meta-.

Rubando una battuta di “Scream 4” a quel marchettaro di Wes Craven –Ancora con questo metacinema! Fa così tanto 1996!-.

E chiedendo perdono sin da adesso agli Dei della Vergogna 2.0, cito me stesso dalla recensione di “Drag me to hell”: -Sancisce definitivamente la morte del genere in salsa yankee, il suo sacrificio sull’altare del teen-horror, la sua trasmutazione definitiva nel proseguimento della serie Scary Movie sotto mentite spoglie-.

E da buon reazionario, mi lamentavo già nel 2009.

Cinque ragazzi si recano in una casa al lago immergendoci rapidamente nella classica atmosfera di Crystal Lake o se preferite de “La casa (intanto vengono metacitati entrambi).

Fin dall’incipit sappiamo che sono spiati da non meglio qualificati addetti supergovernativi, che in altre parti del mondo si stanno verificando operazioni simili e che i futuri macellati sono parte di uno schema, le cui finalità sono rivelate gradualmente, e che le loro menti sono manipolate chimicamente in modo che alcuni avvenimenti procedano secondo i piani, pur lasciando ai protagonisti un certo margine di libero arbitrio.

In particolare due impiegati, i sempre brillanti Richard Jenkins (“Six feet under”), nei panni di Sitterson, e Bradley Whitford (“West wing”) nei panni di Hadley, facili metafore dei due sceneggiatori, Whedon e Goddard (anche regista), seguono con spirito disincantato le mosse dei ragazzi pur sapendo che la casa si rivelerà un mattatoio.

Tutto il film è impostato come un’esibita, virtuosistica e dichiarata decostruzione dei film di genere, esattamente come fece Wes Craven con “Scream”.

Per almeno tre quarti della pellicola i fatti, i luoghi e i personaggi che si succedono non sono altro che i topoi della mitologia horror americana e se in “Scream” le regole erano dichiarate allo scopo di rilanciare la posta in gioco e aumentare la tensione, dribblando l’inevitabile prevedibilità, in “The cabin in the woods” tutto è pretesto per battute e sarcasmo da parte dei due colleghi in cabina di regia.

Se Craven rifletteva sui meccanismi, pur senza inventarsi nulla di nuovo, Whedon e Goddard invece di costruire demoliscono ogni possibilità di climax apocalittico attraverso la risata liberatoria, rendendo il film un’allegra occasione per divorare pop-corn.

Durante la prima scena clou (gli impiegati dell’agenzia scommettono su quale sarà una creatura assassina evocata accidentalmente dai ragazzi, parte di un lungo elenco di possibilità che cita mostri passati e moderni da film e videogiochi) il vostro cervello dovrà scendere a patti con il giocare ad essere spettatore degli spettatori-registi del massacro e il divertirsi con questa riduzione ai minimi termini del genere horror.

Il pregio di “The cabin in the woods” è che ha un ritmo notevole, la parcellizzazione della rivelazione finale è costruita in modo quasi perfetto (anche se basta ricordarsi i titoli di testa e collegarli ad una frase dal sapore lovecraftiano per capire già a metà film che costa stia avvenendo) e se avete rinunciato al perturbante e abbracciato il tono scanzonato, seppure con un po’ di rassegnazione, l’ultima mezz’ora riesce tanto a sorprendere quanto a stravolgere l’atmosfera nerd e surreale con un grand-guignol da luna-park o con veri e propri inserti comici (la versione giapponese del mattatoio), anche se non ci risparmia l’imbarazzante e inutile –spiegone- impersonificato dalla direttrice (Sigourney Weaver).

La frase rivelatrice di un’ora prima era già più che sufficiente, ma è pur sempre un film per adolescenti (a cui bisogna spiegare il superfluo distraendo la loro attenzione dai buchi narrativi) che si ammanta di una cornice intellettualoide, per quanto stantia.

In diverse recensioni si legge che questa pellicola è stata realizzata da persone che amano il genere horror.

A mio avviso è stata realizzata da persone che lo hanno amato ma, minandolo in tutte le sue potenzialità destabilizzatrici, aggrappandosi a un immaginario e a strutture come al solito geograficamente e culturalmente autoreferenziali, contribuiscono a distruggerlo ulteriormente, non muovendosi un centimetro più in là del proprio americano ombelico.

Se gli elementi soprannaturali non sono per voi imprescindibili, un crudele gioco orwelliano è raccontato dal thailandese “13 beloved”: in un solo film vengono sapientemente amalgamati violenza estrema, humour nero, colpi di scena davvero imprevedibili e persino una contestualizzazione sociologica.

Tutti questi elementi in “The cabin in the woods” sono assenti, prevalendo il narcisismo un po’ accademico di una sceneggiatura ludica e luddista, in cui la forma è il contenuto.

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Questa voce è stata pubblicata il 21/05/2012 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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